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Un altro mondo


A Tunisi il Forum sociale si schiera contro il fanatismo


Di Benjamin Keller, Tunisi


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Nel giorno dell'apertura del forum di Tunisi, la gente si è riunita per denunciare il terrorismo. (Keystone)

Nel giorno dell'apertura del forum di Tunisi, la gente si è riunita per denunciare il terrorismo.

(Keystone)

Il grande incontro altermondialista inizia martedì nella capitale tunisina, con l’intento di consolidare la transizione democratica. Una settimana dopo l’attentato al museo Bardo, al centro dell’attenzione c’è la lotta contro l’estremismo. 

Per la sua 13esima edizione, che inizia martedì, il Forum sociale mondiale (FSM) torna a Tunisi. La capitale tunisina ospita per la seconda volta, dopo l’edizione del 2013, il grande incontro altermondialista che dal 2001 riunisce organizzazioni non governative di tutto il mondo intenzionate a elaborare alternative al «neoliberalismo» e a discutere di questioni sociali. Il ritorno a Tunisi vuole contribuire a «consolidare le dinamiche di cambiamento scaturite dalla rivoluzione tunisina e dai movimenti sociali della regione». 

La delegazione svizzera a Tunisi 

Il massacro al museo del Bardo non ha impedito alla delegazione elvetica di recarsi al Forum sociale mondiale 2015 a Tunisi. Come previsto, una sessantina di persone si è recata nella capitale tunisina. Della delegazione fanno parte cinque parlamentari, tra cui il presidente del Consiglio degli Stati, il socialista giurassiano Claud Hêche, due deputati cantonali e rappresentanti delle ONG, dei sindacati e dei media. 

«Dopo l’attentato, è ancora più importante venire e sostenere la Tunisia», ha detto a swissinfo.ch il consigliere nazionale socialista Ueli Leuenberger. Il deputato ginevrino conosce molto bene il paese: è la nona volta che vi si reca dal 2012. «Dopo gli attentati di Parigi, nessuno ha detto che non bisognava più andare in Francia. Le prospettive geopolitiche appaiono difficili ovunque in questo momento e la Tunisia non è che un esempio». 

Prima del forum, la delegazione ha avuto occasione di discutere con numerose personalità della società civile tunisina e ha visitato progetti di cooperazione svizzera allo sviluppo. Il viaggio è organizzato da E-Changer/Comundo, organizzazione svizzera di cooperazione solidale attraverso le scambio di persone, e Alliance Sud, comunità di lavoro per la politica di sviluppo, che raggruppa sei ONG svizzere.

Il forum assume un significato particolare, dopo che il piccolo paese del Nordafrica, culla della «primavera araba, e unico Stato arabo-musulmano a essere riuscito a creare una democrazia dopo la rivoluzione del 2011, è stato colpito al cuore dal massacro al museo del Bardo a Tunisi lo scorso 18 marzo. L’assalto, rivendicato dal gruppo Stato islamico, ha fatto ventitré morti, tra cui venti turisti, e 47 feriti. È la prima volta che l’organizzazione fa sentire la sua presenza in Tunisia. L’estremismo incombe come una spada di Damocle sulla transizione democratica. 

Dalla caduta del regime di Ben Ali, lo Stato maghrebino combatte contro gruppi fondamentalisti che tentano di minare il processo democratico. Finora i gruppi jihadisti avevano preso di mira le forze di sicurezza, con attacchi localizzati soprattutto nelle regioni montagnose a est del paese, al confine con l’Algeria. Ancora domenica scorsa in quella regione una mina ha ucciso un soldato. La Tunisia, che conta appena 8 milioni di abitanti, è anche il paese con il più alto numero di cittadini – 3000, secondo le stime – che sono partiti verso la Siria e l’Iraq per arruolarsi nelle file delle formazioni jihadiste. Secondo il governo, circa 500 di loro sono tornati in patria. I due assalitori uccisi nel museo del Bardo, non fanno però parte dei reduci della guerra in Siria e in Iraq, ma sono stati addestrati in Libia. 

La decisione di tenere comunque il Forum sociale è stata presa immediatamente dopo l’attacco al museo. «Più che mai, l’ampia partecipazione al FSM 2015 sarà la risposta appropriata di tutte le forze di pace e di democrazia che militano in seno al movimento altermondialista per un mondo migliore, di giustizia, di libertà e di coesistenza pacifica», hanno fatto sapere gli organizzatori in un comunicato stampa emanato poco dopo il massacro. 

I messaggi di sostegno ai responsabili della manifestazione sono giunti da tutte le parti e le delegazioni di tutti i paesi hanno confermato la loro partecipazione, compresa quella svizzera (vedi riquadro). La marcia di apertura di martedì pomeriggio si ispirerà allo slogan «I popoli del mondo contro il terrorismo». Sarà anche presentata una «carta internazionale del Bardo per la lotta al terrorismo». 

