Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

"Le proteste sulle pensioni? Incomprensibili"

Mercati più liberi e più aperti: Peter Hasler non si stanca di chiederlo

(Keystone)

Peter Hasler, direttore dell’Unione padronale svizzera, si schiera a sostegno del tanto criticato ministro dell’Interno Pascal Couchepin: “Sta affrontando problemi che in passato si erano tralasciati”.

Intervista a tutto campo con un convinto fautore di una maggiore liberalizzazione nel paese.

swissinfo: L'attualità riguarda soprattutto il tema delle pensioni e delle assicurazioni sociali. Sull'onda della grande manifestazione sindacale del 20 settembre, come valuta la situazione? Cosa rispondere a chi teme per il futuro delle rendite?

Peter Hasler: Come altri paesi, la Svizzera è confrontata con l'invecchiamento della popolazione. Una tendenza che a breve termine purtroppo non può essere modificata. In sostanza, sempre meno giovani dovranno finanziare sempre più pensionati.

Le proposte di Couchepin sull'innalzamento dell'età di pensionamento hanno suscitato molte proteste nonostante riguardino orizzonti temporali lontani, fino al 2025. Proteste che ritengo incomprensibili: se la gente vive di più, bisogna immaginare che possa anche lavorare più a lungo.

Inoltre tra pochi anni la popolazione attiva comincerà a calare e ci sarà quindi un maggiore bisogno di manodopera. Come soddisfarlo? O incrementando il tasso d'attività delle donne. O permettendo l'immigrazione di più stranieri, che, già oggi, rappresentano il 20% della popolazione. E non penso che la gente desideri che questa quota aumenti ancora.

Oppure ricorrendo maggiormente ai lavoratori anziani. Calcoliamo che a partire dal 2010 anche coloro in età avanzata godranno di più chances sul mercato del lavoro.

swissinfo: Quali sono le vostre proposte per assicurare un futuro alle assicurazioni sociali?

P.H.: Occorre trovare soluzioni per finanziare le pensioni e l’AVS, tenendo conto dell’andamento demografico ma senza aumentare le imposte, impopolari e già gonfiatesi fin troppo nel recente passato. È la questione del momento. E le idee ci sono: aumentare l’età di pensionamento, ridurre le rendite, incrementare i contributi sociali,…

Pure la politica famigliare, seppur secondaria, può aiutare ad aumentare la popolazione attiva. Per questo, ad esempio, siamo a favore del progetto di assicurazione maternità. La vera questione tuttavia è assicurare il finanziamento delle assicurazioni sociali.

swissinfo: Perché l’economia svizzera, in ambito OCSE, è quella che negli ultimi 10 anni è cresciuta di meno?

P.H.: La Svizzera paga i suoi errori. Ci siamo fabbricati da soli le attuali difficoltà. La liberalizzazione è insufficiente (posta, ferrovie, mercato elettricità) e la concorrenza limitata. Di conseguenza i costi sono troppo alti e, nonostante i salari elevati, il potere d’acquisto dei cittadini è limitato.

Un altro problema è la costante crescita della quota dello Stato nel PIL, ciò che si traduce in un aumento delle imposte. In questo senso siamo i peggiori della classe: negli ultimi anni, in ambito OCSE, la Svizzera è il paese che ha registrato l’aumento maggiore di questa quota. Solo fino a qualche anno fa eravamo ancora il paese fiscalmente più attrattivo.

Ci siamo inoltre avvicinati troppo tardi al mercato europeo. Timori eccessivi, anche sulla libera circolazione delle persone. Continuiamo, sbagliando, a ritenerci i migliori o dei privilegiati. Beh, non è più vero: stiamo retrocedendo.

swissinfo: Tracci un bilancio dell'attività di Pascal Couchepin e Joseph Deiss, da un anno ministri dell'interno e rispettivamente dell'economia.

P.H.: Pascal Couchepin, a differenza di chi l'ha preceduto, sta affrontando i problemi, chiamandoli con il loro nome e proponendo misure anche impopolari per risolverli. Fino allo scorso anno Ruth Dreifuss si limitava a minimizzare o a contestarne l'esistenza. Per noi si tratta di un sollievo: finalmente si affrontano le vere questioni. Ci voleva coraggio e Couchepin sta dimostrando di averne.

