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"I clown? Grandiosi e banali, come tutti"

La pagliaccia Gardi Hutter, suggeritrice delle cose della vita (foto: www.gardihutter.com)

Un altro riconoscimento per Gardi Hutter. La Borsa degli spettacoli, in programma a Thun dal 20 al 24 aprile, le attribuisce il "Premio Svizzero della Scena".

La celebre pagliaccia vive da tantissimi anni ad Arzo, paese adagiato sulle colline del Mendrisiotto, nel sud del Ticino.

Ticino terra d’adozione, dunque, per un’artista di fama internazionale, nata a San Gallo. Ci riceve a casa sua, dopo il suo ritorno da una tournée in Germania. L’aria un po’ stanca, ma comunque solare e diretta. Ha saputo delle vicissitudini di swissinfo.

"Quanto sta accadendo – afferma Gardi Hutter - mi ricorda un po’ "La suggeritrice", l'eroina del mio ultimo spettacolo".

swissinfo: Lei ha ricevuto tantissimi premi nella sua carriera. Che cosa rappresenta quello che riceverà a Thun?

Gardi Hutter: E’ il premio più democratico, di base. Tutti i teatri della scena libera, sono circa 400, nominano dieci artisti. Ad una giuria spetta poi il compiti di scegliere, in questa rosa ristretta, il vincitore.

Siccome faccio parte della giuria, una volta nominata nella rosa mi sono fatta da parte per permettere ai miei colleghi un giudizio libero. Alla fine sono stata scelta io. Ed è stata una piacevole sorpresa, anche perché io sono più vecchia del premio, in questa nuova versione. Ha contribuito alla scelta dei giurati il mio ultimo spettacolo, "La suggeritrice".

swissinfo: Quali sono le avventure e le disavventure de "La suggeritrice", alle prese con il mondo del lavoro?

G.H.: Con "La suggeritrice" ho voluto tornare alle radici dei miei spettacoli, che propongono personaggi caratterizzati da una totale solitudine, immersi nel loro universo chiuso. Insomma si è trattato di una bella sfida. Perché non puoi mai sapere quando, come artista, cominci a ripeterti. E dove puoi spingerti ancor più in profondità.

La produzione de "La suggeritrice" è stata abbastanza difficile, ma sono molto contenta del risultato. Per il pubblico è stato lo spettacolo più bello. E quando ad essere migliore è proprio l’ultimo, per un artista è motivo di gioia.

La suggeritrice ama il suo lavoro. Un lavoro che si consuma nell’ombra, poiché il suo compito è appunto quello di sostenere gli attori sulla scena. Lei aiuta, ma gli applausi sono tutti per gli attori. Lei abita lontano dalle luci della ribalta. Vive sotto il palco, trasformato in una casetta carina, arredata con tutto quanto può trovare sul palco.

Succede che chiudono il Teatro per aprirne uno nuovo. E nessuno si ricorda di avvisare la suggeritrice, che nel frattempo si prepara per il prossimo spettacolo. Uno spettacolo che non ci sarà. Di colpo la suggeritrice viene esclusa dalla società.

Una condizione vissuta da tante persone che perdono il posto di lavoro. D'un tratto ti rendi conto, o ti dicono, che il tuo mestiere non vale più niente. Tutto quello che hai fatto finora non ha più valore. Non fa, e non fai, più parte del mondo.

swissinfo: Una storia triste...disperata

G.H.: Certo, ma per me il clown è sempre tragicomico. E’ tutto talmente triste, così immensamente drammatico, che alla fine il clown trasforma tutto in riso. Come una sorta di capovolta e di capovolgimento nei sentimenti e nel sentire le cose.

swissinfo: In quale misura la realtà di tutti i giorni sono per lei fonte di ispirazione?

G.H.: Io sono una spugna. Sono dentro nel mondo in cui vivo, tutti i giorni mi arrivano informazioni, segnali, stimoli. Sono tutte componenti di una sorta di "brodo culturale", sono innumerevoli frammenti del mio caos creativo.

