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Vita familiare Le adozioni in Svizzera fanno parte del passato?

Historische Fotoaufnahme eines asiatischen Babys

Un bambino nella procedura di adozione: un'immagine degli archivi dell'autorità di tutela della città di Berna.

(Peter Klaunzer/Keystone)

Il boom delle adozioni è finito. Oggi, gli svizzeri non adottano praticamente più bambini. I motivi sono di natura molto svariata. 

L’aereo era colmo di bambini. Elena, Tom e Rhea* se ne ricordano come se fosse ieri. Myra*, invece, era troppo piccola per ricordarsene. Negli anni Settanta, i quattro sono arrivati in Svizzera dai loro genitori addottivi volando dalla Corea del Sud. I loro genitori naturali non potevano o non volevano più occuparsi di loro. 

All’epoca, circa 1200 bambini sudcoreani arrivarono in Svizzera per essere adottati. Molti di loro si incontrano oggi nell’associazione DongariLink esterno, che permette lo scambio tra persone adottate provenienti della Corea. Elena, Tom, Rhea e Myra sono membri dell’associazione e si sono dichiarati disposti di parlare della loro adozione con swissinfo.ch. 

Nonostante condividano un vissuto difficile (vedi riquadri) riescono sempre a farsi una risata insieme. Come quando, per esempio, raccontano dei viaggi in Corea del Sud.

«Ho un po’ di difficoltà con i coreani», ammette subito Myra. «Sono svizzera e in quanto tale esprimo la mia opinione. Spesso i coreani, invece, evitano di dire la verità. E poi sono un po’ maschilisti...». Gli altri ridono di cuore e si vede che capiscono perfettamente a cosa fa riferimento Myra. «Le donne non sono prese sul serio dagli uomini», conferma Rhea. 

La fondazione di Dongari è da ricondurre a una tragedia. In un breve periodo vi furono diversi sucidi di persone coreane adottate in Svizzera. Nel 1994, al quarto suicidio, un prete coreano decise di fondare l’associazione Dongari in Svizzera. Il gruppo è sostenuto finanziariamente dalla Corea del Sud. «Si percepisce che vi è un certo senso di colpa a causa delle adozioni», spiega Myra. Invece di prevedere aiuti sociali per le madri nubili e le famiglie povere, fino agli anni Ottanta, la Corea del Sud ha invece promosso a gonfie vele le adozioni all’estero. 

Gli svizzeri si potevano permettere adozioni dall’estero

Nata in India nel 1985, Sarah-Jane è stata adottata all'età di sei mesi da una coppia svizzera ed è diventata poi famosa come cantante di musica popolare dialettale. 

(Keystone)

Ma i bambini adottati in Svizzera non provenivano solo dalla Corea del Sud. Le coppie elvetiche adottavano in India, Sri LankaLink esterno, Colombia, Romania, Russia, Ucraina ed Etiopia. Secondo il giornalista Eric Breitinger – che ha scritto un libro sul tema delle adozioniLink esterno ed è lui stesso stato adottato – il numero delle adozioni internazionali in Svizzera era più alto rispetto ad altri paesi. «Le adozioni all’estero sono care», spiega Breitinger. Le coppie svizzere si potevano permettere più di altre di recarsi all'estero per avviare autonomamente un'adozioneLink esterno.

Breitinger ritiene inoltre che i bambini stranieri sopportano meglio un’adozione di quelli svizzeri. Secondo il giornalista, i bambini stranieri adottati capiscono meglio i motivi per cui i loro genitori biologici hanno dovuto abbandonarli, per esempio la povertà. Inoltre, a causa delle apparenze fisiche diverse, i genitori adottivi faticano a nascondere l’adozione. In passato, in Svizzera era frequente nascondere al bambino il fatto di essere adottivo. Una pratica che oggi non è più ammessa. 

L’apparenza fisica esotica può però anche portare svantaggi.  «Molti svizzeri parlavano con me un tedesco artificioso perché pensavano che non capissi il dialetto svizzero tedesco», racconta Elena. «Mi offendeva molto questo atteggiamento». Più avanti, quando in Svizzera arrivarono molte donne tailandesi per sposarsi con uomini svizzeri, Elena ha subito molestie sessuali in pubblico. La situazione è però poi migliorata. 

«Non mi sono mai sentito discriminato», racconta invece Tom. «Gli asiatici godono di una buona reputazione in Svizzera perché hanno abitudini tipicamente svizzere come la puntualità, l'affidabilità e la pulizia». Il suo partner, che invece proviene da un paese africano, ha avuto molte più difficoltà. 

