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«Siamo rimasti sordi di fronte alle voci critiche»

(Keystone)

Davos e la crisi, la crisi e Davos: due termini indissociabili in questo 2009, spiega il direttore generale del Forum economico (WEF) André Schneider, che invita le parti a un mea culpa generale.

Responsabile operativo, André Schneider è arrivato al WEF nel 1998 dopo una carriera in campo musicale e informatico. Ricopre anche il ruolo di vice presidente del consiglio di fondazione del Forum economico, in programma dal 28 gennaio al 1° febbraio a Davos.

swissinfo: L'edizione 2009 ha segnato un primato in fatto di partecipazione. Come si spiega questo interesse ?

André Schneider: In questo periodo di crisi, caratterizzato da una grande insicurezza, il bisogno di condividere le proprie preoccupazioni si fa sempre più impellente. La gente ha compreso la necessità di dialogare con i responsabili di altri settori economici e di diverse regioni del mondo, con i politici e con la società civile.

Il forum di Davos è l'unico luogo informale di incontro dove poter analizzare assieme da dove veniamo e vagliare le possibili soluzione su dove e come andare avanti.

swissinfo: L'impressione è che siano più che altro i responsabili dell'attuale crisi a partecipare al forum...

A.S.: Sono a Davos perché devono essere implicati nella ricerca di una soluzione. Si tratta dei principali dirigenti della finanza e non è possibile elaborare una strategia futura escludendoli da ogni discussione. La crisi ha mostrato in modo più che evidente quanto questo settore sia importante per noi!

D'altra parte, sono numerosi i partecipanti al forum – attivi in ambiti diversi – che non hanno alcuna responsabilità in questa crisi, ma ne subiscono comunque le conseguenze. Bisogna essere onesti: non tutti gli attori economici hanno svolto un ruolo analogo dall'inizio della crisi...

swissinfo: Cosa può fare Davos di fronte a una crisi sistemica, che sconvolge le ideologie di molti?

A.S.: Prima di tutto questo forum permetterà di lanciare il dibattito sulle azioni intraprese a corto termine. Non bisogna dimenticare che l'inizio della crisi è legato anche alla scelta della banca centrale americana di fissare un tasso direttore molto basso. E inoltre, bisogna fare attenzione a non provocare un'ulteriore crisi che, secondo la nostra esperienza, sarà ancora peggiore di quella attuale.

In secondo luogo, Davos faciliterà la discussione sulle strategie economiche future che dovranno integrare anche una dimensione di sostenibilità. Se la crescita economica è indispensabile per far fronte alle sfide mondiali, bisogna prendere in considerazione anche le diverse forme di economia sostenibile, attenta alle sfide climatiche ed ecologiche.

swissinfo: L'arrivo della crisi non era stato previsto da molti, nemmeno nella cerchia di Davos...

A.S.: Non è assolutamente vero. Ne avevamo discusso già due anni fa, nel quadro di dibattiti particolarmente accesi. Ognuno deve però assumersi le proprie responsabilità: noi non siamo stati in grado di ascoltare le voci critiche e i segnali all'orizzonte.

Bisogna anche considerare che il WEF non è un governo. Non prendiamo decisioni, ma cerchiamo soltanto di lanciare dei dibattiti critici che permettano alle autorità di identificare le sfide future, i rischi da assumersi e le scelte possibili.

Abbiamo visto chiaramente lo scorso anno che quando tutti propendono per una direzione – politicamente corretta – è difficile far passare questo tipo di messaggio.

Forse, grazie alla crisi, queste voci critiche saranno maggiormente ascoltate e verranno prese in considerazione le sfide reali, già affrontate lo scorso anno a Davos, ma di cui non tutti hanno tenuto conto.

swissinfo: La crisi economica e finanziaria non rischia piuttosto di far passare in secondo piano gli altri problemi?

A.S.: È una sfida per tutti noi. Bisognerà parlare della crisi finanziaria e della crisi economica che ne consegue. Ma si tratterà anche di affrontare le altre sfide, come il cambiamento climatico, la crisi alimentare, la crisi energetica, l'acqua e altre ancora. Queste difficoltà non scompariranno da sole.

Se non troviamo una risposta alla crisi economica e finanziaria che integri anche queste sfide, dovremmo accettare il fatto di doverci confrontare a una nuova crisi tra cinque anni, e poi alla seguente, in una spirale sempre più negativa.

Intervista swissinfo, Pierre François Besson
(Traduzione e adattamento, Stefania Summermatter)

WEF, 39a edizione

Origine Il Forum economico mondiale è stato fondato da Klaus Schwab nel 1971 a Davos, inizialmente con il nome di Management Symposium.

Forma Si tratta di una fondazione di diritto pubblico senza fini di lucro. Finanziata da un migliaio di imprese internazionali ha la sua sede principale a Cologny, nel canton Ginevra.

NY. Dal 1971 il WEF organizza l'incontro annuale nella località grigionese. L'unica eccezione è stata l'edizione 2002, trasferita a New York, in segno di omaggio alle vittime degli attentati dell'11 settembre 2011.

Slogan. L'edizione 2009 è intitolata "Ridisegnare il mondo del dopo crisi» e accoglie oltre 2'500 partecipanti provenienti da 96 paesi, dal 28 gennaio al 1° febbraio.

Partecipanti. Tra le personalità attese figurano Vladimir Putin, Angela Merkel, i primi ministri cinese Wen Jiabao, giapponese Taro Aso e britannico Gordon Brown, i ministri francese Bernard Kouchner e Christine Lagarde, il segretario generale dell'ONU Nam Ki-Moon.

Per tutti. A margine della riunione annuale, per la settima volta la Federazione delle chiese protestanti di Svizzera e il WEF organizzano l'Open Forum, che è aperto anche al grande pubblico.

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