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2003 – per Swiss un anno da dimenticare

Partita con piani ambiziosi, la compagnia ha dovuto rivedere più volte la strategia

(Keystone)

Perdite per centinaia di milioni, la cancellazione di 3'700 posti di lavoro e riserve finanziarie agli sgoccioli. La compagnia aerea lotta ancora per la sopravvivenza.

L'adesione all'alleanza dei cieli Oneworld e la ripresa congiunturale rischiarano però l’orizzonte per il 2004 e si punta all'equilibrio finanziario.

Il 2003 è stato un «annus terribilis» per Swiss. Alla già difficile stagione economica, si sono aggiunti fattori negativi come la guerra in Iraq e la crisi innescata dall'epidemia di polmonite atipica Sars, mettendo alla prova tutta l’aviazione civile.

La compagnia aerea nazionale era nata come reazione d’orgoglio al fallimento di Swissair. In uno storico accordo fra pubblico e privato, la compagnia era partita con le casse piene e un ambizioso programma.

Malgrado avesse le spalle coperte, la compagnia ha dovuto operare profondi tagli, trasformandosi profondamente.

Swiss, che all'inizio dell'anno contava oltre 10mila dipendenti a tempo pieno, è stata costretta a mettersi a dieta: al termine della ristrutturazione, che secondo il portavoce Claude Donzel sarà portata a termine «entro febbraio o marzo», l'organico sarà ridotto a 6'500 persone.

Dieta a tappe


Il primo «business plan» prevedeva che la compagnia uscisse dalla cifre rosse già nel 2003, ma l'obiettivo - diventato irrealistico - è stato abbandonato in febbraio, quando Swiss ha annunciato la soppressione di 700 posti di lavoro e la riduzione della flotta di 20 apparecchi in concomitanza con l'entrata in vigore dell'orario estivo. La riduzione del personale si aggiungeva ai 300 impieghi già cancellati nell'autunno precedente.

A maggio, Swiss ha abbandonato la filosofia «haut de gamme» elaborata dal designer canadese Tyler Brûlé. Per i voli continentali si voleva dunque rinunciare alla traccia lasciata da Swissair, definita dalla qualità del servizio.

In autunno avrebbe dovuto prendere forma «Swiss Express», una filiale regionale, chiamata a fare concorrenza alle compagnie «low cost», nel frattempo divenute sempre più numerose (sono 17 quelle che operano in Svizzera) e sempre più aggressive dal profilo del marketing. Nelle intenzioni dei promotori avrebbe accolto 900 dipendenti di Swiss.

Ma il grande «choc» dell'anno 2003 risale al 24 giugno, quando Swiss rende nota un'ulteriore cura dimagrante che comporta la soppressione di ulteriori 3'000 posti di lavoro e la cancellazione di 25 destinazioni. Obiettivo della direzione: comprimere la spesa di 1,6 miliardi di franchi.

Swiss Express non ha mai visto la luce, ma la compagnia elvetica non ha rinunciato a battersi sullo stesso terreno dei vettori a basso costo. Nell'intento di riempire al massimo i propri aerei Swiss da agosto offre biglietti a prezzi scontati, che vende attraverso internet seguendo così il modello della concorrenza.

Riserve agli sgoccioli

A fine settembre Swiss aveva annunciato sui primi nove mesi dell'anno una perdita secca di 609 milioni di franchi a fronte di un fatturato di 3,1 miliardi. L'esercizio 2002 si era chiuso con un passivo di 980 milioni, mentre il volume di affari si era attestato a 4,3 miliardi.

Le incognite rimangono tuttavia dietro l'angolo e una nuova epidemia di Sars potrebbe rimettere tutto in discussione. Continuando a questo ritmo, le riserve finanziarie saranno ben presto finite.

Da tre mesi la compagnia sta trattando con le banche per la concessione di una linea di credito che potrebbe raggiungere i 500 milioni di franchi, ma finora non è stato possibile raggiungere un'intesa.

Le difficoltà incontrate con gli istituti bancari ha fatto dubitare gli investitori e il titolo Swiss è in calo costante. L'azione, che all'inizio dell'anno era scambiata a 20 franchi, ha chiuso lunedì sera le contrattazioni a 9,1 franchi: sull'arco dei dodici mesi il titolo ha quindi perso il 56,7 per cento del suo valore.

Fiducia incontaminata

La direzione continua però a dirsi fiduciosa. Il 2003 annovera infatti anche un aspetto positivo, ossia l'adesione all'alleanza dei cieli Oneworld, capeggiata dalla compagnia britannica British Aiways.

Swiss ha sempre dichiarato che la sua sopravvivenza era strettamente collegata all'adesione a una delle tre grandi alleanze mondiali, con le quali aveva intavolato negoziati sin dall'autunno del 2001.

Più piccola e più agile rispetto agli inizi e integrata in una rete mondiale di collegamenti, Swiss punta nel 2004 all'equilibrio finanziario. Per il 2005, ha detto il portavoce Donzel, l'obiettivo è di generare utili. I mezzi liquidi disponibili si fissavano a settembre a 614 milioni di franchi, una somma ritenuta sufficiente dalla direzione nel quadro dell'attuale programma commerciale.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nei primi nove mesi del 2003 Swiss ha registrato un fatturato di 3,1 miliardi e una perdita di 609 milioni di franchi
L'esercizio 2002 si era chiuso con un passivo di 980 milioni, il volume di affari si era attestato a 4,3 miliardi
Attualmente le riserve raggiungono 614 milioni di franchi

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In breve

Swiss è nata nel marzo 2002, dopo la fine della moratoria concordataria concessa a Swissair dal settembre del 2001.

Partita con un capitale misto, pubblico e privato, la compagnia ha ripreso parte del servizio aereo che era di Swissair, ma non tutti gli altri servizi di terra, venduti ad altri operatori durante le procedure di fallimento.

Con circa 10'000 impiegati, Swiss prevedeva un’ambiziosa offerta di destinazioni intercontinentali e europee. Swissair dava lavoro a oltre 70'000 persone.

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