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Il presidente americano Barack Obama e la candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton a Charlotte, in Carolina del Nord.

Keystone/AP/SUSAN WALSH

(sda-ats)

L'FBI ieri ha assolto Hillary Clinton sul "emailgate" e spazzato via quell'ombra che incombeva sulla candidata democratica alla Casa Bianca. Nello stesso giorno il presidente Barack Obama ha esortato a votare per lei.

Una giornata di svolta che segna l'inizio di una nuova fase per le aspirazioni presidenziali della ex segretaria di Stato, "alleggerita" dal rischio di una incriminazione.

L'ultima parola resta al dipartimento di Giustizia, ma è il direttore dell'FBI James Comey in persona a scagionala, quando nell'annunciare la conclusione dell'inchiesta afferma che "nessun procuratore ragionevole" troverebbe motivo per incriminarla.

Nelle parole di Comey non manca però il giudizio per quel comportamento "estremamente negligente" da parte dell'allora segretaria di Stato e del suo staff, che pur non costituendo reato rischia di rimanere una "macchia". Resta l'errore, per cui un qualsiasi funzionario governativo sarebbe andato incontro a sanzioni.

Del resto l'agenzia federale ha tra l'altro constatato che oltre 100 email contenevano "informazioni classificate", mentre non è escluso che "elementi ostili" abbiano avuto accesso alle mail personali dell'allora segretaria di Stato.

Comey ha voluto poi rimarcare con forza l'assoluta indipendenza con cui l'iter dell'inchiesta è stato portato a termine e le conclusioni sono state elaborate. Nessuna consultazione con il dipartimento di Giustizia quindi, nessuna comunicazione preventiva, nessun contatto "politico", ha garantito il capo del Federal Bureau.

Scontrandosi - come prevedibile - con i sospetti di chi di Hillary si fida poco. Il rivale repubblicano Donald Trump in testa, che ha subito additato il "sistema corrotto". Ma anche il più moderato speaker della Camera Paul Ryan, secondo cui l'annuncio sfida ogni spiegazione e ne richiede quindi ulteriori: "Nessuno dovrebbe essere sopra la legge", ha affermato.

Che l'annuncio dell'FBI ci sarebbe stato a breve e prima della convention democratica era quasi dato per scontato: qualche indiscrezione lo aveva fatto trapelare dopo che Hillary Clinton sabato si era recata volontariamente al quartier generale dell'FBI a Washington per un interrogatorio durato tre ore e mezza. E dopo che la responsabile della Giustizia, Loretta Lynch, era stata costretta a chiarire il suo ruolo nell'inchiesta in seguito alle polemiche innescate da un breve incontro, pur informale e non programmato, con l'ex presidente Bill Clinton che, una scivolata da parte di entrambi, ha gettato un'ombra sull'inchiesta dell'agenzia federale.

Le accuse di ingerenza erano state anche al centro dei pensieri della Casa Bianca e del presidente Barack Obama nei giorni scorsi.

Oggi però nemmeno una parola sul palco di Charlotte. In North Carolina, Hillary Clinton e Barack Obama sono arrivati insieme a bordo dell'Air Force One, un'immagine forte come insieme ad indicare l'inizio di quest'ultimo tratto di viaggio verso la Casa Bianca.

E Obama non ha deluso le aspettative: dallo scandire il nome della candidata guidando i cori della platea ("Hillary, Hillary!"), alla sua dichiarazione di fiducia per quella che ha definito una "grande segretaria di Stato", una persona che "come nessuno è qualificata per questo incarico", ha detto. "La mia fiducia in lei è stata sempre ripagata", ha assicurato, lodando il percorso e l'operato di Hillary Clinton. Fino all'appello a chiare lettere: "Sono qui perché credo in Hillary Clinton e vi chiedo di votarla come prossimo presidente degli Stati Uniti". "Sono pronto a passare il testimone a Hillary".

sda-ats

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