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1° Maggio: i lavoratori ricaricano le batterie

Vasco Pedrina è stato eletto l'anno scorso alla testa di Unia, il più grande sindacato svizzero

(Keystone)

Per Vasco Pedrina, i cambiamenti politici del 2003 hanno accentuato gli scompensi sociali e le tensioni tra padronato e sindacati.

In un'intervista a swissinfo, il copresidente di Unia si sofferma sulle battaglie che attendono il principale sindacato svizzero.

swissinfo: Signor Pedrina, lei ha cominciato già una ventina di anni fa a tenere discorsi in occasione del 1° Maggio. Il significato di questa giornata è ancora oggi lo stesso per lei?

Vasco Pedrina: Il primo maggio è ancora oggi la giornata in cui in tutto il mondo si manifesta per i valori di solidarietà, giustizia sociale, libertà e, non da ultimo, di pace. Sono questi, da sempre, i pilastri del mondo del lavoro e della lotta sindacale.

Per chi vi partecipa – e anche per chi, come me, interviene alla tribuna degli oratori - il 1° Maggio è soprattutto una giornata di riflessione e di bilanci. Ma anche un momento per ricaricare le batterie in vista di nuove battaglie in campo sociale.

swissinfo: A proposito di battaglie, negli ultimi mesi i rapporti tra sindacati e padronato sembrano diventati più tesi. Lo constata anche lei nel suo lavoro quotidiano?

V.P.: Purtroppo, sì. Ed è, tra l'altro, una conseguenza degli spostamenti a destra che si sono verificati oltre un anno fa all'interno del parlamento e del governo svizzero. Nelle associazioni dei datori di lavoro sentiamo crescere la corrente molto ideologizzata legata alle tesi dell'UDC, ma anche alle fabbriche di pensiero padronali, come Avenir Suisse.

E ad accentuare le tensioni vi è pure la politica di risparmi su tutti i fronti condotta dai poteri pubblici, che tagliano addirittura posti di lavoro. Oltre a creare disoccupazione e nuovi scompensi sociali, questa politica sta frenando i consumi e quindi il rilancio della macchina economica.

swissinfo: Mentre la Confederazione taglia posti di lavoro, il settore privato stenta a creare nuovi impieghi. Eppure le grandi aziende svizzere hanno conseguito nel 2004 utili in forte progressione e, in alcuni casi, addirittura da primato.

V.P.: È un fatto che deve scandalizzare. Questa politica neoliberale - che si manifesta anche nel settore dei servizi, come le banche e le assicurazioni – sta allargando il fossato tra la maggioranza dei salariati, con un potere di acquisto sempre più basso, e i manager che diventano sempre più ricchi e, ormai, non hanno più alcun scrupolo morale neppure in Svizzera.

Mentre crescono i redditi dei manager, aumentano anche le persone che hanno difficoltà a tirare la fine del mese. Il 1° Maggio è pure l'occasione per lanciare un appello ad un cambiamento di rotta. È nell'interesse del consenso tra i partner sociali e dello sviluppo di una società civile e democratica.

swissinfo: L'economia svizzera registra da molto tempo un tasso di crescita definito anemico. Quali sono le ricette dei sindacati per rilanciare il motore economico?

V.P.: Da diversi anni si denota che il settore delle esportazioni se la cava bene, mentre è l'economia interna ad avere problemi. Il miglior modo per far ripartire la macchina economica è quindi quello di sostenere il consumo. Bisogna pertanto rafforzare la crescita del potere di acquisto dei salariati, con una ripartizione più giusta della torta economica.

D'altro canto è auspicabile da parte dello Stato una politica di investimenti nei settori di avvenire. La combinazione di questi due fattori, assieme ad una buona politica monetaria, può permettere alla Svizzera di avere tassi di crescita superiori a quelli attuali.

swissinfo: Le imprese svizzere non si limitano ad esportare, ma stanno anche delocalizzando sempre più, facendo valere costi di produzione e quindi di personale troppo alti. Una tendenza preoccupante?

V.P.: Le delocalizzazioni non costituiscono un grosso problema, se le aziende sono in grado di innovare, di sviluppare nuovi prodotti e servizi anche in Svizzera. È il caso ad esempio dell'industria farmaceutica, che ha aperto nuovi stabilimenti all'estero, ma mantiene una forte produzione anche in Svizzera.

Per la Svizzera è quindi importante puntare su una produzione di beni e di servizi ad alto valore aggiunto. E, per questo, è indispensabile avere un personale qualificato e motivato. Un personale che va trattato correttamente a livello di condizioni di lavori, perché solo in questo modo si ottiene una vera motivazione.

swissinfo: Tra i temi che preoccupano maggiormente i sindacati vi è il progetto di estensione dell'accordo di libera circolazione delle persone ai 10 nuovi membri dell'UE. Le misure adottate dal Parlamento bastano per evitare un dumping salariale?

V.P.: Queste misure di accompagnamento rappresentano un passo in avanti importante, che abbiamo ottenuto dopo un dura lotta da un parlamento sempre meno sensibile ai problemi sociali. Sussistono però ancora diversi punti interrogativi. Innanzitutto queste misure devono anche essere applicate dai vari Cantoni. E, in alcuni Cantoni, la battaglia si preannuncia tuttora molto difficile.

Inoltre, le misure di accompagnamento possono avere effetto solo se poggiano su dei veri pilastri, ossia dei contratti collettivi di lavoro solidi, per evitare ad esempio un dumping salariale. In questo ambito siamo alquanto preoccupati dal fatto che in alcuni settori, come quello dell'edilizia, i datori di lavoro stanno addirittura cercando di indebolire il tessuto contrattuale. In tal caso diventerebbe per noi molto difficile convincere la nostra base a votare in favore di queste aperture verso l'Europa.

swissinfo, intervista a cura di Armando Mombelli

Fatti e cifre

Nato il 28 giugno 1950 ad Airolo, Vasco Pedrina ha frequentato la Scuola di commercio di Bellinzona e ha studiato economia politica all'Università di Friborgo.
Attivo nel sindacalismo dagli anni '80, Pedrina ha diretto per molti anni il Sindacato edilizia e industria (SEI).
Nel 1999 è stato nominato vice-presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS).
Dal 2005 ha assunto la copresidenza di Unia, assieme a Renzo Ambrosetti, pure originario del Canton Ticino.

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In breve

Il sindacato Unia è stato fondato nell'ottobre 2004 in seguito alla fusione tra SEI, FLMO, FCTA, unia e actions.

Con oltre 200'000 associati e un centinaio di segretariati, Unia è il più grande sindacato svizzero.

L'organizzazione interprofessionale è il partner in circa 500 contratti collettivi di lavoro, a cui fanno riferimento un milione di lavoratori.

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