Adozioni solo nello stesso paese

Nel frattempo le adozioni straniere sono diventate più difficili. La Convenzione dell’AiaLink esterno stabilisce che si possono adottare bambini all’estero solo se per loro non è possibile trovare genitori nel paese d'origine. In questo modo si vuole, tra l’altro, anche prevenire la tratta di minori. In Svizzera, la Convenzione è entrata in vigore nel 2003. Nel corso degli anni, il numero di adozioni è costantemente calato passando da 1583 bambini nel 1980 a 363 nel 2016. Tuttavia, ancora molte coppie senza figli vorrebbero adottare bambini. Secondo l’Ufficio federale di statistica, la diminuzione è da ricondurre soprattutto alle modifiche di legge e all’applicazione della Convenzione dell’Aia. 

Internationale Adoption

Internationale Adoptionen in der Schweiz zwischen 2006 und 2016

Secondo Breitinger la Convenzione dell’Aia è fondamentalmente utile. Tuttavia, mette in dubbio che i paesi molto poveri e mal governati siano in grado di applicare pienamente i principi nella pratica. «La domanda che ci dobbiamo porre è: cosa accade con i bambini? Le autorità e gli organi preposti si occupano davvero bene di loro oppure finiscono in un istituto dove la loro sorte è segnata?».

Anche l’organizzazione a favore di bambini adottivi PachLink esterno la pensa similmente. «Per noi, la Convenzione dell’Aia è in primo luogo positiva», afferma la responsabile di Pach Karin MeierhoferLink esterno. «La Convenzione ha permesso di ridurre fortemente la tratta minorile». Ma anche Meierhofer ricorda che non si sa molto bene cosa accade con i bambini nei paesi d’origine: «Probabilmente finiscono in istituti mal gestiti».

La fine delle adozioni?

In Svizzera le adozioni sono diminuite non solo a causa della Convenzione dell’Aia. Vi sono anche sempre meno bambini elvetici in adozione. Nella Svizzera tedesca, solo circa 15 neonati all’anno sono dati in adozione. Il motivo è positivo: solo poche madri versano in una situazione economica o sociale così difficile da dover abbandonare i figli. L’organizzazione Pach spiega che spesso si tratta di madri estremamente giovani di cultura straniera. L’organo preposto alle adozioni in Ticino afferma invece che la maggior parte dei bambini dati in adozione è di nazionalità svizzera e non per forza si tratta di casi sociali. 

Meierhofer dell’organizzazione Pach ritiene che il numero di adozioni di bambini fuori dalla famiglia di origine è ancora inferiore. «Attualmente, sempre più spesso si trovano soluzioni flessibili». Invece di un’adozione si procede a un affidamento familiare. «Oggi si tende a trovare la soluzione migliore per il bambino». Secondo Meierhofer è sicuramente un gran miglioramento per quanto riguarda il bene dei bambini. 

Cosa pensano i quattro membri di Dongari sul fatto che vi siano sempre meno adozioni? Per Elena è importante che i bambini siano adottati quando sono ancora piccoli e non a sei anni, come è avvenuto nel suo caso. Myra ritiene che una famiglia di affidamento è una soluzione migliore rispetto all’adozione. Così non vi sono esigenze di proprietà da parte dei genitori. Tom pensa che solo in rari casi l’adozione è una buona opzione. «Molte volte l’adozione presenta enormi sfide».

* Nomi modificati dalla redazione

Storia delle adozioni in Svizzera

Nel XIX secolo, in Svizzera non vi erano praticamente adozioni. A partire dal 1912, con l’entrata in vigore del nuovo codice civile, le cose cambiarono. Il nuovo testo di legge sanciva che era possibile togliere la custodia dei bambini ai genitori anche contro la loro volontà. I motivi erano la povertà oppure l’incuria. Per le autorità, l’adozione divenne una soluzione semplice perché non comportava costi di custodia. Soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta, migliaia di bambini illegittimi svizzeri sono stati dati in adozione, talvolta senza il consenso delle madri. Anche se riconosciuta come un fatto storico, l’adozione obbligataria è un tema ancora poco approfondito dalla ricerca svizzera. 

Dopo l’arrivo della pillola anticoncezionale negli anni Sessanta, grazie alla diminuzione della stigmatizzazione delle madri sole e al miglioramento della situazione economica e degli aiuti sociali, sempre meno bambini sono stati dati in adozione in Svizzera. Per questo, i genitori desiderosi di adottare hanno iniziato a cercare bambini in paesi del Terzo mondo e, dal 1989, nell’Europa dell’Est. La Convenzione dell’Aia arrestò il boom delle adozioni dall’estero. Oggi ci sono solo poche adozioni «vere». Due terzi delle adozioni sono le cosiddette adozioni del figliastro: quando per esempio il nuovo partner della madre adotta il figlio di una relazione precedente. Da gennaio 2018, l’adozione del figliastro è consentita anche alle coppie in unione domestica registrata e a quelle omosessuali o eterosessuali che convivono di fattoLink esterno.

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Traduzione di Michela Montalbetti

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