Elezione del Consiglio federale Ogni nuovo ministro deve conoscere queste sei regole




Der Mann, der in der Schweizer Regierung ersetzt werden muss: Didier Burkhalter.

Il governo svizzero è costituito da sette ministri. Sulla fotografia ufficiale del Consiglio federale figura anche il cancelliere federale.

(Bundeskanzlei/Beat Mumenthaler)

Il ministro degli esteri Didier Burkhalter lascerà il governo elvetico il 31 ottobre prossimo. Lo stesso giorno delle sue dimissioni, sotto la Cupola di Palazzo federale si sono fatti i primi nomi di possibili candidati alla sua successione in Consiglio federale. Il prossimo membro di governo deve sapere che la ripartizione dei sette dipartimenti segue una chiara procedura.

Ci sarà un arrocco in governo? La nuova o il nuovo consigliere federale erediterà il Dipartimento federale degli affari esteri da Didier Burkhalter? Sono degli interrogativi che occuperanno i media durante tutta l’estate.

Questo contributo fa parte di #DearDemocracy, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta.

Solo durante la prossima sessione autunnale, l’Assemblea federale eleggerà la futura o il futuro membro del governo svizzero. E poi, in novembre, il Consiglio federaleLink esterno nella sua nuova composizione dovrà procedere alla ripartizione dei sette dipartimenti.

1. Principio della collegialità

Dai consiglieri federali ci si attende che nella loro nuova funzione non difendano unicamente gli interessi partitici. La ripartizione dei dipartimenti avviene in maniera consensuale tra i membri di governo.

Ma come funziona esattamente il principio della collegialità? I sette membri del Consiglio federale dovrebbero parlare con una voce sola e difendere le decisioni verso l’esterno anche se non coincidono con la loro opinione. Le «prime donne» o le «scappatelle politiche» di singoli ministri rischiano infatti di indebolire la fiducia di cui gode il Consiglio federale tra la popolazione.

Probabilmente non esiste al mondo un sistema collegiale più rispettato di quello del governo svizzero. Anche il presidente, che rimane in carica un solo anno, è un primus inter pares, un primo fra uguali.

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2. Criterio di anzianità

In seguito entra in gioco il cosiddetto criterio o principio di anzianità. A scegliere per primo è il membro che da più tempo siede in governo. Poi seguono gli altri, secondo l’ordine di anzianità, ossia secondo gli anni di servizio. Il nuovo volto è l’ultimo ad avere diritto di scelta e quindi deve dimostrare subito una certa umiltà. Un comportamento che gli ultimi arrivati accettano di buon grado visto che la ripartizione dei dipartimenti segue una prassi consolidata.

3. Principio della maggioranza

Che cosa succede se i consiglieri federali non vogliono rispettare l’ordine di anzianità? Il governo decide in base al principio di maggioranza. La ripartizione dei dipartimenti può suscitare accese discussioni tra i membri di governo, che in dote portano ambizioni personali.

È stato il caso nel 1993 con l’elezione di Flavio Cotti. Il consigliere federale ticinese ha subito espresso il desiderio di assumere la direzione del Dipartimento federale degli affari esteri, ministero a cui ambiva anche Arnold Koller. I due non sono riusciti a trovare un accordo, nonostante ambedue appartenessero allo stesso partito, il Partito popolare democratico.

4. Voce dell’autorità

Visto che i due non riuscirono a trovare una soluzione consensuale, Adolf Ogi, l’allora presidente della Confederazione, decise di assegnare il Dipartimento federale degli esteri a Flavio Cotti, rappresentante della minoranza di lingua italiana della Svizzera. Arnold Koller, consigliere federale in carica e responsabile del ministero di giustizia e polizia, dovette piegarsi alla volontà del presidente della Confederazione.

5. Consenso tacito

Nel 2010, Simonetta Sommaruga non ha invece potuto contare sulla voce dell’autorità: la maggioranza dei membri di governo decise di comune accordo che il volto nuovo, una socialista, assumesse il Dipartimento federale di giustizia e polizia. Simonetta Sommaruga si è così trovata a occuparsi di un tema di grande attualità, la politica d’asilo, il cavallo di battaglia dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).

Sulla carta, questo dipartimento doveva finire in mano all’esponente dell’UDC che aveva così la possibilità di tracciare i contorni della politica migratoria della Svizzera. La destra conservatrice - e con lei la maggioranza dei partiti del centro - ha deciso di cedere questo difficile dossier alla sinistra. Nel frattempo pare che Sommaruga, pianista di formazione, si senta a proprio agio nel Dipartimento di giustizia e polizia.

Governare la Svizzera può quindi anche significare governare il paese «contre coeur», ossia controvoglia e senza avere la possibilità di attingere ai propri punti di forza e alle proprie competenze.

6. Rivendicazioni storiche dei partiti

La ripartizione dei dipartimenti sottostà anche agli interessi dei partiti. Dal 1960, i quattro partiti di governo esprimono delle rivendicazioni «storiche» nei confronti di singoli dipartimenti.

Per esempio, da 75 anni, da quando un membro socialista siede in governo, non è mai successo che dovesse o potesse dirigere il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. È una specie di tabù. Tuttavia va ricordato che la gestione dell’esercito non si trova in cima alla lista dei desideri di un consigliere federale socialista.

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Traduzione dal tedesco di Luca Beti

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