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"La guerra e la collera"

La guerra in Iraq domina ovviamente le prime pagine della stampa elvetica.

(swissinfo.ch)

La stampa elvetica è preoccupata per le conseguenze della guerra e spera in una rapida soluzione della crisi. Appoggio alla posizione neutrale della Svizzera.

Ampio spazio anche alle manifestazioni pacifiste in Svizzera e nel mondo.

"La guerra e la collera" titola il quotidiano romando Le Temps, che in prima pagina accosta all'immagine di un aviatore americano i volti di un gruppo di manifestanti pacifisti.

Una prima pagina sintomatica per la copertura data dalla stampa svizzera all'inizio delle ostilità in Iraq. L'avvenimento del giorno è la guerra, ma lo è altrettanto la reazione spontanea delle piazze di tutto il mondo.

Il mondo in convulsione

"Il mondo è entrato in una convulsione", scrive nel suo commento su Le Temps Jean-Jacques Roth. All'origine di questa convulsione vi sarebbero due fattori: "La contestazione massiccia della legittimità morale e giuridica di questa offensiva e l'incertezza che fa pesare sui grandi equilibri politici."

Roth invita tuttavia poche righe dopo a non drammatizzare eccessivamente la situazione: "La storia recente dimostra che si sono spesso esagerati gli effetti potenzialmente devastatori dei conflitti internazionali."

La preoccupazione per gli equilibri politici, soprattutto nella regione mediorientale, emerge anche da altri commenti. "Nel mondo arabo gli americani non saranno accolti come liberatori (...) ma piuttosto come crociati, come nemici dell'Islam", scrive il quotidiano bernese Der Bund, che mette in primo piano il rischio che della guerra facciano capitale i terroristi.

Le conseguenze di una guerra

"La guerra di Bush in Iraq potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso", scrive dal canto suo il Blick. "Le masse impoverite e credenti potrebbero rivoltarsi, in Arabia Saudita, in Giordania, in Siria e soprattutto in Egitto. La conseguenza sarebbbe una pericolosa e lunga situazione di caos."

I timori della stampa vanno anche alla situazione internazionale e alle conseguenze di una guerra senza mandato ONU sull'ordine costruito faticosamente dopo la seconda guerra mondiale: "A guerra finita le macerie maggiori e più difficili da rimuovere saranno perciò quelle dell'ordine internazionale", osserva il quotidiano ticinese Giornale del Popolo.

Di fronte ad un conflitto ormai inarrestabile, c'è però anche chi spera che i danni siano per quanto possibile limitati. "Ora la guerra è una realtà", scrive per esempio la Berner Zeitung, "e bisogna sperare che gli USA la vincano rapidamente. In modo che ci siano meno vittime possibile, che Saddam non abbia la possibilità di trasformare il suo paese in un inferno e che i Medio Oriente non scoppi un incendio dalla conseguenze imprevedibili."

Una speranza condivisa dalla Neue Zürcher Zeitung, il quotidiano del resto più vicino alle posizioni USA: "Bisogna sperare che la guerra conduca agli obiettivi fissati dagli americani e che indichi la via per un futuro migliore all'Iraq e al Medio Oriente."

A tutta la stampa lancia però un avvertimento la Basler Zeitung: "La prima vittima della guerra è la verità", ricorda in prima pagina il quotidiano basilese.

Parole di condanna

Alcuni quotidiani non risparmiano parole di condanna alla guerra scatenata dagli Stati Uniti e dai loro alleati. "Washington non si è data la pena di convincere una maggioranza di Stati che l'Iraq rappresenta un pericolo immediato", scrive il Tages Anzeiger.

"La violenza è legittima quando impedisce una violenza maggiore. Ciò non corrisponde alla realtà attuale dell'Iraq", aggiunge. Per concludere: "Con questa guerra il mondo diventa un posto meno sicuro."

Una posizione condivisa dalla Berner Zeitung, che ritiene legittimi dubbi contro questa guerra, "perché persone innocenti muoiono, perché non è dimostrato che ci siano relazioni tra Saddam e Bin Laden, perché l'Iraq non ci minaccia".

La speranza è nelle piazze

Molto spazio, sia nelle prime pagine sia nelle pagine interne, è dedicato dai giornali anche alle manifestazioni pacifiste in Svizzera e nel mondo. "La Svizzera ha conosciuto ieri la più grande ondata di manifestazioni della sua storia", scrive il Blick.

Sotto il titolo a caratteri cubitali "La guerra inizia, la strada resiste", il quotidiano romando 24Heures esclama, commentando le manifestazioni: "Che bel fremito, che soffio vento di speranza." Ma più avanti avverte: "Che i giovani che hanno manifestato ieri non perdano la speranza. Dovranno occupare ancora spesso la strada per far sì che il mondo sia meno laido."

La spontanea reazione delle piazze è l'unica ragione di speranza in un frangente drammatico anche per la Neue Luzerner Zeitung: "Pur con tutta l'impotenza di fronte all'onnipotenza militare: alla lunga l'opinione pubblica è la forza più potente. E verrà il giorno in cui questa forza riuscirà a mettere fuori gioco la guerra."

Fuori dal coro invece la Neue Zürcher Zeitung: "La rabbia istintiva, l'irritazione contro gli americani e altre reazioni che annebbiano il cervello (...) in Svizzera e altrove non sono risposte alla guerra in Iraq."

Svizzera neutrale

La stampa commenta naturalmente anche le reazioni del governo svizzero. "I cittadini svizzeri non sono e non devono essere neutrali. Ma la Svizzera come Stato lo è", scrive la Neue Zürcher Zeitung. "Il consiglio federale ha ora dimostrato che prende seriamente la neutralità, intesa come neutralità attiva, che dietro le quinte agisce per limitare i danni della guerra."

Il Tages Anzeiger loda in particolare le parole della ministra degli esteri a favore di una politica umanitaria: "La consigliera federale Calmy-Rey è sulla strada giusta quando sottolinea i valori, al contrario del presidente della Confederazione Pascal Couchepin, che nel suo discorso davanti al parlamento ha risparmiato gli USA."

Il quotidiano chiede che la Svizzera adotti un divieto completo di esportare armi verso i paesi belligeranti: "Ciò significa che il nostro paese deve fermare immediatamente l'esportazione d'armi verso gli Stati Uniti. Solo una simile neutralità rende credibile la politica della Svizzera - all'interno e all'estero.

swissinfo, Andrea Tognina

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