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Un anno fa, il 7 maggio del 2015, con il primo caso confermato in laboratorio iniziava l'epidemia di Zika in Brasile, destinata poi a far diventare tristemente nota la malattia in tutto il mondo.

Lo ricorda l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui al momento sono 55 i Paesi che hanno riportato una trasmissione autoctona, concentrati in Africa, Asia e America del Sud.

"L'emergere di Zika nelle Americhe ha sorpreso un mondo che era totalmente impreparato - ricorda l'organizzazione - specialmente con le anormalità che provoca nei neonati. Senza nessun vaccino i medici possono offrire alle donne in età fertile poca protezione".

Una delle questioni più spinose ancora da risolvere, spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore italiano di Sanità (Iss), è quale sia la percentuale di malformazioni nelle donne infette durante la gravidanza. "Uno studio francese ha registrato l'1% - spiega - ma altri dicono il 20%. Questa rimane la grande questione da risolvere, insieme allo sviluppo di un vaccino che possa essere dato in gravidanza, quindi con una grande tollerabilità".

Proprio il gruppo del ricercatore ha appena pubblicato sulla rivista Eurosurveillance uno studio che dimostra che le zanzare aedes albopictus, le cosiddette "tigre", sono in grado teoricamente di trasmettere il virus, ma con un'efficienza minore rispetto alla aedes aegipty, presente nelle fasce tropicali. "Questo vuol dire che se si verificassero dei casi di trasmissione autoctona - spiega Rezza - agendo tempestivamente contro le zanzare si può bloccare la diffusione. È altamente improbabile quindi che nei Paesi a clima temperato si verifichino epidemie come quella brasiliana".

sda-ats

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