Da parte sua, Joseph Deiss continua nel solco del passato. Eravamo soddisfatti prima, lo siamo adesso. È importante che lo Stato s'immischi il meno possibile nella vita economica. Non vogliamo grandi programmi d'impulsi, capaci soltanto di tappare dei buchi per scoperchiarne altri. Questo sarebbe un approccio keynesiano, richiesto dai socialisti, che noi invece rifiutiamo.

swissinfo: Restiamo in ambito politico. Cosa vi aspettate dalle imminenti elezioni federali? Immagino sareste ben contenti se la rappresentanza borghese alle camere dovesse uscirne rafforzata...

P.H. Non crediamo che la percentuale borghese in parlamento varierà di molto. Magari caleranno i democristiani ed aumenteranno i deputati UDC, ma il fronte rosso-verde rimarrà intatto. È però vero che, su molte questioni (Europa, OMC, apertura all'estero), l'UDC è meno favorevole all'economia rispetto agli altri borghesi. Ma è ancora troppo presto per parlarne: tutto dipenderà da chi sarà eletto sulle diverse liste.

La provenienza partitica dei deputati non è fondamentale. Riteniamo non ci siano "partiti dell'economia". Ci sono soltanto posizioni più o meno vicine all'economia.

swissinfo: Cosa pensa dell’allargamento dell’accordo sulla libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell’Unione europea?

P.H.: È nel nostro interesse collaborare il più strettamente possibile con l’UE dal punto di vista economico. Mentre l’adesione politica resta solo un’opzione, le soluzioni per l’economia sono fondamentali.

L’UE ci chiede ora di applicare la libera circolazione anche ai 10 nuovi Stati membri. Dobbiamo accettare, perché altrimenti metteremmo in pericolo gli interi pacchetti d’accordi.

In questo ambito, non comprendiamo la posizione dei sindacati che richiedono dei salari minimi o altri contratti collettivi. Non sono necessari: i bilaterali sono in vigore da più di un anno e non si è verificato alcun caso di dumping. E la Svizzera non è stata invasa.

swissinfo: Accennava ai sindacati: come valuta lo stato dei rapporti tra partner sociali?

P.H.: La situazione in Svizzera non è cambiata molto negli ultimi decenni. Abbiamo sempre più di 1000 contratti collettivi e le azioni di sciopero riguardano unicamente un sindacato (SEI). La regola rimane quella di una pace del lavoro che funziona e che garantisce vantaggi anche agli stessi lavoratori.

Che poi delle ristrutturazioni si rendano necessarie, il popolo lo sa e lo accetta. L’importante è che siano sensate, motivate e applicate in modo corretto. Tagli e licenziamenti massicci riguardano poi spesso grandi compagnie, ma la Svizzera, con una media di nove collaboratori per azienda, rimane un tipico paese di piccole-medie imprese.

Ritengo tuttavia che la pace del lavoro sia spesso mitizzata. Dal punto di vista economico non dà dei vantaggi vitali. Questi sono piuttosto legati alle imposte, alle condizioni quadro, al mercato del lavoro. L’attività sindacale non è decisiva per il funzionamento dell’economia.

swissinfo: Lo scorso 4 novembre, uno sciopero nazionale aveva portato ad un accordo per il pensionamento anticipato nel settore dell’edilizia. Sullo sfondo della difficile situazione attuale, prevedete altre azioni di questo tipo?

P.H.: Non credo. Il settore dell’edilizia era quello dove il bisogno di un pensionamento anticipato era più pressante. I risultati dell’accordo li valuteremo nel corso dei prossimi cinque anni.

Riteniamo tuttavia più ragionevoli soluzioni settoriali di questo genere rispetto alle richieste di pensionamenti anticipati da applicare all’intera economia. Peccato soltanto che il SEI si ostini ad utilizzare mezzi illegali come, ad esempio, gli scioperi.

Intervista a cura di Alexander Kuenzle e Marzio Pescia, swissinfo

In breve

L'Unione padronale svizzera non si aspetta che le elezioni federali conducano a mutamenti sensibili nella forza dei due schieramenti principali (partiti borghesi e sinistra).

All'interno del blocco borghese ci saranno però verosimilmente spostamenti di voti verso l'Unione democratica di centro. Il blocco rosso-verde dovrebbe invece rimanere intatto.

L'Unione non si rivolge tuttavia ai partiti, quanto piuttosto ai deputati stessi. I suoi obiettivi sono cencreti e possono essere raggiunti con l'aiuto di tutti ipartiti. Molto dipende dalle persone. Per l'organizzazione padronale non c'è un vero e proprio "partito dell'economia".

Fine della finestrella


Link

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

×