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Nuovo rapporto della SECO

KEYSTONE/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

A causa delle tensioni sul mercato del lavoro dovute al forte apprezzamento del franco, l'immigrazione dai paesi dell'Unione Europea verso la Svizzera è leggermente diminuita l'anno scorso e il calo si è confermato anche nei primi mesi del 2016.

È quanto riferisce oggi la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) nel 12.mo rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE, in cui rileva un aumento del numero di immigrati poco qualificati, meno pagati e più toccati dal deterioramento del mercato del lavoro. La Seco, pur ritenendo positivo il bilancio degli effetti della libera circolazione, consiglia quindi di tener d'occhio gli sviluppi dell'immigrazione, in particolare nelle regioni di confine.

Nel 2015, il saldo migratorio è rimasto ad alti livelli, per un totale di 71'000 immigrati. Dall'UE sono giunte 47'800 persone (il 67%), circa 3000 in meno rispetto al 2014. Il calo si è accentuato tra gennaio e maggio: 20'000 cittadini della zona UE sono entrati a far parte della popolazione residente, ossia il 30% in meno dello stesso periodo dell'anno prima. L'immigrazione netta dall'UE è risultata di 4800 persone inferiore.

Secondo i rilevamenti della Seco, rispetto al periodo 2006-2010, i nuovi immigrati giunti tra il 2011 e il 2015 disponevano in media di qualifiche professionali meno buone e di conseguenza percepivano salari leggermente inferiori.

Il deterioramento del mercato del lavoro elvetico, dovuta al rafforzamento del franco svizzero, ha colpito di più i cittadini originari di UE e AELS. Ma - sottolinea la Seco - non si può ancora dire se l'incremento della disoccupazione sia riconducibile al cambiamento nella composizione dell'immigrazione.

E comunque, a dispetto della cattiva congiuntura, nelle regioni di confine l'impiego di frontalieri è aumentato anche nel 2015, ad eccezione del Ticino, dove la quota è rimasta invariata a un livello molto alto.

sda-ats

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