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A Gaza uno "spettacolo allucinante"

Infanzia traumatizzata in mezzo alle macerie di Gaza

(Keystone)

I quattro parlamentari svizzeri recatisi nella Striscia di Gaza dopo l'operazione "piombo fuso" dell'esercito israeliano sono di ritorno in patria. La testimonianza del deputato Verde Antonio Hodgers, intervistato da swissinfo.

Non si tratta di una delegazione ufficiale. Ed è un po' per caso che i suoi quattro componenti sono di sinistra. Per organizzare la missione, il deputato comunista vodese Josef Zisyadis ha scritto a quei colleghi del parlamento nazionale che in dicembre hanno firmato l'appello contro il blocco di Gaza. Si tratta di una quindicina di deputati, fra cui anche alcuni di destra.

"Ma gli impegni dei singoli hanno fatto sì che fossimo disponibili in quattro", spiega Josef Zisyadis. Assieme al deputato comunista, sono partiti i socialisti Carlo Sommaruga e Jean-Charles Rielle e l'ecologista Antonio Hodgers, raggiunto telefonicamente da swissinfo lunedì, quando il quartetto elvetico si apprestava a passare il confine l'Egitto a Rafah.

swissinfo: Partite dalla Striscia di Gaza un giorno dopo il previsto. Che difficoltà avete incontrato all'entrata e all'uscita?

Antonio Hodgers: L'entrata è stata piuttosto facile. Avevamo delle lettere dell'ambasciata svizzera, che ha lavorato bene e molto rapidamente. Abbiamo passato il valico in sole due ore, mentre per esempio un gruppo di medici turchi ha dovuto aspettare per oltre 30 ore.

Al ritorno, invece, non siamo potuti uscire ieri a causa dei sorvoli aerei. E adesso ci dicono che Israele aveva dato quattro giorni di tempo a tutti gli stranieri per lasciare il territorio. Ciò dovrebbe indicare la ripresa delle ostilità. Ma non c'è alcuna conferma.

swissinfo: Nei tre giorni sul posto avete visto i luoghi e incontrato civili, rappresentanti delle organizzazioni non governative (Ong) e funzionari delle Nazioni Unite. Qual è la sua impressione?

A.H.: Le devastazioni sono impressionanti. Nei quartieri settentrionali della città di Gaza abbiamo visto ettari di macerie. Tutto è stato raso al suolo: case, infrastrutture, piccole industrie. Dapprima con le bombe, poi con i carri armati.

È allucinante da vedere e si fatica a capire quale potesse essere l'obiettivo militare di una simile distruzione sistematica.

swissinfo: Eppure l'offensiva avrebbe dovuto essere mirata, contro Hamas.

A.H.: Ci sono stati mostrati i resti di un edificio di quattro piani nel quale abitava un rappresentante di Hamas. È stato ucciso con tutta la famiglia. Ma ci si può immaginare che anche gli altri inquilini abbiano fatto la stessa fine. Così come tutti i vicini di quel quartiere densamente abitato.

Ci sono effettivamente state distruzioni mirate. Ma i ministeri, i posti di polizia, le scuole erano centri di Hamas? E se Israele voleva eliminare Hamas, perché ha distrutto il 30% degli uliveti e dell'agricoltura palestinese?

Quanto abbiamo visto durante questo viaggio non corrisponde alla versione ufficiale. Non c'è alcuna proporzione fra l'obiettivo dichiarato di abbattere militarmente Hamas e quello che si constata sul posto.

swissinfo: Quali sono i sentimenti della popolazione?

A.H.: Con mia grande sorpresa non ho sentito un solo palestinese parlare male di Israele o semplicemente parlare di Israele.

Abbiamo avuto un colloquio con uno psicologo di un centro di salute mentale fortemente sostenuto dalla Svizzera, il quale ci ha spiegato che i superstiti di un'offensiva come quella attraversano tre fasi.

La prima è lo shock. La gente non capisce ancora cosa sia successo. Quando si parla con queste persone si limitano a raccontare gli avvenimenti.

