Aids: le Ong mettono sotto pressione le multinazionali farmaceutiche

Per la maggior parte dei sieropositivi sudafricani, i farmaci per la cura dell'Aids sono eccessivamente cari Keystone Archive

In vista della riapertura del processo avviato dai giganti dell'industria farmaceutica contro il governo sudafricano a Pretoria, 29 Organizzazioni non governative (Ong) svizzere chiedono a Hoffmann-La Roche e Novartis di rinunciare a rivendicare il rispetto dei brevetti sui medicinali anti aids. In Sudafrica circa il 10 percento della popolazione è sieropositiva.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2001 - 17:58

Con la denuncia sporta contro le autorità sudafricane, 39 colossi farmaceutici intendono far abolire un testo di legge che autorizza l'impiego di medicinali generici per lottare contro il terribile morbo. In Sudafrica, il paese più colpito dal flagello dell'aids a livello mondiale, finora circa 6 milioni di persone sono state contagiate dal morbo. La legge permette tra l'altro di importare e produrre le copie dei farmaci brevettati dalle industrie farmaceutiche e venduti a prezzi considerati troppo alti.

Le Ong giudicano «particolarmente scioccante che, malgrado la situazione di urgenza che vive il Sudafrica, Hoffmann-La Roche e Novartis diano la priorità alla protezione dei loro margini di profitto, nonché dei loro brevetti, e non alla salute dei sudafricani» - si legge in un comunicato diffuso dalla Dichiarazione di Berna (DB), una delle Ong che protestano contro l'atteggiamento assunto dalle industrie farmaceutiche.

La Svizzera deve impegnarsi a cambiare le regole internazionali che non favoriscono l'accesso ai medicinali, affermano i firmatari della richiesta anche in una lettera indirizzata al consigliere federale Pascal Couchepin. In Sudafrica, come in quasi tutti i paesi del Continente nero, i medicinali sono troppo cari per la stragrande maggioranza della popolazione.

Il ruolo della Svizzera non deve limitarsi ad appoggiare gli interessi dell'industria d'esportazione elvetica, sottolineano ancora le Ong. A loro avviso, il Consiglio federale deve considerare prioritari i diritti umani e non quelli dei brevetti. Tra le Ong firmatarie figurano anche Terre des Hommes e Caritas.

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo