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A Basilea il tedesco obbligatorio a partire da tre anni?

Insegnare il tedesco tramite dei giochi già all'asilo? A Basilea ciò potrebbe diventare realtà nel 2010

(Keystone)

I bambini stranieri di più di tre anni che parlano male tedesco potrebbero essere obbligati a partecipare a gruppi di gioco per imparare la lingua. Il progetto – una prima svizzera – è al vaglio a Basilea Città.

L'obiettivo delle autorità cantonali è di favorire l'integrazione e le pari opportunità. I maestri d'asilo dubitano dal canto loro della fattibilità del progetto.

A Basilea Città un bambino su due che giunge all'asilo non è di madre lingua tedesca; un terzo (circa 500) ha lacune linguistiche tali da pregiudicargli la carriera scolastica.

"Per questo occorre limitare i diritti dei genitori in favore dei diritti dei bambini", ha dichiarato il direttore cantonale dell'istruzione Christoph Eymann, giustificando l'obbligatorietà dei corsi.

Il progetto, presentato lunedì, prevede che genitori e figli vengano convocati a un incontro, durante il quale le conoscenze linguistiche dei pargoli vengono valutate "senza effettuare alcun test", ha sottolineato il responsabile cantonale delle scuole Pierre Felder.

Gruppi di gioco

I bambini che manifesteranno lacune linguistiche dovranno partecipare due volte alla settimana – a patto che il progetto vada in porto – a gruppi di gioco dove impareranno il tedesco divertendosi insieme con docenti appositamente formati.

Non si tratta di veri e propri corsi di lingua, bensì di attività e di giochi che favoriscono l'apprendimento dell'idioma, ha sottolineato Pierre Felder

I corsi saranno obbligatori, poiché molti genitori non si rendono conto dell'importanza dell'apprendimento precoce della lingua.

Un progetto simile esiste già a Zurigo, ma la partecipazione non è obbligatoria.

Dubbi sulla fattibilità

Marie-Hélène Stäger, dell'associazione dei maestri d'asilo, approva l'idea, ma esprime dei dubbi sulla sua fattibilità.

"L'educazione si basa sulla lingua e quindi sono a favore. Rimangono però aperte diverse questioni su come questo progetto possa essere messo in pratica".

"Non riesco ad immaginarmi come possa essere possibile effettuare una selezione e decidere quali bambini devono o non devono partecipare a questi corsi".

Dubbi sono espressi anche dall'Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice), che ha fatto della questione dell'integrazione degli stranieri uno dei suoi cavalli di battaglia.

Secondo il parlamentare Jean-Henri Dunant, intervistato dal Tages Anzeiger, lo Stato non può forzare i bambini, soprattutto così piccoli, a partecipare a simili corsi.

Il progetto, che dovrebbe costare 1,5 milioni di franchi all'anno, sarà sottoposto a una procedura di consultazione tra gli ambienti interessati quest'anno. La necessaria revisione legislativa è prevista nel 2009, mentre i primi gruppi ludico-linguistici dovrebbero essere proposti nel 2010.

swissinfo e agenzie

Stranieri

In Svizzera vivono circa 1,57 milioni di persone di origine straniera. La maggioranza - 960'000 - provengono da paesi europei.

Due terzi di loro hanno un permesso di residenza permanente.

Nel 2007 oltre il 10% degli immigrati giunti in Svizzera si sono iscritti in una scuola elvetica.

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Autonomia cantonale

In Svizzera ogni cantone gode di un'ampia autonomia in materia di sistema scolastico, ad esempio per quanto concerne il programma o le vacanze. In pratica non si può parlare di sistema scolastico svizzero, bensì di 26 sistemi cantonali.

La maggior parte dei bambini inizia il suo cursus scolastico all'età di sette anni, dopo aver frequentato uno o due anni di asilo. La scuola dell'obbligo dura generalmente nove anni.

La Conferenza dei direttori cantonali della pubblica istruzione cerca di assicurare una certa coerenza tra i cantoni. Nel giugno del 2007, i cantoni hanno approvato un concordato (Harmos) per rafforzare l'armonizzazione della scuola obbligatoria.

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