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Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha minacciato di decretare uno "stato di eccezione per agitazione interna" per rispondere alle "violente azioni golpiste" dell'opposizione.

Ma la repressione delle proteste antichaviste di ieri è stata accolta da una fragorosa "caceroleada" (protesta fatta percuotendo pentole) a Caracas.

Maduro ha assicurato che dispone dei mezzi "costituzionali e democratici" per affrontare quello che ha definito "la minaccia del governo americano e la campagna internazionale contro di noi", alla quale partecipa "la destra reazionaria" che controlla il Parlamento.

Gli antichavisti sono "servi degli interessi imperiali che vogliono sottomettere e schiavizzare la patria", ha tuonato l'erede di Chavez, che ha definito la vittoria dell'opposizione nelle politiche dello scorso dicembre "un errore storico che il popolo dovrà correggere, prima o poi".

In risposta all'intransigenza del governo, intorno alle 20 è partita una sonora "caceroleada" che si è potuta sentire in tutta la capitale, dai quartieri di classe media dell'est di Caracas ai "barrios" popolari di Petare, San José, Catia, El Valle e La Pastora.

sda-ats

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