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Il Tribunale federale (TF) si occuperà della vicenda dell'ex banchiere di Julius Bär, Rudolf Elmer.

Quest'ultimo, condannato in appello a 14 mesi di prigione sospesi con la condizionale per falsità in documenti e minacce, ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale di Zurigo.

Lo stesso Elmer ha confermato all'ats un'informazione pubblicata oggi dal domenicale svizzerotedesco SonntagsZeitung. Il 60enne ex banchiere ha criticato il fatto di doversi sobbarcare gran parte delle spese processuali e, almeno per il momento, di non essere stato risarcito per i 188 giorni passati in detenzione preventiva. Inoltre, i computer di suo moglie e di sua figlia sono stati confiscati.

In prima istanza, l'ex banchiere era stato condannato dal Tribunale distrettuale di Zurigo a una pena pecuniaria per un totale di 45'000 franchi - pure sospesa con la condizionale - per falsità in documenti e violazione del segreto bancario. In seconda istanza, la scorsa settimana, Elmer è stato però assolto dall'accusa più grave, ossia di violazione del segreto bancario.

Elmer - che fino al 2002, quando fu licenziato, dirigeva la filiale della Julius Bär alle Isole Cayman (Antille) - era accusato di aver trasmesso dati relativi ai clienti della banca alle autorità fiscali di vari Paesi, ad alcuni media, come pure nel 2008 al sito WikiLeaks.

Il Tribunale cantonale è arrivato alla conclusione che nel periodo in esame Elmer non lavorava per la Julius Bär di Zurigo, ma era impiegato nella filiale indipendente alle Cayman: impossibile quindi condannarlo per violazione del segreto bancario svizzero.

Su questo punto la sentenza rappresenta uno smacco per la pubblica accusa. Il Tribunale cantonale non ha però nemmeno voluto riconoscere ad Elmer la qualifica di onesto "whistleblower" desideroso di smascherare gli intrallazzi del mondo bancario, considerandolo invece piuttosto come un ex dipendente mosso dal rancore nei confronti della banca che lo ha licenziato. Di qui la condanna per minacce e falsità in documenti.

sda-ats

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