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Si allontana la prospettiva di un accordo tra Russia e Paesi Opec per un congelamento della produzione di petrolio.

L'ipotesi sembrava essersi concretizzata nelle scorse settimane, tanto da far registrare un'accelerazione delle quotazioni del greggio nelle sedute più recenti.

Tuttavia, proprio nelle ultime ore tra venerdì e sabato, l'aspettativa di un'intesa che sembrava ormai possibile è andata rapidamente sfumando, spingendo anche il prezzo del greggio Wti sotto i 40 dollari nelle contrattazioni prima dell'interruzione del fine settimana. Il primo a dileguarsi, in vista del vertice organizzato domani a Doha, è stato l'Iran. Dopo aver finalmente detto addio ad anni di sanzioni, Teheran non ha mostrato alcuna intenzione di sottostare ad un accordo che rimetterebbe nuovi paletti alla rinata industria petrolifera del Paese.

Il settore petrolifero iraniano, secondo quanto riferiscono alcune fonti internazionali, non sarà dunque presente in Qatar né con il ministro del petrolio né con il suo rappresentante Opec. Un'assenza che potrebbe essere presa a pretesto da altri produttori per mandare a gambe all'aria tutto il lavoro diplomatico svolto finora. Ad approfittarne è stata infatti innanzitutto l'Arabia Saudita che, insieme alla Russia, sta pompando più petrolio possibile dai propri giacimenti per tentare di contrastare l'impatto sul mercato dello shale oil made in Usa.

Il Paese, ha ribadito il principe, Mohammed bin Salman, presidente della Saudi Arabian Oil Company, firmerà un accordo per il congelamento della produzione solo se parteciperanno tutti i maggiori produttori, compreso - appunto - l'Iran. Il tono è stato quasi minaccioso: l'Arabia, ha aggiunto, può aumentare l'output di un milione di barili al giorno "quando vuole, anche immediatamente".

La tensione sembra quindi aumentare e a parlare dello scetticismo che circonda il vertice è anche il Wall Street Journal. Alcuni Paesi chiave, come i due principali produttori del mondo, cioè Russia ed Arabia Saudita, scrive il quotidiano, "hanno detto ben poco su come discuteranno, definiranno e attueranno un congelamento della produzione". Senza contare che "anche un congelamento potrebbe non spostare la produzione, almeno nel breve termine, da quei livelli che hanno inondato di petrolio un mercato" che non ne chiedeva più.

Intanto la Russia apre all'Italia sulla possibilità di far arrivare il gas anche attraverso il Nord Stream 2: Mosca, ha detto il ministro dell'energia Aleksandr Novak, sta infatti studiando la possibilità di fornire gas naturale all'Italia sia da Sud sia attraverso il Nord Stream 2.

sda-ats

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