Addio riflessi

Presto non ci saranno più i fastidiosi riflessi sugli schermi a cristalli liquidi Keystone

Una nuova tecnologia studiata presso la ditta svizzera ROLIC Technologies Ltd. di Allschwil permette di ottenere superfici trasparenti e antiriflesso, qualsiasi forma esse abbiano e comunque siano grandi. E a costi ragionevoli. Troveranno applicazione nell'ambito dei grandi monitor a cristalli liquidi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 aprile 2001 - 15:20

Tutti conosciamo la curiosa sensazione offerta dal quadro degli strumenti della nostra automobile: sembra di poter toccare i quadranti, ma appena allunghiamo la mano tocchiamo subito il vetro che si frappone. I vetri tradizionali sono visibili perché (oltre a essere talvolta sporchi) riflettono la luce. Ciò non accade con il vetro speciale che ricopre gli strumenti dell'automobile o i monitor a cristalli liquidi dei computer, che si stanno sempre più diffondendo sul mercato.

"I rivestimenti antiriflesso sono impiegati su superfici ottiche di vetro, plastica o silicio, in modo da ottenere un contrasto elevato e una grande luminosità", spiegano Mohammed Ibn-Elhaj e Martin Schadt in un articolo pubblicato dalla rivista inglese "Nature". I due ricercatori lavorano per la ROLIC Technologies Ltd, un'azienda con sede ad Allschwil, specializzatasi nella tecnologia dei cristalli liquidi.

Nell'articolo pubblicato da "Nature" illustrano una nuova tecnica per produrre superfici antiriflesso di qualsiasi forma, dimensione e materiale. "Non esistono tecniche antiriflesso che uniscano le esigenze di ogni possibile applicazione", spiegano. E propongono la propria soluzione.

Quasi tutte le tecniche antiriflesso sfruttano la formazione sulla superficie di nanopori, cioè pori delle dimensioni di un miliardesimo di metro. Questi pori vengono ottenuti spalmando sulla superficie due polimeri (composti organici derivanti dall'unione di due o più molecole semplici,dette monomeri) mescolati e poi eliminando uno di essi.

Purtroppo con questo sistema non si riesce a regolare accuratamente le dimensioni dei pori, e inoltre lo strato è attaccato solo debolmente alla superficie. Ibn-Elhaj e Shadt hanno scoperto che lo stesso risultato si può ottenere spalmando uno speciale composto formato da monomeri e poi irradiandolo con raggi ultravioletti. La rimozione di uno degli elementi produce i nanopori, che a quel punto possiedono una distribuzione estremamente regolare.

"Questi strati possono essere applicati praticamente su ogni materiale", spiegano i due ricercatori, "indipendentemente dalla sua forma o dalle sue dimensioni". E aggiungono: "La nostra tecnologia apre nuove e interessanti possibilità di applicazione. In particolare consentirà di produrre grandi e luminosi monitor a cristalli liquidi".

Marco Cagnotti

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