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100 anni di manifesti politici - a colori

100 anni di cartelloni per le votazioni in un'immagine: ogni striscia mostra il colore più prominente dei manifesti, in ordine cronologico da sinistra a destra. swissinfo.ch

In Svizzera ci sono più votazioni popolari a livello nazionale di qualsiasi altro Paese. Nonostante la digitalizzazione, il buon vecchio manifesto rimane uno strumento importante durante la campagna. Sguardo agli ultimi 100 anni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 gennaio 2021 - 00:00

Grazie alla democrazia diretta, i cittadini svizzeri possono votare quattro volte all'anno su questioni rilevanti. Negli ultimi 100 anni, l'elettorato è stato consultato su quasi 600 oggetti solo a livello nazionale.

Ciò significa che quando finisce una campagna ne inizia un’altra. Uno strumento importante in questo senso è da sempre stato il manifesto. La banca dati delle votazioni Swissvotes consente di accedere a 680 cartelloni digitalizzati che sono stati utilizzati negli ultimi 100 anni. Li abbiamo osservati da vicino, prestando particolare attenzione ai colori.

Scelta limitata di colori negli anni Venti

Nei primi anni, la scelta dei colori dei cartelloni per le votazioni era limitata dalle possibilità tecniche. "I primi manifesti erano per lo più litografie e per ogni colore era necessaria una pietra diversa, che era pur sempre una voce di bilancio", spiega Bettina Richter, curatrice della collezione di manifesti del Museo di arti figurative di Zurigo.

Ciò diventa evidente quando si guardano i colori principali degli anni Venti. Nell'illustrazione seguente, ogni striscia mostra il colore medio di un cartellone, in ordine cronologico da sinistra a destra.

Colori dei manifesti prima della Seconda guerra mondiale. swissinfo.ch

"Con la stampa offset e la serigrafia, intorno al 1950 sono apparse possibilità completamente diverse", dice Richter. Di conseguenza, i manifesti degli ultimi dieci anni sono stati molto più variegati nei colori rispetto a quelli della prima metà del XX secolo.

Colori dei manifesti dal 2010. swissinfo.ch

La riduzione del colore come elemento stilistico

La ridotta gamma cromatica sui cartelloni degli anni Venti e Trenta - cioè all'epoca della lotta di classe in Svizzera - ha comportato anche campagne politiche scialbe? Niente affatto, anzi. "A quei tempi, sono stati ideati soggetti spaventosi usando immagini molto semplici e in bianco e nero, poiché in questo modo si impressionava maggiormente l'osservatore", spiega il politologo e specialista di campagne Mark Balsiger. Sono stati in particolare i poli politici, soprattutto i comunisti e i fascisti, a ricorrere sistematicamente alle provocazioni, sottolinea.

Cartellone del Partito comunista contro il prolungamento della scuola reclute da 67 a 90 giorni, realizzato da Theo Ballmer nel 1935. Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, ZHdK (alle rechte Vorbehalten)

Anche Bettina Richter rileva che "l'intero dialogo tra i partiti era molto più polemico e provocatorio all'epoca. La scelta limitata dei colori non è stata un ostacolo e anzi ha probabilmente contribuito a veicolare messaggi chiari e semplici".

Simili a cartelloni pubblicitari dagli anni Sessanta

Un'ulteriore ragione del forte impatto dei primi cartelloni è da ricercare nel modo in cui sono stati creati, osserva Bettina Richter: "Negli anni Venti, gli artisti pubblicizzavano cause con cui potevano identificarsi in maniera diretta. Inoltre, ricevevano relativamente poche direttive dai loro clienti e godevano di una grande libertà creativa. Hanno così creato immagini piuttosto incisive".

La situazione è cambiata con l'avvento delle agenzie negli anni Sessanta. "Le agenzie oggi funzionano principalmente come fornitori di servizi, indipendentemente dal partito", rileva Richter. I manifesti politici sono così diventati meno interessanti e sempre più simili ai normali cartelloni pubblicitari. "Nei manifesti attuali, l'innovazione grafica o i messaggi ambigui sono rari".

