Accordo di riammissione degli asilanti con la Bosnia Erzegovina

La consigliera federale Ruth Metzler, a destra, ritratta assieme al ministro degli esteri bosniaco Jadanko Prlic durante la firma dell'accordo di riammissione. EJPD / Ch. Beneke

Accordo di riammissione che entra immediatamente in vigore tra Svizzera e Bosnia. Lo ha firmato venerdì il ministro degli esteri bosniaco Jadanko Prlic insieme alla consigliera federale Ruth Metzler, nell'ambito della sua visita a Berna.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 dicembre 2000 - 20:06

L'accordo, che disciplina l'obbligo di riaccettare i propri cittadini che si trovano nell'altro Stato senza un permesso di dimora valido, era stato approvato dal Consiglio federale lo scorso 27 novembre.

Berna ha già firmato accordi simili con la maggior parte dei Paesi dell'Europa sud-orientale, volti a fronteggiare l'emigrazione illegale. In particolare sono stati firmati accordi con la Repubblica federale di Jugoslavia, la Croazia, l'Albania, la Macedonia, la Romania e la Bulgaria.

Il ministro bosniaco degli esteri Jadanko Prlic e la consigliera federale Ruth Metzler hanno inoltre discusso temi di interesse comune quali l'asilo, l'aiuto al rimpatrio dei profughi di guerra, nonché problemi legati al fenomeno migratorio, come ha reso noto un comunicato stampa diffuso dal Dipartimento federale di giustizia e polizia.

Peter Gysling, capo dell'informazione all'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), ha detto che concretamente per i cittadini bosniaci in Svizzera non cambierà nulla. Berna rinvia già le persone cui viene negato il diritto d'asilo. L'accordo permette unicamente di precisare la procedura, ha aggiunto. La Bosnia Erzegovina è, per numero di domande, il terzo Paese di provenienza di richiedenti l'asilo.

Nell'incontro con il consigliere federale Joseph Deiss, il ministro degli esteri bosniaco Prlic ha invece firmato un accordo che facilita i trasporti internazionali su strada di persone e merci e mira a favorire le relazioni economiche.

Berna ha già firmato accordi simili con la maggior parte dei Paesi dell'Europa sud-orientale. I due ministri hanno anche discusso della situazione nei Balcani e delle relazioni bilaterali. Deiss ha detto che tra i due Paesi vi è piena identità di vedute sulla situazione in Jugoslavia dopo il cambiamento di potere. Ha assicurato il suo omologo che la Svizzera continuerà nella cooperazione auspicando che possa presto essere firmato un trattato relativo agli investimenti.

Negli ultimi cinque anni Berna ha sostenuto Sarajevo con 235 milioni di franchi; altri 50 milioni sono previsti tra il 2000 e il 2003, ha affermato Deiss. Prlic ha sottolineato il ruolo della Svizzera nell'aiuto politico ed umanitario sin dall'indipendenza del suo Paese: la presenza della sola Unione europea non è sufficiente e tutti i Paesi europei dovrebbero fare molto di più nella regione, ha detto.

Nei colloqui ha trovato posto anche la multi etnicità, quale possibile modello, per la confederazione bosniaca. Prlic ha spiegato che anche in Bosnia vi sono più lingue, anche se meno diverse tra loro di quelle nazionali svizzere. Secondo il ministro degli esteri balcanico il processo di democratizzazione è ancora in corso dopo che, per la prima volta nella storia, tutti gli Stati della regione hanno eletto democraticamente i loro governi.

swissinfo e agenzie

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