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Uscita dall’atomo


La centrale nucleare di Mühleberg sarà spenta nel 2019


Situata 13 km a ovest di Berna, la centrale di Mühleberg è stata messa in esercizio nel 1972. (Keystone)

Situata 13 km a ovest di Berna, la centrale di Mühleberg è stata messa in esercizio nel 1972.

(Keystone)

Le Forze motrici bernesi (BKW) hanno comunicato mercoledì che la centrale nucleare di Mühleberg sarà mantenuta in esercizio solo fino al 2019. Gli investimenti necessari per garantire un funzionamento a lungo termine sarebbero stati troppo elevati.

«Negli scorsi mesi, la BKW ha analizzato diversi possibili scenari relativi al futuro e all’ulteriore funzionamento della centrale di Mühleberg e ha deciso di mantenerla in esercizio solo fino al 2019, nel rispetto dei requisiti di sicurezza, e successivamente di chiuderla», indica la società in un comunicato.

L’investimento totale per i diversi progetti di ammodernamento ammonta a circa 200 milioni di franchi, 15 dei quali per misure straordinarie, aggiungono le Forze motrici bernesi. Tra gli interventi previsti, vi è il miglioramento dei sistemi di raffreddamento, una delle carenze dell’infrastruttura spesso sottolineata dagli avversari della centrale. Con queste misure, «BKW soddisfa i requisiti di sicurezza e va oltre quanto attualmente richiesto dall’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN)», si legge ancora nella nota.

Liberare risorse

Tutti i collaboratori continueranno a lavorare nell’impianto fino alla chiusura nel 2019, precisa ancora l’azienda.

Prolungare la durata di vita fino al 2026, come auspicava in un primo tempo la società, avrebbe comportato investimenti troppo elevati, «il cui ammortamento nel restante periodo di esercizio non sarebbe stato sicuro allo stato attuale della situazione economica, politica e normativa».

La rinuncia ad investire nel funzionamento a lungo termine della centrale, permette alla BKW di liberare risorse «a favore di un potenziamento dell’energia idroelettrica ed eolica in Svizzera e all’estero».

Decisione aziendale e non politica

Il passo annunciato mercoledì non è stato concordato con le autorità federali. Il portavoce del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha al riguardo confermato quanto dichiarato dalla presidente della direzione di BKW, Suzanne Thoma. Ovvero che si è trattato di una decisione aziendale e non di una decisione politica. La responsabile del dipartimento Doris Leuthard non prenderà posizione sull’annuncio odierno.

Il motivo principale della decisione, ha precisato Thoma, risiede nei bassi prezzi dell’elettricità. Il consiglio di amministrazione, su richiesta della direzione, ha fatto questo passo perché i rischi economici di una gestione a lungo termine sono elevati. Oggi non è possibile dire se e quando i prezzi dell’elettricità riprenderanno a salire.

Il presidente del CdA di BKW, Urs Gasche, ha invece affrontato anche il tema politico. Sul tappeto – ha spiegato – vi sono numerose iniziative cantonali e nazionali volte a limitare la durate d’esercizio delle centrali nucleari. Sussiste quindi «il rischio latente di una chiusura non pianificata», con le relative conseguenze finanziarie. Nel canton Berna, ad esempio, è stata depositata un’iniziativa popolare che chiede la chiusura immediata dell’impianto di Mühleberg, sulla quale i cittadini bernesi potrebbero essere chiamati ad esprimersi nel corso del 2014.

La decisione non è stata facile da prendere, ha poi aggiunto. Ogni anno verranno a mancare 3 terawattora di elettricità, che in gran parte dovranno essere compensati con importazioni di energia prodotte da centrali nucleari e fossili all’estero. In questo senso non si tratta «di un passo in direzione dell’uscita dal nucleare».

Partiti piuttosto soddisfatti

Sul fronte politico, Partito socialista, Verdi e Verdi liberali hanno accolto positivamente l’annunciata chiusura di Mühleberg. «La sicurezza non è negoziabile», si legge in un comunicato dei socialisti, che chiedono di fissare date definitive di chiusura anche per le altre quattro centrali. Per l’ecologista Christian van Singer, si tratta nello stesso tempo di una buona e di una cattiva notizia. Buona perché si fa un passo verso l’uscita dal nucleare. Cattiva poiché la centrale andrebbe chiusa subito.

Il Partito liberale radicale si è dal canto suo limitato a prendere atto di questa «decisione aziendale, la cui responsabilità ricade unicamente sul gestore BKW, che dovrà assumersi da solo i costi supplementari derivanti dalla chiusura». Sulla stessa lunghezza d’onda, il Partito popolare democratico, secondo il quale l’aspetto prioritario è la sicurezza.

Una scelta «chiara, coraggiosa e giusta», ha dal canto suo commentato il Partito borghese democratico, mentre l’Unione democratica di centro ha parlato di scelta comprensibile, conseguenza delle condizioni quadro che regnano dalla precipitosa decisione di governo e parlamento di uscire dal nucleare.

La centrale più contestata del paese

La centrale di Mühleberg, messa in servizio nel 1972, non è il più vecchio impianto nucleare svizzero. I due reattori di Beznau, nel canton Argovia, sono infatti entrati in funzione nel 1969 e 1971.

Situata a meno di 20 chilometri da Berna, la più piccola centrale svizzera è però quella che desta maggiori preoccupazioni. Dagli anni ’90, sono ad esempio apparse crepe nell’involucro del nucleo, a causa della corrosione provocata dall’acqua di raffreddamento.

Le cinque centrali atomiche svizzere producono quasi il 40% dell’elettricità consumata nel paese. Questa fonte energetica è però destinata a scomparire. Dopo l’incidente di Fukushima, nel marzo 2011, il governo svizzero ha infatti deciso di abbandonare lo sfruttamento dell’atomo. In teoria l’ultima centrale, quella di Leibstadt, dovrebbe essere disattivata dopo 50 anni dalla sua messa in esercizio, ossia nel 2034.

swissinfo.ch e agenzie

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