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A Lugano voci di libertà dall'Ucraina

La consigliera federale Micheline Calmy Rey: "L'Ucraina va sostenuta"

(swissinfo.ch)

Organizzata per la prima volta in Ticino, la Conferenza annuale della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha puntato i riflettori sull'Ucraina.

Un paese dell'Est che la Svizzera intende sostenere attivamente nel suo processo di avvicinamento all'Europa.

L'aiuto all'Ucraina, dunque, è un tema importante nell'agenda politica della Svizzera, come ha ricordato venerdì a Lugano la consigliera federale Micheline Calmy Rey in apertura dei lavori a Lugano.

Il futuro di questo paese sta molto a cuore soprattutto alla giovane ucraina Inna Pidluska, presidente della Fondazione "Europa XXI" con sede a Kiev.

"Per l'Ucraina – dichiara a swissinfo Inna Pidluska – il processo di avvicinamento all'Unione europea rappresenta una meta strategica. Una scelta emersa del resto con chiarezza anche dalle voci di piazza della rivoluzione arancione".

Certo, ad un anno dai raduni di Piazza Maidan, il bilancio è forzatamente a tinte contrastanti, come sottolinea lo scrittore Juri Andrukhovych, che non esista a parlare anche di delusione: delusione sul modo di procedere dei nuovi vertici, per la persistente corruzione, per la lentezza di alcune riforme.

"La libertà non si può frenare"

"Tendo a valutare quanto successo nell'anno successivo alla rivoluzione arancione – spiega Juri Andrukhovych – in maniera criticamente ottimista.

"Sono soprattutto convinto che una delle parole d'ordine più popolari di Piazza Maidan non abbia perso nulla della sua attualità: la libertà non si può frenare".

E libertà è anche l'immagine scelta da Inna Pidluska quando le abbiamo chiesto di scegliere una parola simbolo per sintetizzare "l'air du temps" del suo paese. Si, perché un anno dopo la rivoluzione arancione si sono prodotti indubbiamente alcuni importanti cambiamenti.

"Intanto vorrei sottolineare che una delle maggiori conquiste di questa rivoluzione – ci racconta Inna Pidluska – è che la gente torna a parlare, a porsi delle domande, ad esprimersi sul proprio futuro".

"La popolazione ucraina chiede e pretende dai propri politici maggiore trasparenza. Vuole insomma partecipare".

"Oggi in Ucraina – continua - l'opposizione può esprimersi liberamente, abbiamo una stampa libera, che prima non c'era. E, soprattutto, una società che, malgrado sia insoddisfatta per la lentezza delle riforme, ha lasciato alle spalle ogni forma di apatia".

"L'apatia di un popolo, la sua la rassegnazione, sono tra le cose più problematiche nel periodo di transizione di un paese".

Sguardi verso il futuro e qualche nostalgico

Certo non mancano i nostalgici del tempo andato. Ma tra i giovani le speranze sono molto grandi.

"Le persone sotto i 40 anni – osserva – sono molto ottimiste sul loro futuro e guardano decisamente verso l'Unione europea. Le persone sopra i 50 anni sono piuttosto inclini a pensare che si stava meglio quando si stava peggio".

"E' comprensibile. In tutti i paesi i cambiamenti vengono vissuti, nella popolazione, in modo diverso. C'è sempre chi ha più paura di un altro perché adattarsi ai cambiamenti non è facile. E quando manca la sicurezza sociale, che l'Ucraina sta cercando di costruire, gli atteggiamenti di chiusura vanno capiti".

"Ma incertezza e insicurezza – sottolinea - non sono ragioni sufficienti per impedire all'Ucraina di cambiare. Vagheggiare i tempi dell'Unione sovietica, che di fatto non esiste più, non ha senso. Ed è pure importante ricordare che la Russia non è affatto l'Unione sovietica".

Europa, Ucraina, Svizzera

"I politici ucraini – aggiunge Pidluska - hanno bisogno di porsi degli obiettivi da raggiungere. Le relazioni con l'Europa sono fondamentali per garantire la transizione".

Il modello svizzero, spesso citato nel corso della Conferenza annuale della DSC, è abbastanza difficile da adottare in Ucraina. Eppure ad alcuni aspetti si guarda con indiscusso interesse.

"La decentralizzazione dell'amministrazione, la distribuzione dei poteri decisionali, la partecipazione della popolazione alle decisioni – evidenzia la donna – rappresentano per l'Ucraina degli esempi interessanti, che potrebbero essere introdotti a livello locale".

"Penso inoltre che l'esperienza svizzera sia convincente per come il paese sappia convivere con la diversità culturale, considerata fattore di ricchezza e di crescita".

"La Svizzera dimostra poi come sia possibile, seppur fuori dall'Unione europea, avere ottime relazioni e ad alti livelli con le istituzioni internazionali".

Gli strumenti per crescere

Se da un lato la Svizzera viene riconosciuta dall'Ucraina come uno dei modelli da seguire, la Svizzera ricambia questa interesse attraverso forme di sostegno concrete; a fianco della DSC si muove anche il Segretariato di Stato all'economia (SECO)

"La governabilità tanto a livello pubblico, quanto a livello privato – spiega a swissinfo l'ambasciatore Oscar Knapp, responsabile degli scambi commerciali al SECO – è uno dei campi in cui siamo attivi in Ucraina".

"Abbiamo avviato dei programmi con il Governo, con il Parlamento, affinché si introducano delle leggi che devono poi essere rigorosamente applicate. Contribuiamo, per esempio, a formare dei giuristi in grado poi di formarne altri".

"In collaborazione con la Banca mondiale – puntualizza Knapp – seguiamo le aziende nella fase della costituzione societaria, in modo tale che siano poi i grado di usare correttamente le regole del consiglio di amministrazione, rispettare i diritti degli azionisti ed assicurare una gestione trasparente nella conduzione aziendale".

swissinfo, Françoise Gehring, Lugano

Fatti e cifre

Oggi il 70% dei mezzi a disposizione della Svizzera per la cooperazione ad Est è investito nell'Europa sud-orientale
Il 30% nei paesi della CSI, principalmente nel Caucaso meridionale e in Asia centrale
Nel 1999 il parlamento ha approvato il terzo credito quadro pari a 900 milioni di franchi
Nel 2002 è stato approvato un credito supplementare di 500 milioni e nel 2004 di 400 milioni

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In breve

A Lugano la ministra degli esteri Micheline Calmy Rey ha ricordato che oggi l'Ucraina è uno dei partner della cooperazione svizzera con l'Est. E che Berna intende sostenere il processo di democratizzazione.

Nel 2005, il totale dell'impegno svizzero per l'Ucraina (DSC e SECO) ammonta a 8,8 milioni di franchi.

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