Questo potrebbe anche essere dovuto ai comitati di voto, dice Balsiger: "Sono clienti esigenti e sovente molto eterogenei. La scelta del soggetto si riduce quindi spesso a un compromesso".

I manifesti della destra conservatrice nel mondo

Negli anni Novanta, la provocazione è tornata sui cartelloni per le votazioni su impulso dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Secondo Balsiger, l'UDC - assieme a partiti ed organizzazioni con un orientamento politico simile - ha ripreso sostanzialmente la retorica degli anni Trenta. "Quasi un ritorno alle origini: provocazioni, esagerazioni, attacchi agli avversari, ciò che non accadeva dalla fine della Seconda guerra mondiale".

Bettina Richter concorda: "Il fatto che i manifesti dell'UDC facciano scalpore ancora oggi è legato al loro carattere molto polemico. Spesso vengono usati un linguaggio visivo e una retorica delle immagini che ricordano i primi tempi del manifesto politico, cioè gli anni Venti. Questo include l'uso insensibile di spauracchi e una visione del mondo monodimensionale e in bianco e nero".

La gamma cromatica ricorda anch'essa quella degli anni Trenta, con una predominanza delle tonalità di bianco, nero e rosso.

Questo manifesto dell'UDC è stato realizzato dall'agenzia GOAL in occasione dell'iniziativa popolare sui minareti nel 2009. Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, ZHdK

L'agenzia all'origine della maggior parte dei noti manifesti dell'UDC è GOAL, gestita da Alexander Segert. "Sono persuasa che la qualità del contenuto dei cartelloni sia sempre più alta, se a disegnarli sono persone con una forte convinzione politica, cioè designer e agenzie che condividono il messaggio del manifesto. Nel caso dei poster dell'UDC, è evidente che dietro c'è qualcuno che si identifica con quanto trasmesso dai cartelloni. Alexander Segert ha sviluppato un proprio linguaggio visivo che, con il suo stile vignettistico, è fuori dal comune ma decisamente affascinante", afferma Bettina Richter.

Queste qualità hanno suscitato interesse anche all'estero. Le idee scaturite dalla collaborazione tra UDC e GOAL sono state copiate in tutto il mondo. Ad esempio, dalla Lega Nord in Italia, ma anche dai partiti di estrema destra in Germania, Belgio e Repubblica Ceca, ai quali l'UDC preferisce non essere associata. Il controverso manifesto dell'iniziativa popolare per il divieto dei minareti in Svizzera - accettata alle urne nel 2009 - dopo qualche anno è arrivato addirittura in Australia, dove è stato esibito durante una manifestazione contro l'islamizzazione.

All'estero, il successo dei manifesti provocatori dell'UDC è spesso stato interpretato come un segnale preoccupante dell'aumento del razzismo in Svizzera. Nel 2007, l'allora relatore speciale dell'ONU sul razzismo e la xenofobia, Doudou Diène, si è rivolto direttamente al governo svizzero per esprimere il suo disappunto nei confronti della campagna dell'UDC.

Poca opposizione dal centro e dalla sinistra

I partiti più moderati e di sinistra erano per lo più riluttanti ad assecondare questa retorica e di conseguenza avevano poco da contrapporre all'efficace linguaggio dei manifesti della destra conservatrice.

Distinguersi nella giungla di manifesti senza ricorrere a polemiche o provocazioni è un compito difficile. "Il messaggio deve passare ed essere compreso in due secondi. È una sfida enorme per chi lo crea", afferma Mark Balsiger.

A volte, però, anche la sinistra è riuscita ad essere abilmente provocatoria.

Manifesto dell'artista ginevrino Exem, "il controppunto della sinistra all'UDC", realizzato per un'inizativa del Gruppo per una Svizzera senza esercito. Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, ZHdK

Bettina Richter rammenta i manifesti a fumetti di Ginevra degli anni Ottanta e Novanta, in particolare quelli di Exem. L'artista non ha esitato a usare una retorica simile a quella dell'UDC, utilizzando simboli chiari e spauracchi: "Nel contesto dei cartelloni per le votazioni, questo è il contrappunto della sinistra all'UDC, ma con un design migliore e un contenuto dalla qualità più raffinata e a più profonda".

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