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"Lex Blocher" sotto sorveglianza

I richiedenti d'asilo devono annunciarsi presso uno dei centri di registrazione di Chiasso, Vallorbe, Basilea o Kreuzlingen

(Keystone)

Per recensire e denunciare i casi di violazione dei diritti umani nell'applicazione delle nuove leggi sugli stranieri e sull'asilo, a Berna è stato creato un osservatorio nazionale.

Sotto l'occhio vigile dell'istituzione, che sarà operativa dal 2008, saranno le autorità competenti in ambito di migrazione.

Domenica 24 settembre 2006: senza grandi sorprese i due terzi delle cittadine e dei cittadini elvetici accettano in votazione popolare l'inasprimento della legislazione sugli stranieri e sui richiedenti l'asilo. Ma per i fautori di una politica più tollerante verso gli immigrati il capitolo non si chiude. Subito annunciano di volere portare avanti la lotta contro due leggi che giudicano "profondamente ingiuste".

"Restiamo convinti che il nuovo ordinamento giuridico in ambito di migrazione sia esageratamente severo ed inapplicabile dal punto di vista dei diritti umani", dice a swissinfo Martino Dotta, uno dei membri del comitato referendario contro le due leggi, ormai conosciute come le "lex Blocher", dal nome del ministro di giustizia che le ha fortemente volute. "Non potendo evitare la loro entrata in vigore abbiamo deciso di accertarci perlomeno che siano applicate nel rispetto del diritto internazionale ratificato dalla Svizzera", aggiunge il frate cappuccino.

Il compito è stato affidato all'Osservatorio svizzero del diritto sull'asilo e sugli stranieri, fondato in febbraio a Berna da un'ottantina di membri e simpatizzanti di organizzazioni non governative in difesa dei diritti dei migranti. Uomini e donne di ogni partito, appartenenti alle più svariate categorie professionali e provenienti da tutto il paese. Fra loro anche l'ex cancelliere della Confederazione François Couchepin.

Piattaforma d'informazione nazionale

L'osservatorio fungerà essenzialmente da piattaforma di informazione nazionale sulla politica d'asilo e l'applicazione delle nuove regole: "Troppo spesso, per mancanza di mezzi, le persone e organizzazioni attive sul terreno non sono in grado di dare agli abusi perpetrati dalle autorità un'eco suffficiente", spiega Martino Dotta, "spetterà alla nostra associazione colmare questa lacuna creando una rete di collegamento efficace".

Nel suo mirino ci sarà l'operato delle autorità amministrative di comuni, cantoni e Confederazione competenti in ambito di migrazione. Un team di professionisti effettuerà interviste telefoniche o visite a istituzioni di asilanti per documentare le pratiche inumane e le violazioni del diritto internazionale.

Le informazioni così raccolte saranno recensite, descritte e messe a disposizione non solo dell'opinione pubblica ma anche delle diverse autorità legislative ed esecutive a tutti i livelli.

Nuovi giri di vite

L'istituzione sarà operativa solo a partire dall'anno prossimo, quando tutte le disposizioni delle due leggi saranno effettive.

Nel frattempo sarà lanciata una colletta di fondi per finanziare il budget annuale: 200'000-300'000 franchi che saranno garantiti dalle quote associative dei membri e da finanziamenti di simpatizzanti. "Da cantoni e Confederazione - che ancora non si sono espressi in merito - invece, non ci aspettiamo nulla", afferma Dotta. A sostegno della sua tesi cita l'esempio del Forum per l'integrazione dei migranti e delle migranti che lo scorso anno si è visto tagliare i sussidi federali per il fatto di essersi schierato apertamente contro le due leggi. "Per le autorità rischiamo di diventare una spina nel fianco visto che denunceremo le prevaricazioni".

Ma la neoistituzione si prefigge di dare filo da torcere non solo a chi è incaricato di applicare le due leggi contestate. "Intendiamo servire da monito a tutti coloro che tenteranno di inasprire ulteriormente la politica d'immigrazione", precisa il membro dell'osservatorio.

Una tendenza che negli ultimi tempi va confermandosi. Primo attore incontestato il partito di Blocher, l'Unione democratica di centro, che come di consueto anche per le elezioni federali di ottobre ha già impugnato la sua arma preferita: il tema degli stranieri e dei supposti problemi da essi creati. Per non parlare dell'idea - lanciata sempre dalla destra nazionalconservatrice - di ritirare la nazionalità a cittadini elvetici naturalizzati di recente e resisi colpevoli di un delitto o della proposta di espellere dal territorio svizzero tutta la famiglia dei giovani delinquenti di origine straniera. Altra strategia: delegittimare la giustizia contestando regolarmente la giurisprudenza in favore dei rifugiati.

"Il rischio di violazioni dei diritti umani è sempre molto presente", conclude il frate cappuccino. "Non ci si può permettere di abbassare la guardia".

swissinfo, Anna Passera

Fatti e cifre

Alla fine del 2005 vivevano in Svizzera 1'511'937 stranieri (20,3% della popolazione).
Circa 700'000 provengono da paesi non appartenenti all'Unione europea o all'Associazione europea di libero scambio. Ad essi si applica la nuova legge sugli stranieri.
Alla fine del 2005 gli stranieri in Svizzera che rientravano nell'ambito dell'asilo erano 71'871, di cui 23'678 rifugiati riconosciuti e 24'453 persone ammesse provvisoriamente.

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Nuova legge sull'asilo

La nuova legge sull'asilo prevede la soppressione dell'aiuto sociale ai richiedenti respinti e la non entrata in materia sulle domande d'asilo di persone sprovviste di documenti d'identità non in grado di dimostrare che ciò non dipende da loro.

L'ammissione per motivi umanitari è inoltre stata esclusa.

Il ricongiungimento famigliare e l'accesso al mercato del lavoro in caso di ammissione provvisoria sono stati per contro resi più facili.

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Nuova legge sugli stranieri

Il testo privilegia i cittadini provenienti dall'Unione europea, mentre limita l'immigrazione degli extracomunitari ai soli lavoratori qualificati.

La revisione prevede pure un inasprimento delle disposizioni sul ricongiungimento famigliare.

Particolarmente criticate le normative sull'arresto coercitivo per le quali i profughi respinti che si rifiutano di lasciare la Svizzera possono essere incarcerati fino a due anni (se minorenni tra i 15 e i 18 anni fino a 12 mesi).

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