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Votazione del 14 giugno


Canone radiotelevisivo: cambio di regime controverso


Di Andreas Keiser


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La revisione della legge non modifica il mandato attribuito alla SRG SSR. (Keystone)

La revisione della legge non modifica il mandato attribuito alla SRG SSR.

(Keystone)

Una nuova tassa per finanziare la SRG SSR o una modifica destinata a rendere il canone più equo e più adeguato ai cambiamenti del modo di consumare l’offerta radiotelevisiva? Il prossimo 14 giugno sarà il popolo a decidere sulla revisione della Legge sulla radiotelevisione, contestata da un referendum. 

“Il passaggio da un sistema basato sul possesso di un apparecchio ad un canone generalizzato è sensato, visto che oggi i programmi radiotelevisivi non vengono più seguiti soltanto attraverso radio o televisori, ma anche tramite altri apparecchi, che ben presto tutti noi avremo nelle nostre tasche”, afferma il deputato del Partito liberale radicale (PLR) Kurt Fluri, tra i sostenitori della proposta di revisione della legge. 

“Il fatto che si possa captare la tele o la radio con dei tablet o degli smartphone, non significa che lo si faccia effettivamente. Non è per niente ammissibile che il canone diventi una nuova tassa”, dichiara il deputato dell’Unione democratica di centro (UDC) Roland Büchel, che si batte contro la revisione approvata dal parlamento. 

Ripercussioni per radio e tv locali 

La revisione della Legge federale sulla radiotelevisione propone tra l’altro di attribuire maggiori mezzi finanziari alle radio e alle televisioni locali. Verrebbero inoltre alleggerite le norme che regolano l’attribuzione delle concessioni. 

Concretamente, in futuro alle radio e televisioni locali spetterebbe una quota più alta del gettito del canone: fino al 6% contro il 4% attuale, ossia fino a 27 milioni di franchi in più. 

Questi mezzi supplementari dovrebbero permettere alle emittenti private di migliorare la formazione di base e la formazione continua dei collaboratori, come pure di potenziare la digitalizzazione.

In Svizzera chi segue la radio o la televisione deve pagare un canone, di cui la maggior parte dei proventi sono destinati alla SRG SSR, l’ente radiotelevisivo nazionale che comprende anche swissinfo.ch. Grazie a questo canone, la SRG SSR adempie il suo mandato di servizio pubblico, diffondendo programmi e informazioni in tutte le regioni culturali e linguistiche della Svizzera (tedesca, francese, italiana e romancia). Questo principio non viene modificato dalla nuova Legge sulla radiotelevisione. 

Regolamentazione superata 

Attualmente le economie domestiche che non possiedono apparecchi radio o tele possono chiedere di essere esonerati dal pagamento del canone. La Billag, società incaricata dalla Confederazione di riscuotere il canone, può eseguire dei controlli per verificare se una persona non possiede effettivamente nessun apparecchio di ricezione. Eventuali abusi sono puniti con una multa. Anche le imprese sono assoggettate al canone, se dispongono di apparecchi radio-tv.

Secondo il governo e la maggioranza del parlamento, questa regolamentazione è da tempo superata, dal momento che i programmi radiotelevisivi possono essere seguiti anche tramite computer, tablet o smartphone. Il passaggio da un canone generalizzato e non più legato al possesso di una radio o di un televisore sarebbe quindi logico e al passo coi tempi. 

Nuova tassa sui media 

Il parlamento ha approvato il progetto di revisione della Legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) il 26 settembre 2014 con 137 voti favorevoli, 99 contrari e 7 astensioni. Per principio sono quindi assoggettate al canone tutte le economie domestiche e tutte le imprese. Sono però previste delle eccezioni per le aziende con una cifra d’affari inferiore a 500'000 franchi, come pure per coloro che percepiscono prestazioni complementari all’AVS/AI o che abitano in un istituto per anziani, in una casa di cura o in una casa per studenti. Sono inoltre esentate per un periodo di 5 anni le economie domestiche che possono provare di non possedere nessun apparecchio di ricezione radiotelevisiva. 

La TV per gli espatriati svizzeri

Gli svizzeri all’estero che vogliono seguire i programmi della SSR in italiano, tedesco e francese possono farlo via satellite procurandosi una carta Sat Acces. Questa offerta costa 120 franchi all’anno (ai quali bisogna aggiungere 60 franchi per l’acquisto della carta). La maggior parte dei paesi europei applica l’IVA, ciò che fa lievitare il prezzo dal 9 al 20%.

I programmi della SSR sono inoltre ampiamente disponibili sui siti delle emittenti, www.rsi.ch, www.srf.ch, www.rts.ch. I programmi di cui la SSR detiene i diritti sono offerti gratuitamente nel mondo intero. Programmi sportivi e fiction acquistati sono invece inaccessibili all’estero. Questi contenuti sono visibili tramite le app della SSR - PLAY RSI, PLAY RTS e PLAY SRF. swissinfo.ch propone una app in inglese, PLAY SWI.

Alcuni programmi della SSR sono pure visibilo su TV5 Monde, di cui la televisione svizzera è azionista. Questo canale internazionale offre circa 6'000 ore di trasmissioni svizzera a 250 milioni di nuclei famigliari nel mondo.

