"Servizi postali per tutti": pro o contro?

Uno smantellamento delle prestazioni del gigante giallo da fermare o un adattamento necessario ad un mercato in evoluzione e sempre più liberalizzato?

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 giugno 2004 - 11:58

Le opinioni di due deputati al Consiglio nazionale: il socialista Christian Levrat ed il radicale Peter Weigelt.

swissinfo: Diamo innanzitutto la parola ad uno dei promotori dell’iniziativa “Servizi postali per tutti”: Christian Levrat, consigliere nazionale socialista e presidente del sindacato della comunicazione. Ci spieghi il perché di questa vostra battaglia.

Christian Levrat: La Posta è un’importante spina dorsale della nostra economia e rappresenta un servizio fondamentale per i cittadini, soprattutto nelle regioni periferiche.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un suo reale smantellamento, in parte giustificato, in parte no. L’iniziativa vuole dare una risposta a questa tendenza.

Esigiamo una rete capillare d’uffici postali per permettere anche ai piccoli imprenditori ed agli abitanti delle regioni periferiche di beneficiare dei servizi postali. Non si tratta di cementare le strutture attuali, ma di fare in modo che le prestazioni postali restino accessibili a tutti.

Oggi continuiamo a disporre di una buona Posta, una Posta positiva per il paese, l’economia ed i cittadini. Ma ci sono dei limiti: lo smantellamento al quale assistiamo deve essere fermato, vanno definite chiare regole, va definito cos’è il servizio pubblico e come va finanziato.

swissinfo: Di tutt’altra opinione Peter Weigelt, consigliere nazionale radicale contrario all’iniziativa dei sindacati e delle associazioni dei consumatori.

Peter Weigelt: Il nostro non è un no alla Posta, ma un no al dominio della politica nei confronti di un’azienda che abbiamo coscientemente attrezzato come un’impresa privata.

Pure noi siamo naturalmente dell’opinione che la Posta debba garantire una presenza capillare sul territorio. Ciò è pure già previsto dalla legge.

Ma, più che le strutture o l’organizzazione, vanno mantenute le prestazioni, i servizi della Posta. In certi casi anche ricorrendo a soluzioni temporanee, flessibili, mobili.

Per noi è importante che la Svizzera mantenga una Posta di qualità, “di serie A”. Ma occorre considerare che il mercato è in evoluzione.

Infatti, pure i clienti della Posta hanno modificato il loro comportamento: SMS, e-mail e pagamenti elettronici stanno sostituendo il ricorso allo sportello per spedire lettere o effettuare pagamenti.

swissinfo: Oggi, secondo i dati forniti dalla Posta stessa, molti uffici postali non sono per niente redditizi, tanto che il finanziamento federale proposto per mantenere la struttura attuale potrebbe costare quasi mezzo miliardo di franchi all’anno. Christian Levrat, ma ne vale la pena?

Christian Levrat: Si parla spesso di questi deficit della rete degli uffici postali. Ma non è affatto vero: il deficit è creato attraverso meccanismi contabili all’interno dell’azienda Posta.

Quel che conta è che, lo scorso anno, la Posta nel suo insieme ha registrato un utile di 366 milioni di franchi. Un milione di franchi al giorno di utile! Un beneficio sostanziale.

Sulla base di queste cifre, non capiamo perché ci sia la necessità di smantellare. Bisogna ristrutturare, si possono sostituire delle prestazioni con altre. Ma ridimensionare l’accessibilità delle prestazioni, creando problemi alle piccole e medie imprese o alle regioni periferiche, sarebbe una cattiva strategia.

Provengo personalmente da un piccolo paese dove l’ufficio postale è stato chiuso. Nella mia valle, lunga circa 27 km, ormai non ne è rimasto aperto che uno.

Ciò rende ancor più difficile attirare nuove imprese. Non si tratta soltanto della Posta, bensì anche della ferrovia, l’infrastruttura stradale e quella delle telecomunicazioni. Tutti elementi vitali per garantire un minimo di crescita economica in tutte le regioni.

swissinfo: Secondo i fautori del sì, nel caso l’iniziativa fosse bocciata, lo smantellamento nelle regioni periferiche proseguirebbe. Cosa risponde Peter Weigelt?

Peter Weigelt: Anch’io mi considero un rappresentante delle regioni periferiche. Sono stato attivo politicamente nel Toggenburg, una zona che pure conosce delle difficoltà strutturali.

Ma, come ho già segnalato, decisive sono le prestazioni, che vanno mantenute, non tanto il fatto di vedere uno stabile od un veicolo dipinto di giallo.

Solo così si potrà mantenere un buon servizio riducendo i costi. Solo così la Posta potrà restare concorrenziale ed essere in grado di svolgere il suo mandato anche dal punto di vista aziendale.

Se l’iniziativa la spuntasse, la garanzia di sovvenzioni da parte dello Stato che ne conseguirà farà in modo che le riforme, assolutamente necessarie, non saranno realizzate. Entreranno in gioco ulteriori meccanismi politici e la capacità concorrenziale locale ed internazionale della Posta diminuirà ancora.

La Posta svizzera ha già perso numerose fette di mercato a beneficio di aziende straniere. Se il gigante giallo non sarà in grado di rispondere ai bisogni della popolazione e del mercato, le sue quote (e le relative prestazioni) caleranno ancora. A danno dei cittadini.

Oppure saranno gli stessi cittadini ad essere chiamati alla cassa per finanziare il tutto attraverso le imposte.

Interviste a cura di swissinfo, Marzio Pescia

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