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«Gli abusi sessuali sono una dimostrazione di potere»

La scuola di Seebach dove è scoppiato lo scandalo

(Keystone)

Dei tredici ragazzi che un anno fa furono coinvolti nello stupro di una tredicenne a Seebach solo due saranno processati. Gli altri non sono stati incriminati. Ma questo, avverte Regula Schwager, non significa che non sia successo niente.

Psicologa e psicoterapeuta, la Schwager lavora per l'associazione Castagna di Zurigo che offre sostegno alle vittime di abusi sessuali in Svizzera. Per lei uno stupro non va mai banalizzato. Intervista.

Due rinvii a giudizio, misure educative per quattro minorenni e non luogo a procedere per altri sette giovani: questo l'esito dell'inchiesta sulla vicenda della ragazza di tredici anni che un anno fa era stata vittima a Zurigo Seebach di presunti stupri di gruppo.

I risultati dell'inchiesta sono stati resi noti il 4 dicembre. Le due persone rinviate a giudizio per violenza carnale e per altri delitti sono un giovane che all'epoca dei fatti aveva già compiuto i 18 anni - e oggi ha 19 anni - e un minorenne. Il primo dovrà comparire davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo e rischia una pena detentiva; il secondo sarà giudicato dal Tribunale dei minorenni. Per lui la condanna potrebbe consistere nell'internamento in un centro di rieducazione. I rispettivi processi si dovrebbero svolgere nei prossimi mesi.

Per arrivare a formulare un'accusa di stupro è necessario provare che la vittima è stata costretta all'atto sessuale con minacce e uso della forza. Alla maggior parte dei ragazzi coinvolti nel caso di Seebach non è stato possibile contestare l'uso di minacce e violenza. I procedimenti nei loro confronti sono stati quindi archiviati.

È probabile che si arrivi allo stesso risultato anche in un altro caso che ha recentemente scosso la Svizzera, quello di una ragazzina quindicenne che ha avuto rapporti sessuali con un gruppo di calciatori del Thun. La vittima, per sua stessa ammissione, non è stata costretta con la forza, e agli occhi di molti è corresponsabile di quello che è successo.

Ne abbiamo parlato con Regula Schwager, psicologa specializzata nel campo degli abusi sessuali.

swissinfo: Alla giustizia mancano i mezzi per potere giudicare i casi di aggressione sessuale su minori?

R.S.: La maggior parte dei casi terminano con un non luogo a procedere. Ciò non significa tuttavia che non sia successo nulla. Non esistono quasi mai delle prove del fatto e gli inquirenti sono confrontati a dichiarazioni contraddittorie. Purtroppo spetta ancora alla vittima provare che è successo qualcosa, quando invece dovrebbe essere l'autore a provare che non è successo nulla.

Spesso la vittima è profondamente dipendente dall'aggressore. Non è in grado di difendersi, di dire no. Si sente pervasa dal senso di colpa, ciò che non aiuta certo a fornire informazioni chiare alla giustizia. I bambini, che sono quasi esclusivamente vittime dei loro famigliari, spesso tendono a volerli proteggere.

swissinfo: Nel caso di Seebach, i ragazzi sostengono che la giovane tredicenne era consenziente. Stesso scenario a Thun: la quindicenne coinvolta era d'accordo.

R.S.: È un'affermazione tipica da parte degli aggressori: "ci stava", "mi ha sedotto". Ma quando fra due persone esiste una relazione di dipendenza, una sessualità basata su un reciproco accordo è rigorosamente impossibile. Gli aggressori avanzano le stesse scuse anche quando la vittima è un bambino di tre o quattro anni!

swissinfo: Quando la giustizia non riesce ad incolpare gli stupratori, l'opinione pubblica pensa spesso che la ragazza si sia inventata la storia dell'aggressione...

R.S.: Se ci troviamo confrontati a una situazione terribile da ammettere, noi, la società, preferiamo optare per la versione più "leggera". Inoltre, ritengo che ci si identifichi più volentieri al più forte che al più debole.

L'aggressione sessuale è innanzitutto una dimostrazione di potere: colui che aggredisce mostra in tal modo la sua forza. La vittima si sente impotente, un sentimento fra i più traumatizzanti. Schierarsi dalla parte dell'aggressore è un fenomeno di resistenza incosciente contro queste circostanze, insopportabili da ammettere.

Una ragazza di quindici anni ha il diritto di mettere sul piedistallo un giocatore di calcio, di andare a prendere un cavo per l'iPod (Seebach, ndr)!. Spetta all'aggressore assumersi le sue responsabilità!

swissinfo: Questo discorso vale anche quando l'aggressore è un minorenne?

R.S.: Che sia maggiorenne o minorenne, lo stupratore è sempre l'unico responsabile dell'atto commesso! Un aggressore minorenne sfrutterà la differenza d'età rispetto alla vittima, la sua forza fisica, la sua influenza in seno ad un gruppo e molti altri fattori per esercitare il suo potere.

swissinfo: Considera contraddittorio il fatto che a volte la vittima mostri indifferenza riguardo l'aggressione, altre volte invece si senta profondamente addolorata per quanto accaduto?

R.S.: No. Si tratta di un meccanismo di difesa contro i ricordi traumatici. Una delle mie pazienti aveva rischiato di morire durante uno stupro eppure mi ha raccontato ridendo quel che le è successo.

swissinfo: Talvolta non le sembra di lottare contro i mulini a vento?

R.S.: Sarebbe ingenuo credere di potere fermare lo sfruttamento sessuale. ma quando si riesce a riportare un po' di luce nel tunnel nel quale è caduta la vittima, quando si riesce a renderle un po' della qualità di vita che ha perduto, allora è una battaglia che vale la pena di combattere.

swissinfo, Ariane Gigon, Zurigo
traduzione, Anna Passera

Da Seebach a Thun

Il 16 novembre 2006, la polizia ha arrestato 12 minorenni e un diciottenne sospettati di aver violentato per due sere di seguito una tredicenne in un appartamento del quartiere Seebach di Zurigo.

In uno dei verbali che raccolgono la deposizione della vittima, quest'ultima dichiara che avrebbe preferito «morire».

Il caso di Seebach segue a poca distanza di tempo quello di Steffisburg. In entrambi i casi i giovani coinvolti sono per la maggior parte di origine straniera. A Steffisburg, per l'aggressione ai danni di una quattordicenne, sono stati indagati otto ragazzi. Il procedimento è sfociato nel luglio del 2007 in cinque assoluzioni e due condanne con la condizionale. Un ragazzo deve ancora essere giudicato.

Il 13 novembre 2007 scoppia il caso Thun: la polizia arresta alcuni giocatori della squadra di calcio cittadina. Sono sospettati di abusi sessuali su una quindicenne. L'inchiesta è in corso.

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Castagna

Castagna è stato il primo centro svizzero di consulenza e aiuto ai bambini e alle giovani vittime di abusi sessuali. Il canton Zurigo l'ha riconosciuto ufficialmente nel 1993.

Le consulenze sono gratuite. Nel 2006, Castagna ha trattato 1'114 casi (974 nel 2005). Le persone coinvolte provengono da ogni parte della Svizzera.

Le attività di Castagna sono finanziate attraverso sovvenzioni cantonali, tasse sociali versate dai membri e offerte (PC 80-27978-2). I corsi di formazione organizzati dal centro rappresentano un'ulteriore fonte d'entrate.

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