Dopo qualche settimana si passa alla fase della rabbia e della collera. Questa, evidentemente, sarà molto più propizia ai movimenti radicali contro Israele. Hamas dovrebbe dunque essere il grande vincitore di questa operazione, poiché dovrebbe riuscire a recuperare quella collera.

Infine, fra cinque o sei mesi, ci sarà la fase dello scoramento. Secondo lo psicologo, è un po' ciò a cui mira Israele. Bombardando case, scuole, posti di lavoro si dimostra ai palestinesi che non sono sicuri da nessuna parte. Ciò porta all'avvilimento a medio termine.

swissinfo: Cosa farete una volta rientrati in Svizzera?

A.H.: In primo luogo testimonieremo quanto visto e inciteremo la Svizzera a svolgere un ruolo di neutralità attiva.

Tutti i nostri interlocutori ci hanno confermato che il nostro paese è credibile, è neutro e sa dialogare con tutte le parti. Se si vuole mediare occorre parlare con tutti, comprese le persone di cui non si condividono assolutamente le idee, come per esempio Hamas.

Domanderemo la creazione di una commissione d'inchiesta, internazionale e imparziale, che giudichi gli atti militari di entrambe le parti. Perché se non c'è giustizia, ci si ritroverà con una nuova generazione attirata dalla lotta armata. Tutti questi giovani che hanno perso i loro parenti devono sentire che una ricostruzione è possibile, che dopo quanto hanno subito viene istituita una giustizia. Altrimenti per la pace sono persi. E così proseguirà questa guerra che dura già da 40 anni.

A mio parere, quanto successo nelle ultime settimane dovrebbe essere sottoposto alla Corte penale internazionale. Ma purtroppo Israele rifiuta di farne parte, così come rifiuta di firmare il trattato per il divieto di certe armi. Come quella al fosforo, di cui abbiamo chiaramente visto le tracce sul posto.

swissinfo: Crede che il mondo politico vi ascolterà?

A.H.: Lo spero. La Svizzera gode di grande credibilità in materia di diritto internazionale. Perciò è un peccato che taluni, a destra, pensino che la neutralità significhi chiudere gli occhi su quello che succede nel mondo.

È il messaggio che possiamo trasmettere. Poi, le maggioranze politiche assumeranno le proprie responsabilità

Intervista swissinfo, Marc-André Miserez
(Traduzione dal francese di Sonia Fenazzi)

Aiuti alimentari

Convoglio svizzero. Il primo convoglio di aiuti svizzeri per la Striscia di Gaza ha dovuto aspettare a lungo prima di ottenere l'accesso al territorio palestinese. Il primo camion ha potuto passare il valico di Rafah, attraverso l'Egitto, lunedì. "La procedura di controllo è estremamente complicata", ha indicato il vice capo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione Toni Frisch.

Situazione alimentare. "L'alimentazione dei gruppi più vulnerabili, come le donne incinte e i bambini piccoli, è molto critica", ha dichiarato il direttore del Programma alimentare mondiale (PAM) dell'ONU per il Medio Oriente Daly Belgasmi. La carenza di latte, carne, vitamine e minerali ha colpito tutta la popolazione durante l'offensiva israeliana, ha aggiunto. C'è inoltre una grave penuria di gasolio e centinaia di migliaia di persone sono private di acqua potabile.

Razionamenti. Il prezzo del pane è raddoppiato e molte famiglie non hanno più soldi. Il PAM ha deciso di incrementare il numero dei beneficiari delle sue distribuzioni di cibo alla popolazione civile da 265mila a 365mila. Parallelamente ha aumentato l'apporto delle razioni alimentari quotidiane da 1400 a 2100 calorie.

Questi aiuti si aggiungono a quelli dell'Agenzia dell'ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), che assiste oltre 750mila palestinesi sul piano alimentare.

In totale queste due agenzie ONU si occupano dei bisogni di circa 1,2 milioni di palestinesi a Gaza, su una popolazione complessiva di 1,4 milioni di persone.

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