Tutto ciò interagisce in me. E il clown, che lavora piuttosto su basi archetipiche, estrae dal mondo in cui vive gli elementi universali delle situazioni e dei sentimenti. Rispetto ad altri miei spettacoli la suggeritrice non ha più sogni. Si accontenta di quello che ha. E viene minacciata da decisioni esterne.

Trent’anni fa eravamo convinti di potere cambiare il mondo, realizzando i nostri sogni. Oggi ci rendiamo conto che non solo mancano le visioni, ma si ha anche paura di perdere tutto.

swissinfo: Tra le molte definizioni che le sono state attribuite, anche quella di "Totò donna". Lei si riconosce?

G.H.: Mi piace Totò, mi fa ridere, è un personaggio che ha sempre mantenuto dignità anche interpretando in personaggi più sfortunati. Mi paragonano anche a Chaplin e Keaton, che sono davvero due attori in cui mi riconosco di più.

Il clown è un simbolo di colui che piange facendo ridere. E i clown sono grandiosi e banali. Come tutti.

swissinfo: Dei suoi personaggi a chi si sente più legata?

G.H.: Difficile dire, perché i miei personaggi altro non sono che la mia anima clownesca. Un’anima che espongo, appunto, attraverso di loro. Quello che a me importa è di proporre sulla scena una storia semplice, chiara. I miei personaggi sono, in fondo, metafore della vita.

swissinfo: Che cosa è per lei l’umorismo?

G.H.: E’ una strategia di sopravvivenza. Viviamo quotidianamente dei drammi. Ognuno di noi è confrontato, un momento o l’altro, con i dolori della vita. Se l’umorismo diventa il risultato finale di un processo di elaborazione della sofferenza e del dolore, allora diventa davvero liberatorio.

L’umorismo ti aiuta a prendere distanza. E ridendo di una cosa o di una situazione, acquisti libertà.

swissinfo: In Svizzera secondo lei si ride abbastanza? O non c’è proprio nulla da ridere?

G.H.: Nel cerchio di amicizie che frequento si ride e si scherza molto. Certo ogni tanto piangiamo, litighiamo. Ma tutto ciò è parte della vita.

Io non vivo e non vedo la Svizzera come una paese triste, austero, poco disponibile alla risata. Forse la gente che non frequento è più grigia. Ma, tutto sommato, penso davvero che la risata faccia parte della cultura popolare. Ridere, inoltre, è salute pura!

swissinfo: Quanto conta l’ironia nella vita? E quanto nella vita di un artista?

G.H.: L’ironia per me è intelligenza. L’ironia ama la vita. Permette di accettare le proprie imperfezioni, le proprie debolezze. Ridere di se stessi è la base di tutto. E posso assicurarle che conosco artisti che non sono per nulla capaci di ridere di loro stessi.

L’ironia, insomma, è una qualità umana, un percorso personale, indipendente dalla propria professione. L’ironia è necessaria.

swissinfo, Françoise Gehring, Arzo

Fatti e cifre

Nata il 5.3.1953 ad Altstätten
3 anni di Accademia di arte drammatica a Zurigo
3 anni di apprendista-clown in Italia
tournées in 21 paesi con 2600 rappresentazioni
8 premi culturali in Svizzera, Francia e Germania
Programmi radio e TV in 13 paesi
36 kg di critiche e ritratti (inclusi raccoglitori e colla)

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In breve

In Svizzera Gardi Hutter è molto conosciuta. Diversi studenti si sono già diplomati con una tesi su di lei.

Ha persino dato una strigliata al Parlamento svizzero, come buffone di corte, in occasione del Settecentesimo della Confederazione.

Insomma, è diventata un personaggio pubblico. Ovunque la critica la ritiene un "fenomeno comico" e la paragona a personaggi come Charly Chaplin o Buster Keaton.

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