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"Crogiolo di opportunità" a Venezia

Un momento della cerimonia d'apertura dello spazio culturale a Venezia

(Keystone)

Si è aperto ufficialmente venerdì il nuovo Spazio Culturale Svizzero di Venezia. Lo storico palazzo nel centro storico si propone come nuovo punto d'incontro. Con potenzialità ancora da scoprire.

Nel 2000, al momento della chiusura del Consolato nella città lagunare, il Palazzo Trevisan degli Ulivi non aveva più una funzione. Il Consolato onorario non aveva più bisogno del piano nobile di un palazzo cinquecentesco. Il Dipartimento delle finanze pensava di vendere.

Ma le cose non sono andate così. Attraverso un'iniziativa intedipartimentale senza precedenti il luogo ha ottenuto un nuovo compito. Dall'Ambasciata di Roma, dal rinforzato Consolato generale di Milano, dall'Ufficio della cultura sono arrivati gli stimoli per un rilancio.

Grazie poi al nuovo Console onorario, il veneziano D.O.C. Riccardo Calimani, è stato possibile integrare un uomo di cultura con contatti e conoscenze nel bacino d'utenza del nuovo centro. Un avvenimento quasi mondano per festeggiare il successo del salvataggio del palazzo dal tramonto.

E per l'apertura ufficiale - quella che è stata definita la "catarsi", dopo la fine sventata - sono accorsi in molti: l'Ambasciatore in Italia Lautenberg e il direttore dell'Istituto Svizzero Dieter Bachmann sono arrivati da Roma, da Milano il Console generale Cameroni e il direttore del CCS Lucchini. Da Berna è arrivato il direttore dell'Ufficio federale della cultura, David Streiff.

E proprio il massimo funzionario della cultura elvetica ha tenuto a sottolineare il significato dell'impegno: "Noi siamo presenti a Venezia alla Biennale, adesso disponiamo di uno spazio culturale che potrà garantire una continuità". Sempre di più Venezia si impone come mecca dell'arte, offrendo un mix fra passato e presente, fra ambizione e commercio, fra creatività e riproducibilità. Esserci è importante.

"Lo spazio nello spazio"

La sede ha una posizione strategica al centro della città. E anche lo Spazio Culturale ha, nel rispetto della struttura storica dell'edificio, una posizione centrale. Si tratta infatti della lunga sala - il portego - che, da balcone a balcone, dà sul Canale della Giudecca da una parte e, dall'altra, su Campo Sant'Agnese.

Ai lati si aprono le stanze. In una si concentra quel che è ancora necessario per le strutture consolari. Le altre sono adibite a spazio abitativo. Generosi atelier e studi nella sommessa atmosfera, segnata dal borbottare dei vaporetti. La responsabilità per l'assegnazione di questi spazi è garantita dall'Istituto Svizzero di Roma. Possono risiedere nelle stanze artisti e ricercatori, anche per tempi brevi, per ricercare fonti, materiali e ispirazione.

Vista la situazione finanziaria, i responsabili hanno tenuto più volte a sottolineare come sia stato parsimonioso il restauro. Eppure con orgoglio uno afferma: "Ma le strutture sanitarie funzionano". Certo una prestazione lodevolmente svizzera, in una città dove il funzionamento dei sistemi termici e idraulici non è per niente scontata.

Prime collaborazioni

Il centro funziona da alcuni mesi e già l'assistente consolare mostra con orgoglio alcune opere offerte dagli ospiti. Adesso però c'è anche lo Spazio. Per l'apertura ufficiale, si è aperta un'esposizione del fotografo giurassiano Jean-Luc Cramatte. Sulle pareti del "portego" si può ammirare una selezione di lavori che documentano la costruzione di un troncone di autostrada nel canton Friburgo.

Un'osservazione puntigliosa e documentaristica durata cinque anni, quella di Cramatte, che astrae dalla descrizione del cantiere per fissare altre superfici e spazi nel loro trasformarsi da natura in strada. Una metafora per l'antropizzazione dello spazio e al contempo un'osservazione puntigliosa per un dettaglio decontestualizzato.

L'esposizione, partita al Museo d'arte e storia di Fiburgo, è arrivata a Venezia grazie alla collaborazione di una banca commerciale ticinese. Un contributo importante che spiega subito il tipo di manifestazione possibile a Venezia. Solo il sostegno esterno da parte di sponsor, potrà garantire continuità e qualità al lavoro dello Spazio Culturale.

"Relazioni spirituali"

Con lo Spazio si vuole creare una nuova forma di contatto in cui valorizzare la presenza svizzera nel nord-est d'Italia. Dunque la presenza negli atelier di studiosi e artisti, per la loro produzione, ma anche l'attenzione per l'offerta e le proposte degli altri due centri culturali elvetici in Italia dovrebbe permettere quelle che Dieter Bachmann ha definito "relazioni spirituali" fra i paesi, ma soprattutto fra le persone. L'ambasciatore Alexis Lautenburg auspicava da parte sua un "crogiolo di opportunità".

Lo spazio c'è. Il Dipartimento degli interni ha anche garantito qualche mezzo in più all'Istituto romano per dare splendore allo Spazio venziano. Il programma è partito bene, anche se il pubblico della prima si dimostra più da aperitivo diplomatico che da scambio culturale.

Il "crogiolo culturale" auspicato dall'Ambasciatore non ha ancora una sua forma definitiva e finanziariamente sicura. Ogni progetto necessiterà di nuove collaborazioni e di nuovi fondi. Ma il Console onorario, Riccardo Calimani, non senza una nota di mordente ironia ha concluso: "A noi gli sponsor!"

Daniele Papacella, Venezia

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