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Visioni contrapposte La volatilità dei prezzi segnerà la morte del bitcoin?

Cars pass a roundabout with the allegedly world's first Bitcoin monument in Kranj, Slovenia

Nell'ultimo anno il prezzo di un bitcoin è salito da circa 1’000 a quasi 20’000 dollari e ora si situa a circa 8'000 dollari.

(Keystone)

La drammatica volatilità dei prezzi del bitcoin potrebbe essere risolta integrando le criptovalute nell’attuale sistema finanziario. È questa l'opinione di Jon Matonis, fondatore della Fondazione Bitcoin. La sua visione si scontra però con quella degli oppositori ai bitcoin. 

Nell'ultimo anno il prezzo di un singolo bitcoin si è issato da 1'000 a quasi 20'000 dollari. Oggi si si situa a circa 8'000 dollari. 

Attualmente un numero relativamente esiguo di accaparratori di bitcoin o di speculatori possono spingere improvvisamente il valore della criptovaluta verso l’alto o verso il basso. Ma se i governi aggiungessero il bitcoin alle loro riserve valutarie o se i principali mercati valutari permettessero il commercio della criptovaluta assieme a dollari, euro o franchi, la situazione sarebbe diversa, sostiene Jon Matonis. 

Jon Matonis, fondatore di Bitcoin Foundation.

(Getty/Bloomsberg)

“La volatilità è il risultato di un'insufficiente liquidità alle borse. L'infrastruttura della borsa deve essere più solida, in modo da evitare forti oscillazioni di prezzo, non appena quando qualcuno vende bitcoin per il valore di una decina di milioni di franchi”, ha dichiarato il fondatore della Fondazione Bitcoin a swissinfo.ch in occasione di una conferenza sulle criptovalute a Zurigo.

Le enormi variazioni verso l’alto o il basso rendono il bitcoin un mezzo inaffidabile di pagamento. Se uno non sa quanto varrà la sua bitcoin da un mese all'altro, come può contare su di essa come forma di reddito o usarla per acquistare beni e servizi? 

Nessun valore intrinseco 

Tra i detrattori del bitcoin figurano l'amministratore delegato di Credit Suisse Tidjane Thiam, il presidente di UBS Axel Weber e Adriano B Lucatelli, fondatore dell'azienda svizzera di fintech Descartes e docente all'Università di Zurigo. Essi sostengono che il bitcoin è una moda senza valore intrinseco, guidata dall'entusiasmo irrazionale di investitori amatoriali e facile preda degli speculatori. 

Da iniziale appassionato dei bitcoin, quale valuta privata decentralizzata e al di fuori dell'influenza delle banche centrali e dei governi, Lucatelli ha perso il suo entusiasmo dopo aver dovuto costatare la volatilità della criptomoneta. Parlando al convegno Crypto Mountain Rock, tenuto in marzo a Davos, Lucatelli ha paragonato l’ascesa del bitcoin alla bolla finanziaria dei dotcom. 

Il bitcoin ha un valore solo fintanto che gli investitori credono di poter convertire di nuovo la loro speculazione in valute normali. “Se la gente comincia a temere di non poter tornare indietro, è la fine”, ha affermato Lucatelli. “Tutte le credenze della gente nei confronti del bitcoin sono sbagliate. Alla fine se ne renderanno conto tutti. Quando tutti cercheranno di scappare vi sarà un’enorme ressa e molte persone leccheranno le ferite”. 

Matonis non condivide questa visione catastrofica, pur riconoscendo il fatto che il bitcoin dovrà affrontare un arduo percorso per poter essere integrato nel settore finanziario tradizionale. 

“Quando il bitcoin comincerà ad essere usato come riserva valutaria per sostenere la moneta fiduciaria stampata dalle banche centrali, allora si giungerà ad un livello ben superiore. A questo punto si avrà una vera concorrenza tra la criptavaluta e la moneta della banca centrale. E sarà la migliore a vincere. Ma le autorità non vogliono vedere le cose in questo modo, perché sanno che il bitcoin minaccia la moneta delle banche centrali”, ritiene Matonis. 

Progetti di monete stabili 

Jon Matonis respinge l'idea, sollevata da alcuni negli ultimi tempi, di assegnare alle banche centrali il compito di emettere valute digitali, in altre parole di assumere un controllo centralizzato della tecnologia bitcoin. A suo avviso, ciò bloccherebbe radicalmente l'innovazione che ha permesso finora l’avvento e lo sviluppo delle criptovalute. 

Attualmente sono in corso tentativi per produrre criptovalute stabili, legandolo i token ad attivi finanziari. Un esempio è il Tether, che sarebbe basato sul corso del dollaro americano. Le autorità americane hanno però aperto un’indagine per verificare l'esistenza di un simile legame. 

In Svizzera, i progetti SwissRealCoin e Tiberius Coin prevedono di legare queste critpovalute ad attività del settore immobiliare e al mercato dei metalli. Un'altra start-up svizzera, Forctis, sta tentando a sua volta di produrre una criptovaluta stabile.


Traduzione di Armando Mombelli

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