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Forze dell'ordine davanti alla celebre cattedrale di Notre-Dame.

KEYSTONE/EPA/YOAN VALAT

(sda-ats)

Terrore a Notre-Dame dove, fra migliaia di fedeli e turisti, un algerino si è avventato con martello e coltelli contro tre poliziotti gridando "Questo è per la Siria!".

Uno è stato ferito di striscio al collo, un altro ha reagito e gli ha sparato, ferendolo alle gambe.

Tanta la paura, per due ore oltre mille persone sono rimaste confinate nella cattedrale, tutta la zona dell'Ile-Saint-Louis è stata transennata. L'uomo, incensurato, ha rivendicato di essere "un soldato del Califfato".

Per il primo attentato terroristico dell'era Macron, si è ripetuto lo schema degli ultimi attacchi in Francia: un individuo, isolato, che si lancia contro uno o più agenti, cercando di fare il massimo di danni prima di essere neutralizzato. Proprio a pochi giorni dalle presidenziali, Xavier Jugelé, un poliziotto, fu ucciso sugli Champs-Elysees da uno di questi "combattenti" considerati "lupi solitari" dall'organizzazione jihadista. Oggi è stata la volta non di un francese radicalizzato - come accaduto nei fatti più recenti - ma di un algerino con permesso di soggiorno.

Poco dopo le 16, in una giornata in cui Parigi è stata investita da diversi violenti temporali, mentre Notre-Dame era - come ogni giorno - un formicolio di turisti, fedeli e passanti, l'individuo, che risiede temporaneamente in banlieue di Parigi e non ha segnalazioni né ai servizi né alla polizia, passa all'azione. In mano brandisce un martello, nelle tasche ha due coltelli da cucina, come preciserà più tardi Gerard Collomb, ministro dell'Interno alla sua prima uscita per motivi terroristici. Attacca una pattuglia che sorveglia - come molti altri poliziotti previsti dal piano 'Sentinelle' dello stato d'emergenza - la spianata di Notre-Dame. Il primo che gli capita davanti è un giovane agente di 22 anni, in stage, da pochi mesi a Parigi. Lo ferisce al collo. Un collega più esperto impugna l'arma di servizio e - con freddezza elogiata da tutte le autorità - lo ferisce alle gambe e lo immobilizza successivamente al suolo.

Due spari - dopo i fatti di sabato a Londra - fanno temere il peggio e la gente, nel panico, si rifugia nel luogo che immagina d'istinto il più sicuro, fra i banchi della chiesa, non ancora barricata. Entrano in più di mille, alcuni si siedono, altri restano in piedi, qualcuno si aggira nei meandri storici di Notre-Dame per capire cosa sta succedendo. L'intervento delle forze speciali è immediato: l'uomo viene immobilizzato, la piazza svuotata, l'intero quartiere transennato, dal pont Saint-Louis al quai dove sorge la Prefettura e dove qualche mese fa scattò l'allarme per l'auto abbandonata con le bombole di gas all'interno.

L'agente, pochi i danni, una ferita di striscio al collo, viene portato via subito, più tardi arriva l'ambulanza per l'attentatore. Per due ore restano bloccate all'interno della cattedrale centinaia di persone, mani sulla testa, in attesa delle perquisizioni e degli accertamenti della polizia, che li farà uscire alla spicciolata ad allarme cessato, quando sarà esclusa l'ipotesi della presenza di un complice all'esterno o all'interno della cattedrale.

Per Macron e il governo, la sfida del terrorismo è più che mai "prioritaria", come annunciato stasera. Domani, Consiglio di difesa già previsto per mettere a punto la nuova task force antiterrore, un nuovo corpo di agenti top-level agli ordini diretti dell'Eliseo, pronti a intervenire in qualsiasi momento.

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SDA-ATS