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Il portavoce del dipartimento di Stato americano John Kirby.

KEYSTONE/AP/SUSAN WALSH

(sda-ats)

Per la prima volta gli Usa oggi hanno legato chiaramente il pagamento di 400 milioni di dollari all'Iran alla liberazione degli ostaggi americani.

Gli statunitensi sostengono però che non si è trattato di un riscatto bensì del pagamento della prima tranche di un accordo per una mancata fornitura militare risalente ai tempi dell'ultimo Scià.

Il portavoce del dipartimento di Stato John Kirby ha ribadito la linea dell'amministrazione secondo la quale i negoziati per restituire i soldi a Teheran sono stati condotti separatamente dai colloqui per liberare i prigionieri, ma ha ammesso che gli Usa hanno trattenuto il pagamento fino a quando gli ostaggi non avessero lasciato il Paese.

"Temevamo che l'Iran potesse tirarsi indietro nel rilascio dei prigionieri", ha detto, evocando i ritardi e la reciproca sfiducia che hanno interrotto le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Entrambi gli eventi si sono verificati il 17 gennaio scorso, alimentando i sospetti dei repubblicani e le accuse del loro candidato alla Casa Bianca, Donald Trump, di uno scambio che ha minato la durevole opposizione degli Usa al pagamento di riscatti.

sda-ats

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