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"Bisogna restare coi piedi per terra"

Una sorpresa e una conferma: Daniel Albrecht (sulla sinistra) e Didier Cuche festeggiano le loro medaglie in gigante

(Keystone)

Era dai Mondiali di Sallbach del 1991 che la squadra svizzera di sci non raccoglieva così tanti allori. Una rinascita dopo gli anni bui? swissinfo lo ha chiesto a una leggenda dello sci svizzero.

Secondo Pirmin Zurbriggen, i risultati di Are non devono però trarre in inganno: il lavoro non fa che iniziare.

Il suo grande rivale Marc Girardelli diceva di lui che era lo svizzero più famoso della storia dopo Guglielmo Tell. Pirmin Zurbriggen. Il suo nome evoca immediatamente gli anni d'oro dello sci svizzero. Quegli anni Ottanta durante i quali gli atleti vestiti con le famose tute rosse e gialle salivano sui podi con la regolarità di un orologio svizzero.

Nel 1987, ai Campionati del Mondo di Crans Montana, la Svizzera conquistò 14 medaglie, il secondo miglior risultato di tutti i tempi dopo quello della squadra francese nel 1966. Pirmin Zurbriggen fece la parte del leone, con due ori (in Super gigante e in gigante) e due argenti (in discesa e in combinata).

Un periodo fasto che alla vigilia dei Mondiali di Are sembrava distante anni luce, in particolare dopo il fallimento di due anni or sono a Bormio. La squadra elvetica lasciò la Valtellina senza neppure una medaglia. Lo sci svizzero sembrava clinicamente morto.

Sui pendii svedesi, il paziente si è però ristabilito. Daniel Albrecht, Didier Cuche, Marc Berthod e Bruno Kernen hanno dimostrato che la Svizzera può ancora essere una fucina di campioni.

swissinfo: Un giovane – Daniel Albrecht – che trionfa in combinata e si aggiudica un argento in slalom. Didier Cuche che scoppia in lacrime dopo il bronzo in gigante. Cosa le hanno ispirato queste immagini?

Pirmin Zurbriggen: È stato molto emozionante, soprattutto sapendo esattamente tutti gli sforzi che bisogna fare per vincere una medaglia. Una medaglia ai Campionati del Mondo è un premio che più nessuno può portarti via, una ricompensa che premia anni di duro lavoro.

swissinfo: La Svizzera torna a casa con sei medaglie. Se lo sarebbe aspettato dopo i risultati insoddisfacenti degli ultimi anni?

P.Z.: Alla vigilia dei Mondiali si sapeva che la squadra elvetica poteva nutrire migliori ambizioni rispetto agli ultimi anni.

Atleti come Didier Cuche, Marc Berthod o Silvan Zurbriggen, che questa stagione hanno avuto buoni risultati in Coppa del Mondo, hanno funto da traino a tutta la squadra. Sei medaglie però nessuno se lo aspettava.

swissinfo: Are rimarrà un'eccezione oppure si può parlare di rinascita dello sci svizzero?

P.Z.: Bisogna continuare a restare coi piedi per terra. Ci sono due giovani atleti – Albrecht e Berthod – ma dietro di loro non ci sono molti nomi.

L'anno scorso abbiamo iniziato un grosso lavoro di formazione, molto più vasto rispetto agli anni precedenti. Bisognerà però avere pazienza prima di raccogliere i frutti.

swissinfo: In materia di formazione, appunto, la Svizzera è in ritardo rispetto ad altri paesi. Sono stati compiuti dei passi in avanti?

P.Z.: Certo, siamo in ritardo. Abbiamo però creato delle strutture – come l'Accademia di Briga, attiva dall'anno scorso (Pirmin Zurbriggen è tra i promotori, ndr) – affinché i giovani possano allenarsi e nel contempo seguire la scuola.

Non penso però che potremo recuperare il ritardo nello spazio di uno o due anni. Altri paesi – l'Austria ad esempio – è da molti anni che lavorano in questa direzione.

swissinfo: A livello maschile ad Are tutto è funzionato per il meglio. Tra le donne, nessuna svizzera è invece riuscita a salire sul podio. Si può parlare di bilancio negativo?

P.Z.: Era prevedibile. Certo, in un Campionato del Mondo possono esserci degli exploit.

Bisogna però essere realisti, soprattutto alla luce dei risultati delle gare di Coppa del Mondo. In slalom e in gigante abbiamo dei problemi . In discesa una medaglia forse poteva starci.

swissinfo: Nelle discipline tecniche, sono state lanciate delle giovani che non corrispondevano ai criteri di selezione, con risultati piuttosto positivi. Pensa sia un bene per queste ragazze essere confrontate così presto a gare di una tale importanza?

P.Z.: È esattamente quello che bisognava fare. È in queste occasioni che un giovane immagazzina un'enorme esperienza per il futuro.

Negli ultimi anni, gli allenatori preferivano selezionare solo atlete che avevano una possibilità di fare una medaglia. È stato a mio avviso un grande errore, una grande mancanza di visione.

swissinfo: Tra i vincitori dei Campionati del Mondo di Are vi è pure un certo... Pirmin Zurbriggen. Che effetto le ha fatto partecipare alla cosiddetta "corsa delle leggende", che si è disputata davanti a 20'000 persone?

P.Z.: È stato fantastico. Mi ha fatto un immenso piacere poter partecipare a una gara con tutti questi grandi atleti. Ad Are l'ambiente era geniale. È sicuramente un ricordo indimenticabile.

swissinfo, intervista di Daniele Mariani

I medagliati svizzeri ad Are

Daniel Albrecht, classe 1983, ha conquistato l'oro nella combinata e l'argento in gigante.
Marc Berthod (1983) il bronzo nella combinata.
Didier Cuche (1974) il bronzo in gigante.
Bruno Kernen (1972) il bronzo in Super-G.
La Svizzera si è inoltre aggiudicata la medaglia di bronzo nella prova a squadra.

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Ritratto di Pirmin Zurbriggen

Nato nel 1963 e originario di Saas Almagell, in Vallese, Pirmin Zurbriggen ha vinto la sua prima gara di Coppa del Mondo nel 1982 a Wengen, in combinata.

Durante la sua carriera ha vinto quattro volte la Coppa del Mondo (1984, 1987, 1988 e 1990), è salito sul gradino più alto del podio in 40 gare di Coppa del Mondo ed è riuscito a trionfare nelle cinque discipline.

Ai Giochi olimpici di Calgary del 1988 ha conquistato la medaglia d'oro in discesa e il bronzo in gigante.

Pirmin Zurbriggen si è pure aggiudicato nove medaglie in occasione dei Campionati mondiali. Quattro ori (1985 in discesa e combinata, 1987 in gigante e Super-G), quattro argenti (1985 in gigante, 1987 in discesa e combinata, 1989 in Super-G) e un bronzo (1989 in gigante).

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