Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

"Fra un po' ci privatizzano anche i pompieri"

Sotto la cupola di Palazzo federale bisogna ancora trovare un denominatore comune

(swissinfo.ch)

Pochi temi polarizzano come il futuro del servizio pubblico. Allentando il monopolio statale a favore del mercato, si impone una ridefinizione del mandato. Ma le intenzioni politiche divergono.

Lunedì a Berna si è tenuto un seminario di riflessione sul servizio pubblico. E il dibattito sul ruolo delle ex regie federali, o meglio sul servizio che lo Stato deve offrire ai cittadini-consumatori, ha offerto un'immagine delle posizioni contrastanti, delle emozioni e delle rivendicazioni che si levano da ogni angolo della terra elvetica. Un tema scottante quindi, condotto con toni accesi in odore di campagna elettorale.

Gli oratori e gli operatori, succedutisi sul podio, hanno espresso la varietà delle posizioni: la sinistra combattente rifiuta il retrocedere dello Stato; le associazioni dei consumatori pongono l'accento sul servizio offerto, dalla pensione versata dal postino sulla soglia di casa alle tariffe telefoniche vantaggiose; gli imprenditori propugnano invece un ritiro massimalista della pesante mano pubblica a favore di un efficiente dinamismo privato.

Quadro in movimento

Negli ultimi anni sono cambiate molte cose sul fronte del servizio pubblico. Le PTT sono state smembrate nella ricca Swisscom e nella Posta, azienda che arranca, combattendo su un fronte di distribuzione caro, perché capillare. Le Ferrovie Federali sono ormai un'azienda e la divisione fra infrastruttura e traffico merci e passeggeri è ormai vicina alla realizzazione.

Anche il servizio pubblico di radio e televisione è nel mirino. Ma la Svizzera non ha la massa pubblicitaria necessaria a finanziare le emittenti private. Per questo tutti vogliono accedere alla manna del canone, difeso strenuamente dalla SSR SRG idée suisse.

Il mercato dell'energia sta poi per essere aperto anche per i piccoli consumatori, completando una trasformazione europea, in cui la domanda e l'offerta determinano il gioco. Una prospettiva che dovrebbe far scendere i prezzi, ma rimangono delle incognite sulla rete di distribuzione e le casse pubbliche potrebbero dover rinunciare alle interessanti entrate per la concessione dello sfruttamento delle acque.

Nuovi modelli

I processi degli ultimi anni sono condivisi dall'Europa intera. In primo luogo c'è stato un cambiamento di paradigma, come ha illustrato il professor Matthias Finger dell'Università di Losanna: dallo Stato attore si è passati allo Stato moderatore.

Da operatore attivo, lo Stato si fa vieppiù garante di fruibilità di qualità minime e di abbordabilità economica dei servizi di base sul territorio.Questo vuol dire che le istituzioni definiscono il mandato e le condizioni, attribuendo poi al miglior offerente, o spesso a più offerenti, il compito d'esecuzione.

L'esempio più fortunato è Swisscom. L'ex-monopolista della telefonia conserva con risultati finanziari eccellenti la sua posizione leader sul mercato, malgrado siano comparsi altri attori a dividere la scena. E, beneficio della concorrenza, il ritmo dell'innovazione tecnologica ha subito un'accelerazione e i prezzi per gli utenti sono scesi.

Più lento invece l'allontanamento delle FFS dalle casse pubbliche. Malgrado ci sia una gestione aziendale, un'indipendenza dal sostegno miliardario dello Stato è lontana. Troppo forte l'esempio negativo inglese, dove la privatizzazione ha segnato il declino dei servizi e l'aumento sconsiderato dei prezzi.

Il fallimento della politica liberista britannica ha offerto munizione al capo sindacale dei ferrovieri, Ernst Leuenberger. Citando il caso Swissair, sottolinea: "Una maggiore attenzione da parte delle istituzioni avrebbe reso il conto meno salato, ma almeno è dimostrato: lo Stato non è necessariamente un cattivo amministratore".

Identificazione

Aldilà della struttura organizzativa è stato più volte ribadito il rapporto emozionale legato ai servizi pubblici. Per la presidentessa dell'Organizzazione delle consumatrici, Simonetta Sommmaruga, "la presenza di un ufficio postale anche nell'ultimo villaggio alpino, alla stregua della vicinanza di un medico, non deve essere legata alla redditività, ma alla percezione positiva dello Stato su tutto il territorio, perché le imprese pubbliche sono anche un elemento di identificazione".

E per i sindacalisti suona ancora l'ora della lotta di classe: "Non sono i miliardari ad avere bisogno di un servizio pubblico, quelli hanno i soldi per comprare tutto. Ma sono i normali lavoratori, la maggioranza che ha bisogno di servizi abbordabili e presenti ovunque sul territorio".

Per l'economia, rappresentata nella discussione da Niklaus Schneider-Amman, la privatizzazione deve invece procedere. Il suo motto: "Stato quanto basta". Ma implicitamente riconosce la necessità di regolazione per la coesione nazionale e la parità d'opportunità fra le regioni. Abbastanza per risollevare il sindacalista Leuenberger che teme una privatizzazione anche per la giustizia e la polizia, oltre che dei pompieri.

Il futuro incerto

Il futuro indica comunque un rafforzamento della concorrenza e l'allentamento dei monopoli. Questo, malgrado l'opinione pubblica e più volte anche il popolo alle urne, abbiano imposto dei freni alla liberalizzazione in corso. Gli indirizzi, anche nel focoso dibattito di Berna, sembrano chiari, ma un denominatore comune non è identificabile.

Il consigliere federale Couchepin, intervenuto in conclusione, auspica - cercando di appianare gli umori - più innovazione, più concorrenza e maggiore efficienza, senza soffocare le regioni e le particolarità federali svizzere. A seconda, mantenendo la qualità attuale, i compiti saranno garantiti da regie federali o da privati. Abbastanza per far arricciare il naso a tutti. Il dibattito rimane aperto.

Daniele Papacella


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

×

In evidenza