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Proprio quando sembrava un capitolo chiuso, torna l'incubo "emailgate" per la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton: una nuova 'ondata' di sua corrispondenza del periodo in cui era a capo del dipartimento di Stato.

È un giudice federale ad imporlo, dopo che l'Fbi - già incaricata di indagare sulle e-mail ricevute e inviate da account e server privati di Hillary Clinton quando era capo della diplomazia americana - è incappata in un'altra montagna di corrispondenza: 15mila e-mail per la precisione, che vanno ad aggiungersi alle 30mila già recuperate, consegnate all'Fbi e da questa analizzate giungendo alla conclusione che, pur constatata la "grave negligenza", non vi sono i termini per procedere contro la ex segretario di Stato.

Adesso però il dipartimento di Stato deve spulciare questa nuova montagna di corrispondenza (14.900 e-mail), presumibilmente parte di quel materiale 'scartato' in quanto considerato di natura personale e non rilevante nel giudicare l'operato di Hillary Clinton segretario di Stato, e deve farlo in fretta, a partire dal 22 settembre, comunicando anche un calendario per la diffusione.

Naturalmente da Foggy Bottom si garantisce massima collaborazione, lasciando intendere tuttavia che il lavoro è molto e i tempi sono stretti. Intanto lo staff di Hillary Clinton minimizza affermando che dubita ci sia granché di interessante tra le nuove e-mail ma che comunque è a favore delle pubblicazione di qualsiasi cosa non sia di natura personale.

Però non ci voleva: proprio adesso che la candidata democratica sembra assestatasi su un 'comodo' vantaggio nei sondaggi rispetto a Donald Trump tornare su questo tasto vuol dire ricordare all'America che su Hillary è e resta diffidente.

sda-ats

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