«La Tunisia non è mai finita» 

«Il forum deve riuscire!», dice a swissinfo.ch durante un raduno davanti al Bardo, Mohamed Hedi Khalfaoui, laureato disoccupato tunisino di 22 anni che parteciperà all’incontro. Fa parte della Fondazione Chokri Belaid contro la violenza, dal nome del leader di sinistra assassinato nel febbraio del 2013. «Dobbiamo far vedere che il nostro coraggio non diminuirà». Il giovane regge un cartello in cui si legge: «La Tunisia non è mai finita, la Tunisia è eterna». 

Sana Ammar, una studentessa di 21 anni originaria di Monastir, città costiera che sorge circa 160 km a sud di Tunisi, si è messa a disposizione dei volontari del forum dopo essere rimasta «sbalordita» dall’edizione del 2013: «Nella marcia d’apertura c’erano rappresentanti di un paese diverso ogni due metri, si sentiva l’Internazionale cantata in diverse lingue. Sotto ogni tenda c’erano organizzazioni e militanti con una storia da raccontare. Ai ‘terroristi’ voglio dire che fuori c’è la vita, il ballo, la musica, l’amore. Sono certa che sono umani. È colpa del sistema. La povertà è un terreno favorevole allo sviluppo di queste idee omicide». 

Oltre un migliaio di attività 

Al Forum sociale mondiale 2015, che si svolge a Tunisi tra il 24 e il 28 marzo, partecipano più di 4300 organizzazioni e associazioni di 120 paesi. Lo slogan scelto dal FS quest’anno è «dignità e diritti». Sono previsti oltre 1000 seminari, conferenze e dibattiti e si prevede la partecipazione di circa 70'000 persone. 

I responsabili della manifestazione usano toni rassicuranti sulla sicurezza dopo l’attacco del Bardo. «Sono state date tutte le garanzie per uno svolgimento sereno dell’evento», afferma Alaa Talbi, direttore del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES), che coordina il Forum sociale di Tunisi. «Da mesi ci incontriamo regolarmente con il ministero degli interni e in città, compresi gli alberghi, e in tutto il perimetro del forum sono state adottate delle misure speciali». 

Nato nel 2001 a Porto Alegre, in Brasile, come risposta al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, il Forum sociale costituisce «uno spazio d’incontro aperto» che mira a concepire delle alternative «al neoliberismo e alla dominazione capitalistica del mondo e a ogni forma di imperialismo». Il suo slogan è «un altro mondo è possibile».

La difficile situazione economica della Tunisia, che è stata una delle cause della rivoluzione, negli ultimi anni è peggiorata. Secondo il Centro di studi economici e sociali CERES, la povertà è aumentata del 30% in quattro anni e interessa ormai due milioni di persone. Nello stesso periodo il potere d’acquisto è caduto del 40%. I giovani sono la fascia più colpita: il tasso di disoccupazione, vicino al 15% a livello nazionale, raggiunge il 38% fra i giovani, secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) pubblicato nel marzo scorso. 

«La disperazione dei giovani, che hanno creduto agli obiettivi della rivoluzione, li spinge verso la radicalizzazione», ha spiegato la magistrata ed ex candidata alle elezioni presidenziali tunisine Kalthoum Kannou in margine a un incontro con la delegazione svizzera a Tunisi. «Ma ci sono altri fattori. La debolezza dell’educazione, le disuguaglianze fra le regioni, la carenza di controlli nei luoghi di culto, ma anche il fatto che la libertà è stata soffocata dal precedente regime, hanno contribuito al fenomeno. Non bisogna ignorare il contesto globale. Abbiamo a che fare con un terrorismo transfrontaliero». 

Quali possono essere le risposte? «Bisogna rafforzare la sicurezza, in particolare attraverso l’adozione in tempi brevi della legge anti-terrorismo, ma non solo», ritiene Alaa Talbi, direttore del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES), che coordina il Forum di Tunisi. «È essenziale aprire il dibattito sulla questione sociale. Bisogna lottare anche attraverso l’educazione e la cultura». Per quel che riguarda l’aspetto securitario, Alla Talbi aggiunge che la società civile dovrà vegliare affinché le misure prese non vadano a detrimento della libertà e dei diritti dell’uomo. Per questo auspica l’istituzione della Corte costituzionale come autorità di garanzia. 

Progressi 

Per la Tunisia le sfide rimangono molteplici, ma dopo il Forum sociale del 2013 sono stati raggiunti traguardi importanti: «Un parlamento e un presidente sono stati eletti democraticamente alla fine dello scorso anno», ricorda Peter Niggli, direttore dell’ONG svizzera Alliance Sud, che coorganizza il viaggio della delegazione elvetica a Tunisi. «Quanto al ruolo degli islamisti, è limitato ma legale, a differenza dell’Egitto». 

Per il resto, anche nella capitale tunisina saranno discussi i temi ricorrenti del Forum sociale: mutamento climatico, giustizia sociale, disuguaglianze nord-sud, ecc. Peter Niggli nota: «Non possiamo dire che i grandi problemi dibattuti due anni fa siano stati risolti. Una delle questioni principali di questa edizione saranno le riflessioni sulla mobilitazione internazionale in vista della Conferenza di Parigi sul clima che si terrà in dicembre».


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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