L'agricoltura soffre per i cambiamenti climatici, pur essendo essa stessa responsabile dell'emissione di gas a effetto serra. L'Unione svizzera dei contadini (USC) ha presentato oggi una serie di possibili soluzioni per affrontare le molteplici sfide che ne derivano.

Il cambiamento climatico fa ormai parte della vita quotidiana delle aziende agricole", ha dichiarato Markus Ritter, consigliere nazionale e presidente dell'USC, ai giornalisti invitati in una fattoria a Moosseedorf, vicino a Berna. Gli agricoltori sono pienamente consapevoli di dover agire, da un lato per sopravvivere e dall'altro per ridurre le emissioni.

"Dobbiamo agire subito", ha detto Ritter. "Gli agricoltori devono fare qualcosa per il clima". L'agricoltura, ha aggiunto, è interessata ad un migliore equilibrio climatico. Essa stessa è particolarmente colpita dalle conseguenze dei mutamenti del clima, con eventi meteorologici estremi come gelo, grandine, tempeste, lunghe fasi di pioggia e siccità estiva.

Sono quindi richieste nuove strategie operative, innovazioni e chiarimenti in campo giuridico e assicurativo. Un cambiamento di rotta è essenziale, secondo l'USC. Diverse le soluzioni possibili: nuove varietà di colture più resistenti alla siccità, metodi agricoli innovativi come l'agrosilvicoltura, sistemi intelligenti di irrigazione e raccolta dell'acqua, protezione del suolo e metodi di valorizzazione degli scarti come quello sviluppato per il biogas.

Anche il sistema assicurativo dovrà essere ripensato. Secondo un'indagine interna, molti agricoltori sono assicurati contro i danni causati dalla grandine. Ma non contro la siccità, perché questi prodotti assicurativi sono troppo costosi. Occorrerà inoltre chiarire anche alcune questioni giuridiche, come il diritto all'acqua, al fine di evitare conflitti. Per Markus Ritter, la rivoluzione agricola non sarà comunque possibile senza una riflessione sulle abitudini dei consumatori.

L'agricoltura svizzera è responsabile del 13% delle emissioni di gas a affetto serra del Paese. Tale quota è dovuta per il 45% al metano proveniente dall'allevamento del bestiame, per un terzo al protossido di azoto dei fertilizzanti e per il resto ai trattori e alle macchine agricole.

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