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6 mesi di ansia

I quattro svizzeri detenuti per sei mesi nel Sahara

(Keystone Archive)

Svanite nel nulla tra febbraio e marzo, le tracce dei 32 turisti europei scomparsi nel Sahara hanno potuto essere ritrovate solo dopo settimane di ricerche.

La liberazione ha fatto seguito ad una lunghissima trattativa con i rapitori e le autorità algerine e maliane.

Mesi di incertezza

Il destino degli scomparsi nel Sahara ha tenuto col fiato sospeso per mesi i parenti, politici e diplomatici. I quattro svizzeri erano scomparsi in Algeria a fine febbraio, assieme a 28 altri turisti europei.

In un primo tempo si pensava che i turisti si fossero persi, magari in seguito ad una tempesta di sabbia. Ma le ricerche, iniziate quasi subito nel triangolo compreso tra Ouargla (800 chilometri a sud di Algeri), Djanet (1700 chilometri a sud-est di Algeri) e Tamanrasset (1900 chilometri a sud di Algeri), non avevano dato nessun risultato: niente corpi, niente tracce.

La pista del rapimento

Poi col passare delle settimane, si è sempre più consolidata la pista del rapimento. Per far luce sulla sorte dei loro cittadini e appoggiare gli sforzi delle autorità locali, i governi dei paesi d'origine dei turisti avevano inviato i loro investigatori dapprima in Algeria e poi in Mali.

In base a quanto emerso in seguito, gli ostaggi erano stati rapiti a gruppi, in sette occasioni diverse. Il primo attacco a scapito di un gruppo di turisti europei, in viaggio senza guida, era avvenuto a metà febbraio.

Nelle mani dei rapitori sono finiti in totale 32 turisti, sedici tedeschi, dieci austriaci, quattro svizzeri, uno svedese ed un olandese.

Dall'Algeria al Mali

A metà maggio, forze speciali dell’esercito algerino erano riuscite a liberare un primo gruppo di 17 prigionieri (6 tedeschi, 10 austriaci e uno svedese). Probabilmente per evitare un nuovo intervento, alcune settimane fa i rapitori hanno spostato in Mali gli ostaggi rimanenti nelle loro mani.

La loro liberazione è il frutto di lunghissimi negoziati avviati con i rapitori e le autorità del Mali e dell'Algeria. Per una donna tedesca, deceduta in luglio in seguito alle difficili condizioni di detenzione, anche queste trattative sono giunte troppo tardi.

Ultime ore di apprensione

Liberati lunedì sera in una zona nord-orientale del Mali, gli ultimi 14 ostaggi hanno dovuto ancora sopportare martedì un lungo viaggio di 500 chilometri sulle piste del Sahara, dalla regione di Tessalit fino alla città di Gao.

Da qui sono stati trasportati da un velivolo militare tedesco fino a Bamako, dove sono stati ricevuti dallo stesso presidente Amadou Toumani Touré.

Il capo di Stato del Mali ha tenuto a rimettere personalmente i malcapitati turisti nelle mani dei rappresentanti delle autorità dei loro paesi di origine.

Mercoledì mattina hanno quindi potuto nuovamente rimettere piede a casa loro, dopo un viaggio notturno che da Bamako ha fatto dapprima tappa a Colonia.

Motivazioni ancora oscure

In base alle informazioni dei servizi segreti, gli autori del rapimento apparterrebbero al Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento.

Il gruppo, di matrice islamica, figura tra le fazioni meglio organizzate e armate che lottano da anni contro il regime militare in Algeria.

Nato in seguito ad una scissione all'interno del Gruppo islamico armato, il movimento dei Salafisti è sospettato di aver allacciato negli ultimi anni contatti con la rete terroristica internazionale di Al Qaida.

Il Gruppo salafista avrebbe spostato al sud dell’Algeria il proprio centro di attività per controllare un nodo importante del contrabbando, soprattutto di armi, e «disturbare» il centro petrolifero del nord Africa.

Non si conoscono ancora le ragioni del rapimento, destinato forse a finanziare la lotta armata oppure a sostenere rivendicazioni politiche.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

In febbraio e marzo erano stati rapiti 32 turisti nel sud dell'Algeria;
A metà maggio erano stati liberati 17 ostaggi;
Nel gruppo ancora prigioniero si trovavano quattro svizzeri, 9 tedeschi e un olandese;
I rapitori appartengono probabilmente a un gruppo di matrice islamica.

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