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Le proteste in Venezuela si sono rivelate violente ieri, soprattutto per i giornalisti presenti (foto simbolica).

KEYSTONE/AP/ARIANA CUBILLOS

(sda-ats)

Il sindacato dei giornalisti venezuelani (Sntp) ha chiesto che si apra una "inchiesta immediata" sulle aggressioni subite ieri da almeno 16 cronisti che seguivano le proteste nel centro di Caracas.

Nel frattempo si moltiplicano sui social network le testimonianze sulla presunta partecipazione di dirigenti chavisti in questi atti di violenza.

"Nella maggior parte dei casi, ai giornalisti sono stati rubati i loro strumenti di lavoro, con l'evidente intenzione di eliminare qualsiasi elemento che permetta di identificare chi si trovava sul luogo, generando la violenza", ha detto una fonte del Sntp al sito La Patilla.

In una di queste aggressioni, quattro reporter televisivi sono stati fermati da civili armati mentre si avvicinavano a una protesta e derubati delle loro telecamere sotto la minaccia di pistole. Una serie di foto diffuse su Twitter mostrano che un funzionario del municipio del centro di Caracas si trovava sul posto.

Anche il responsabile di questo comune, Daniel Aponte, era nei pressi della protesta, ed è stato denunciato da un cronista, Delvis Ramirez Miranda, secondo il quale la scorta di Aponte gli ha rubato il cellulare e lo ha minacciato "con atteggiamenti delinquenziali" mentre cercava di intervistarlo.

In un altro video è stato ripreso il momento in cui un uomo senza uniforme cerca di rubare la camera fotografica a un giornalista, mentre agenti della Guardia Nazionale lo mantengono immobilizzato.

Secondo un primo comunicato ufficiale, 6 persone sono state arrestate durante le proteste di ieri nel centro di Caracas, le prime scoppiate in una zona popolare e senza alcuna convocazione da parte di una forza politica, al grido di "vogliamo da mangiare!".

sda-ats

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