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Ai confini del visibile

"E se la morte io fossi": un insieme di opere per una riflessione sulla morte

(swissinfo.ch)

"Il mio vicino la morte e la percezione" è il titolo dell'esposizione commemorativa che il Zentrum Paul Klee ha dedicato all'artista svizzero Rémy Zaugg.

Nucleo della mostra un insieme di 27 quadri che riflettendo sul tema della vita e della morte e spingono il visitatore ad un'esperienza al limite della percezione.

Oggetti essenziali su cui risaltano scritte a prima vista sobrie e lapidarie ma dense di interrogativi, i quadri di Rémy Zaugg sono concepiti come un'esperienza al tempo stesso fisica e mentale. L'atto visivo viene sollecitato dall'uso di colori contrastanti o, al contrario, da sfumature appena percettibili.

Con questa esposizione curata dalla vedova dell'artista, Michèle Zaugg-Röthlisberger, e dalla figlia, Pascale Zaugg, il Centro Paul Klee propone uno sguardo approfondito su un tema che ha occupato a lungo Zaugg: la dissoluzione del visibile.

La morte come fine di ogni percezione

La riflessione su ciò che è poco o difficilmente visibile si ritrova in molti gruppi di opere di Zaugg e, nel nucleo dell'attuale esposizione al Centro Paul Klee, essa è spinta al suo punto estremo: all'annullamento del visibile corrisponde la scomparsa della vita.

Nei 27 quadri, intitolati Vom Tod II, che costituiscono anche fisicamente il cuore della mostra, l'artista induce a una riflessione sulla morte che egli sente come un limite insormontabile alla percezione.

Vom Tod II è costituito da 2 insiemi di opere concepite e realizzate tra il 1999 e il 2004. In quelle del primo insieme alla frase ripetuta "UND WENN / DER TOD / ICH WÄRE (e se la morte io fossi), seguono un paio di parole che descrivono delle parti del corpo. I quadri del secondo insieme propongono invece un elenco di nomi, in tedesco e in latino, di alberi, piante, cereali, erbe, felci, licheni e fiori.

Tutti i testi di Vom Tod II sono stampati in serigrafia con lo stesso colore blu-verde chiaro; a cambiare sempre sono i toni forti e luminosi dei colori di sfondo. Attorno a questo coloratissimo corpo centrale, sono esposti quadri in cui il tema della dissolvenza è sottolineato dal bianco della scrittura che si fonde nelle tonalità di grigio e beige.

La combinazione della scrittura con il contrasto vibrante, luminoso, a volte violento dei colori o, al contrario, ridotto al minimo, colpiscono la retina, disturbano la vista e 'provocano' fisicamente la percezione di chi guarda.

Scrivere per vedere

La percezione è stato il tema centrale della ricerca di Zaugg. Una ricerca rigorosa durata più di 40 anni nel corso della quale l'artista ha voluto esplorare, scegliendo la pittura come campo d'indagine, il proprio atto percettivo e il risultato di questo atto.

"Mio padre ha cominciato ad analizzare 'La maison du pendu' di Paul Cézanne – ci racconta Pascale Zaugg. Per potersi concentrare sull'opera di Cézanne un giorno ha iniziato ad usare la scrittura. Le parole erano per lui una sorta di nota, di appunto. Quando tracciava un segno con il pennello, quello era un suo tratto, un tratto alla maniera di Rémy Zaugg. Ma per analizzare l'opera di Cézanne ha cominciato a scrivere su fogli di carta che in seguito ha stampato su tele scure (Scheet of paper)."

L'artista ha ripreso questa analisi 27 volte e nel suo ottavo schizzo percettivo, ha annotato "scrivere per vedere" (Rémy Zaugg, Costitution d'un tableau. Journal 1963-1968, Dijon 1990, p.40).

Da allora Zaugg ha avviato la sua strategia pittorica: alleando l'immagine al linguaggio ha trovato la via per esprimere il proprio atto percettivo e per provocarlo. Inoltre, scegliendo una superficie dipinta volutamente anonima ha scelto di mettere da parte l'azione dell'artista per dare risalto alla relazione tra l'opera e chi la guarda.

La regia di un'esposizione

"Per Rémy Zaugg – ricorda la figlia Pascale - allestire una mostra era un po' come preparare uno spettacolo teatrale." Per lui la collocazione di un quadro, il rapporto che le opere instaurano tra loro, con lo spazio e con chi guarda, erano tutti elementi imprescindibili e fondamentali per allestire una mostra.

Un'esposizione non si riassume in un accumulo di oggetti, ma è piuttosto una messa in scena che racconta e mette in forma una serie di "storie": quelle dell'autore, quelle di colui che ha allestito la mostra ma anche quelle di chi guarda.

L'evoluzione naturale di questo pensiero porta Zaugg ad allargare il campo d'azione all'architettura. Collabora in progetti importanti che intervengono in contesti museali e spazi urbani, prima con Atelier 5 di Berna e poi con gli architetti Herzog & de Meuron di Basilea. Contemporaneamente inizia ad interagire anche con l'opera di altri artisti.

"Quando ho visto per la prima volta un'esposizione curata da Rémy Zaugg – racconta Juri Steiner, direttore del Centro Paul Klee - ho compreso la sua grande capacità analitica. Era l'esposizione di Alberto Giacometti a Parigi, una mostra difficilissima da realizzare. Rémy Zaugg, in uno spazio bianchissimo e brutto ha sistemato delle opere degli anni 30 di Giacometti, delle statuette di 3-4 centimetri, in modo tale da farle sembrare gigantesche. Lì ho realizzato la sua intelligenza e la sua capacità di comprendere la creatività di Giacometti."

swissinfo, Paola Beltrame, Berna

Fatti e cifre

Per la collezione del Centro Paul Klee, Zaugg realizza le sue ultime serigrafie (2004-05). In esse riflette su una famosa frase di Klee: "L'arte non riproduce il visibile, rende visibile".
In questi 4 quadri di grande formato l'artista tematizza la dissoluzione del visibile riducendo al minimo il contrasto tra il colore grigio del fondo e il bianco della scrittura.
La mostra dedicata all'opera di Rémy Zaugg rimarrà aperta fino al 3 giugno 2007.

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Una breve biografia

Zaugg nasce a Courgenay, nel Giura, nel 1943 e studia pittura a Basilea. Negli anni '60, convinto che la pittura figurativa e astratta sia giunta alla fine, cerca un nuovo approccio analizzando la pittura attraverso la percezione.

Diventa noto nel 1982 con una raccolta di scritti sul suo rapporto con una scultura ("Die List der Unschuld. Wahrnehmen einer Skulptur"). Dello stesso anno è il primo progetto architettonico: con Atelier 5 lavora all'ampliamento del Kustmuseum di Berna.

Nel 1986 debutta con i lavori in serigrafia e nell'87 comincia la collaborazione con gli architetti Herzog & de Meuron di Basilea con cui realizza 12 progetti. Muore a Arlesheim nel 2005.

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