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Donald Trump spaventa Wall Street: siamo seduti su una "bolla economica" che può esplodere da un momento all'altro. Le condizioni economiche in America presentano così tanti pericoli", afferma in una intervista al Washington Post.

"Il Paese è destinato ad avviarsi verso una nuova recessione, molto profonda". Per questo il tycoon parla di "tempi terribili per investire nel mercato azionario". Parole "inusuali", commentano in molti, che rischiano di avere effetti negativi sulla Borsa.

Lui nega un impatto delle sue affermazioni sui mercati finanziari: "Conosco la gente di Wall Street molto meglio di qualunque altra persona".

E promette di realizzare un consistente taglio delle tasse già nei primi cento giorni della sua presidenza e di 'rinegoziarè tutti gli accordi commerciali, a partire da quelli con la Cina. Assicura anche che rivedrà tutte le intese militari, compreso il ruolo e il contributo degli Usa nella Nato. Una ricetta che - secondo il tycoon - dovrebbe portare ad un abbattimento del debito pubblico statunitense per oltre 19 mila miliardi di dollari nell'arco di otto anni. Obiettivo "impossibile da raggiungere" - sottolinea il Wp - per la maggior parte degli esperti e degli economisti.

Ma per il controverso miliardario a capo di un impero immobiliare non è così. Anzi: senza la svolta proposta per l'America si prospettano tempi bui. Altro che i trionfalismi di Barack Obama sull'andamento dell'economia e dell'occupazione.

Per Trump un mix tra una disoccupazione molto più alta di quella ufficiale ("non siamo al 5% ma verso il 20% se si guarda ai numeri reali") e un mercato azionario sopravvalutato finirà per portare il Paese a un nuovo crollo.

Così, a due giorni dalle primarie del Wisconsin e in vista di quelle nello stato di New York, il tycoon allunga la serie di provocazioni che hanno caratterizzato una settimana tra le più problematiche da quando è iniziata la campagna elettorale. Le ultime uscite contro le donne che scelgono l'aborto, in difesa del suo assistente accusato di percosse, a favore di un riarmo nucleare sembrano avergli sottratto consensi.

Tutti i sondaggi infatti dicono che l'impopolarità di Trump nel Paese cresce, nonostante la sua posizione di frontrunner repubblicano resti per il momento salda. Ma nell'eventuale scontro finale con Hillary Clinton, il prossimo 8 novembre, il controverso candidato repubblicano perde terreno in tutti gli stati-chiave, quelli che quasi sempre determinano la vittoria. A partire dalla Florida e dall'Ohio. E questo nonostante anche la Clinton non brilli per popolarità.

La posizione di Trump - secondo un'analisi del New York Times - starebbe peggiorando anche nella cosiddetta 'Rust Belt', la cintura di stati industriali che (da New York alla Pennsylvania, dal Michigan all'Illinois, passando per il Wisconsin) il tycoon ha promesso di riconquistare dopo circa 30 anni di dominio democratico. Ma a preoccupare di più l'establishment del partito repubblicano è il fatto che Hillary potrebbe vincere anche in stati da sempre conservatori, come lo Utah (dove Trump si è alienato la comunità dei mormoni).

sda-ats

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