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«Paul Klee era soprattutto un osservatore»

Paul e Lily Klee a Dessau poco prima del ritorno in Svizzera, 1933 (ZPK/Donazione fam. Klee/Franz Aichinger)

Attraverso un diario e un’abbondante corrispondenza, Paul Klee ha lasciato visibili testimonianze sul suo lavoro, sulle persone che frequentava e sul suo tempo.

swissinfo a tentato di chiarire le sussistenti zone d’ombra con Christine Hopfengart, esperta e conservatrice del Centro Klee a Berna. Intervista.

swissinfo: Nato da genitori musicisti, Paul Klee è stato educato per seguire la medesima via. Ha iniziato lo studio del violino a 7 anni. A 11 anni suonava nell’orchestra di Berna. Eppure ha scelto la pittura.

Christine Hopfengart: Sin dai tempi della scuola, Klee seguiva entrambe le direzioni artistiche. Ha cominciato a disegnare in tenera età senza abbandonare lo studio del violino.

Scegliendo la musica, avrebbe risposto alle attese dei genitori. Optando per la pittura, si è invece emancipato dalla tradizione familiare. Sembra che suo padre, un uomo dai saldi principi, non sia mai stato totalmente convinto dal lavoro del figlio, specialmente alla fine della sua vita.

Nel campo della musica, del resto, Klee non ha mai composto, è sempre restato un interprete. Attraverso la pittura, ha optato per la creazione, rispondendo così alle proprie aspirazioni di libertà.

swissinfo: Nome di spicco dell’avanguardia pittorica, Klee è stato piuttosto conservatore nel campo della musica. Non è curioso?

C.H.: E’ vero, i suoi idoli erano Bach e Mozart e ha sempre espresso scetticismo verso la musica moderna del suo tempo, come quella proposta dal musicista Arnold Schönberg. Klee riteneva che l’ordine musicale di Bach e Mozart fosse più compiuto.

Scrisse del resto che non vi era nulla da aggiungere al corpo delle loro opere e che aveva scelto le arti visive proprio per le maggiori possibilità di innovazione.

swissinfo: L’arte molto spontanea di Paul Klee attira i bambini e il mondo dell’infanzia l’ha interessato. Ha pure scritto di essere rimasto un bambino. Cosa c’è di vero?

C.H.: Klee non aveva proprio nulla di un bambino, era un grande intellettuale. Direi piuttosto che l’universo dell’infanzia l’ha attratto proprio per le sue caratteristiche primordiali: la creatività, la fantasia, l’anticonformismo.

Nell’opera di Klee l’infanzia ha rappresentato una sorta di ideale, un mondo incontaminato, non ancora plasmato dall’educazione. Insomma, un modello a cui ispirarsi. Nei disegni dei bambini Paul Klee ritrovava infatti il proprio desiderio di fare tabula rasa di ogni tradizione accademica, di ogni convenzione.

swissinfo: Klee esprimeva un certo distacco scettico e ironico nei confronti della società e del suo tempo. Aveva un lato inafferrabile, misterioso, cupo....

C.H.: Molte persone lo consideravano misterioso perché era un uomo molto riservato. Ma è lui medesimo ad essere all’origine di questa mistificazione, ponendosi come un artista impossibile da cogliere veramente.

Direi piuttosto che Klee è prima di tutto un osservatore. Il suo diario indica chiaramente che egli analizzava se stesso e l’ambiente circostante con un’impietosa precisione e senza alcuna implicazione emotiva.

Quando era giovane poteva mostrarsi molto severo, poi con l’età il senso dell’umorismo ha preso il sopravvento.

swissinfo: Qualificato dai nazisti «artista degenerato» e allontanato dalla Germania, Paul Klee si è rifugiato in Svizzera nel 1933. Ha sofferto per questo esilio?

C.H.: Certamente sì, anche se a questo proposito non si è espresso molto. Ricordo soltanto che l’ascesa del nazismo coincide con l’apice della carriera internazionale di Klee. Era celebre, i suoi quadri si vendevano bene, i giornali parlavano di lui, anche se esprimevano delle critiche sulle caratteristiche avanguardiste del suo lavoro.

Ed ecco che bruscamente, come un colpo di spugna, ha dovuto lasciare tutto. Emigrando in Svizzera, dove mancava una vera e propria scena artistica, fu privato del lato culturale della sua vita.

Del resto, agli inizi, il suo lavoro esprimeva la gravità della crisi che stava attraversando. Non riusciva a rinnovarsi, era come paralizzato.

swissinfo: Nel 1935 fu colpito da sclerodermia, una malattia incurabile che lo condusse alla morte, nel 1940, a soli 60 anni. Che effetti ha avuto questa malattia?

C.H.: Un grande effetto. Nel 1936 Klee ha realizzato solo 25 opere, il numero più basso della sua carriera.

A partire dal 1937 la malattia imprime in Klee un nuovo slancio creativo e una straordinaria vitalità che si traducono in una creazione prodigiosa. Nel 1939 produce un migliaio di lavori, come se questa nuova crisi l’avesse aiutato a ripartire da zero.

swissinfo: Paul Klee ha trascorso i due terzi della sua vita in Svizzera, ma è morto come cittadino tedesco, poiché è stato naturalizzato post mortem. Che relazione aveva con la Svizzera?

C.H.: Una relazione piuttosto ambivalente. In Svizzera è nato, ma è cresciuto artisticamente a Monaco, una delle più celebri accademie d’Europa.

Occorre tuttavia precisare che ha sempre trascorso le vacanze a Berna, malgrado le tensioni familiari. Si identificava intensamente con i paesaggi svizzeri, ed era un appassionato camminatore.

La Svizzera gli stava tuttavia un po’ stretta e, malgrado i legami affettivi, considerava Berna troppo tranquilla, troppo borghese.

Intervista swissinfo, Isabelle Eichenberger
Traduzione, Françoise Gehring

Fatti e cifre

Paul Klee nasce il 18 dicembre 1879 a Münchenbuchsee, vicino a Berna.

Nel 1898 si trasferisce a Monaco, per studiare all'accademia d'arte.

Nel 1906 sposa la pianista Lily Stumpf. Il figlio Felix nasce nel 1907.

Nel 1916 viene arruolato dall'esercito tedesco. Riesce, come riservista, a continuare la sua attività artistica.

Nel 1920 riceve l'incarico di docente del Bauhaus di Weimar.

Nel 1931 insegna all'accademia di Düsseldorf.

Nel 1933, licenziato dai nazisti, fa ritorno in Svizzera.

Muore nel giugno del 1940 a Locarno-Muralto, a causa di una malattia autoimmunitaria rara.

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