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La polizia vodese ha trattato nel 2015 oltre 300 segnalazioni che presentavano un ipotetico legame con il jihadismo, alle quali vanno aggiunti i mandati spontanei o ricevuti dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).

Lo indica il Consiglio di Stato vodese in risposta ad un'interpellanza, precisando che il cantone non è mai stato confrontato finora al caso di un cittadino vodese partito per la guerra e rientrato in patria.

Un solo colloquio preventivo si è svolto con una persona in fase di radicalizzazione "a causa di un'interpretazione personale della religione". La presenza dell'imam della moschea ha permesso di evitare un'eventuale partenza per il jihad, precisa l'esecutivo.

In merito alle segnalazioni, la maggioranza proveniva da agenti di polizia, riferisce il portavoce di quest'ultima, Jean-Christophe Sauterel. In altri casi si tratta di interventi di famigliari o conoscenze di persone suscettibili di essere radicalizzate o in procinto di esserlo.

La polizia vodese dispone di un servizio incaricato della sicurezza dello Stato, "i cui effettivi sono stati rafforzati di diverse unità". Saranno complessivamente nove alla fine dell'anno, finanziati parzialmente dalla Confederazione.

Oltre a disporre di un manuale tascabile elaborato nella Svizzera romanda, volto a fornire agli agenti maggiori informazioni sul jihadismo, la radicalizzazione e sul modo più appropriato di reagire, i poliziotti vodesi hanno potuto beneficiare dell'esperienza in materia della polizia di Bruxelles e più particolarmente della polizia di Bruxelles Nord, rileva il portavoce.

sda-ats

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