Lo stesso modello vale per 3Sat, emittente internazionale di lingua tedesca, di proprietà dei servizi pubblici radiotelevisivi svizzero, tedesco e austriaco. 3Sat propone ogni anno circa 1'000 ore di programmi elvetici a oltre 60 milioni di nuclei famigliari.

In italiano è possibile consultare www.tvsvizzera.it, che propone una selezione dei programmi della RSI, nonché i contenuti in italiano di swissinfo.ch

L’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (USAM) ha però lanciato, con successo, un referendum contro la revisione della legge e il popolo sarà quindi chiamato ad esprimersi il prossimo 14 giugno. Secondo l’associazione, che raggruppa le piccole e medie imprese, con questo cambiamento di regime si vuole introdurre una nuova “tassa sui media”. “Non importa se uno abbia un apparecchio di ricezione o no, fa lo stesso se utilizza la radio e la televisione oppure no, e neppure ha importanza se sia in grado di vedere o sentire i programmi. Tutti devono pagare la nuova tassa che sarà obbligatoria. Ciò è ingiusto e scorretto”, afferma l’USAM. 

I promotori del referendum criticano inoltre il fatto che il canone dovrebbe essere imposto in futuro in base alle iscrizioni nel registro degli abitanti per le economie domestiche e del registro dei contribuenti IVA per le imprese. Molte aziende, che oggi non pagano il canone, saranno quindi assoggettate automaticamente all'obbligo.

I sostenitori della nuova legge fanno tuttavia notare che, tenendo conto della cifra d'affari, circa il 75% delle imprese non dovranno pagare il canone. Il cambiamento permetterà inoltre di ridurre gli oneri delle economie domestiche.

Canone più basso 

Il cambiamento di sistema non inciderà sul gettito complessivo del canone, ha assicurato il governo. E, dato che “il finanziamento sarà ripartito su più soggetti, il canone per le economie domestiche diminuirà da 462 a circa 400 franchi l'anno”. 

La competenza per quanto concerne futuri aumenti o diminuzioni del canone rimane, come finora, nelle mani del Consiglio federale. Questo fatto suscita scetticismo da parte dei promotori, che prevedono nuovi aumenti nei prossimi anni. “Si tratta chiaramente di una nuova tassa, che viene venduta abilmente, affermando che in futuro il canone scenderà à 400 franchi. Ma questo non figura da nessuna parte nella nuova legge. Tendenzialmente il governo imporrà nuovi aumenti del canone, come ha già fatto in passato”, dichiara Roland Büchel. 

Una visione non condivisa dai sostenitori della nuova legge, secondo i quali il canone tenderà invece a diminuire in seguito alla progressiva crescita della popolazione. “Un canone non è una nuova tassa. Deve corrispondere ad un gettito globale. Se la crescita della popolazione fa aumentare il gettito, allora il canone deve diminuire”, ribatte Kurt Fluri. 

Doppia imposizione 

Per l’USAM, la nuova legge rappresenta in realtà una trappola fiscale che porterà ad una doppia imposizione. “Imprenditrici e imprenditori, anche con piccole aziende, a partire da una cifra d’affari di 500‘000 franchi pagano per la stessa prestazione obbligatoria due volte, come privato e come azienda”, avverte l’associazione. 

È giusto e comprensibile che anche le aziende partecipino al nuovo canone, replicano i sostenitori della nuova legge. “Seguendo la logica dell’USAM, le imprese non dovrebbero più pagare tasse, imposte e canoni”.

Opuscolo del governo nel mirino

Le "spiegazioni del Consiglio federale" relative alla votazione del 14 giugno sul canone radio e tv generalizzato sono contestate dall'Unione svizzera della arti e mestieri (Usam), che ha inoltrato ricorso. Sotto accusa è in particolare un passaggio, che non viene presentato come dato di fatto, ma come opinione del comitato referendario.

Oggetto del contendere è la frase: "si rischia una tassa sui media di 1000 franchi all'anno per economia domestica nei prossimi anni". L'Usam non accetta che nell'opuscolo con le spiegazioni del governo, che fa parte del materiale di voto distribuito a tutti gli aventi diritto, la Cancelleria federale l'abbia sostituita con: "secondo il comitato si rischia una tassa sui media di 1000 franchi all'anno per economia domestica nei prossimi anni".

Con questa modifica non è stato cambiato nessun concetto delle opinioni del comitato referendario, ha replicato la Cancelleria in una presa di posizione scritta trasmessa all'ats. Lo scopo era semplicemente di chiarire chi fosse all'origine di quelle indicazioni.

L'Usam non è però d'accordo. Con la modifica si mette in dubbio un fatto confermato da indizi oggettivi, scrive in un comunicato l'organizzazione delle piccole e medie aziende. A suo parere, con questo comportamento vengono violati il diritto a formarsi una propria opinione e la libertà di voto. L'organizzazione ha quindi inoltrato un ricorso in materia di votazione, chiedendo un testo corretto e veritiero.

La Cancelleria ha dal canto suo definito "assurda" l'idea che l'inserimento di una fonte venga vista come una lesione dei diritti politici.

(Fonte: ats)


Traduzione e adattamento di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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