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«È il marmo di tutti»

Quello di Carrara è il marmo bianco per eccellenza

(swissinfo.ch)

Rinomato in tutto il mondo per la sua bianchezza, il marmo di Carrara lascia per un attimo la sua terra di origine per venire a raccontare la sua storia a Zurigo.

La pregiata pietra toscana, in esposizione al Politecnico federale, ha dato forma e valore a sculture considerate patrimonio mondiale dell'umanità.

La storia ha inizio quasi tremila anni fa, quando la curiosità degli Etruschi è attirata dai filoni biancastri affioranti dalle Alpi Apuane, il massiccio montuoso che si estende parallelamente alla costa settentrionale della Toscana.

L'attività estrattiva del marmo di Carrara si sviluppa però soltanto in epoca Romana (I secolo a.C. - IV secolo d.C.), periodo in cui è esportato in ogni città del Mediterraneo.

Nello spazio di due millenni, la fama della bianca pietra toscana si propagherà a 360 gradi e il più rinomato tra i marmi andrà a lastricare e ad ornare edifici in tutto il mondo.

Il marmo di Carrara, il marmo di tutti

L'occasione per parlare del marmo di Carrara e dei suoi utilizzi attraverso i secoli la offre il Politecnico federale di Zurigo. Nella sua sezione dedicata alla geologia e ai minerali trova infatti spazio, per i prossimi quattro mesi, l'esposizione «Carrara: il marmo nella storia».

«Abbiamo colto con piacere questa grande opportunità per illustrare, in un contesto di grande valore come il Politecnico di Zurigo, la storia del nostro prezioso materiale e gli impieghi nelle opere più significative», spiega Giancarlo Tonini dell'Internazionale Marmi e Macchine di Carrara (IMM), una società di promozione della pietra naturale.

Realizzati da docenti universitari e da aziende del settore, 24 poster illustrano gli aspetti geologici, tecnologici ed economici (estrazione e lavorazione) del marmo toscano.

La mostra percorre inoltre i vari impieghi della pietra bianca per antonomasia nel mondo del design, dell'architettura e della scultura. «E proprio considerando ciò che di mondialmente famoso è stato realizzato in questi rami, è lecito affermare che il marmo di Carrara non è solo di Carrara, ma è il marmo di tutti», dichiara la geologa e collaboratrice dell'IMM Roberta Canova, volgendo lo sguardo verso la testa del David di Michelangelo rappresentata sul manifesto dell'esposizione. Il vero simbolo nel tempo del marmo bianco.

1 milione di tonnellate

I marmi apuani - le cui tipologie più note ed impiegate sono presentate a Zurigo con 12 lastre - si differenziano per il colore, la grana cristallina e la venatura.

Oltre ai marmi per eccellenza, ovvero i Bianchi e gli Statuari, esistono anche numerose variazioni più o meno colorate, con tinte che vanno dal rosso, al grigio, al verde fino al nero.

«Dalle 200 cave della regione sono estratte circa un milione di tonnellate ogni anno», indica Canova, che sottolinea come quella del marmo sia l'attività principale della zona assieme al turismo.

Come si può ammirare sulle foto esposte, la maggior parte delle cave sono a cielo aperto. Cresce comunque il numero di cave sotterranee, privilegiate negli ultimi anni per il minor impatto ambientale. Anche nelle viscere della terra però, la tecnologia sta sostituendo le braccia dell'uomo e come ci dice la geologa, «i cavatori sono sempre di meno».

Dalla roccia alla carta

Una volta sottratto dal cuore della montagna, il marmo toscano ha come detto svariate applicazioni. «La più nota è quella architettonica e artistica, ma anche gli scarti sono molto utili», ci dice Canova.

Dai detriti risultanti dai vari processi di estrazione e lavorazione – solitamente blocchi di dimensione troppo ridotta e di qualità scadente – si ottengono infatti le cosiddette «scaglie».

Ricche in carbonato di calcio (l'elemento principale del marmo), queste scaglie sono alla base di vari prodotti. L'elvetica Omya è ad esempio una delle ditte che le utilizza per la produzione della carta. Tanto più la pietra d'origine è bianca, tanto più bianca è la carta. L'utilizzo del marmo di Carrara si rivela dunque, ancora una volta, molto vantaggioso.

Una pietra unica

Dopo aver resistito nel corso dei secoli, il marmo di Carrara si trova ora confrontato alla forte concorrenza dell'era globalizzata e dei liberi mercati.

Il suo lungo passato dovrebbe però evitargli la sorte che sta ad esempio toccando il granito elvetico, vittima dei prezzi più vantaggiosi del granito in provenienza dalla Cina.

«Non solamente il fatto di essere abbinato a sculture riconosciute patrimonio mondiale dell'umanità ma anche la lunga storia della sua estrazione, fanno del marmo di Carrara una pietra unica al mondo», afferma Gianfranco Molli, professore del Dipartimento di scienze della terra dell'Università di Pisa.

Una constatazione che potrebbe stuzzicare l'interesse del Politecnico di Zurigo. Quella sul marmo sarà infatti l'ultima esposizione temporanea prima dei lavori di restauro dell'ala nord: chissà se gli ingegneri si faranno tentare proprio dalla rinomanza della pietra toscana, per lastricare e pavimentare la nuova costruzione?

Un lusso che l'ateneo zurighese potrebbe anche offrirsi, quale regalo del tutto speciale per il centocinquantesimo dalla sua fondazione.

swissinfo, Luigi Jorio, Zurigo

In breve

L'estrazione del marmo si effettua con tecniche e attrezzature diverse; solitamente, si procede al taglio dei blocchi più grandi mediante l'utilizzo di un filo diamantato e di tagliatrici a catena.

La forma e la qualità del blocco determineranno il prezzo di vendita.

Tra le varietà più note ed impiegate provenienti dalla regione di Carrara si possono citare il Bianco P, Ordinario, Venato, Statuario, Calacatta, Cremo, Bardiglio, Nuvolato, Arabescato e Cipollino.

Il marmo di Carrara è esportato in tutto il mondo, in particolare nei ricchi Paesi del Medio Oriente, negli Stati Uniti e in Europa.

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Fatti e cifre

L'esposizione «Carrara: il marmo nella storia» è al Politecnico federale di Zurigo (Dipartimento di scienze della terra) fino al 30 settembre.
Sulle Alpi Apuane, 200 cave producono circa 1 milione di tonnellate di marmo ogni anno.
Le Apuane rappresentano una zona montagnosa lunga 50 chilometri e larga 20 al nord della Toscana.

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