Al processo Lagonico l'accusa chiede pene severe per i responsabili del sequestro

Il procuratore generale del Canton Vaud Jean-Marc Schwenter in un'immagine ripresa lo scorso 27 febrraio Keystone

La quarta settimana del processo per il rapimento di Stéphane Lagonico si è aperta lunedì a Losanna con l'arringa della parte civile e con la requisitoria del procuratore generale vodese. Dodici anni di reclusione sono stati chiesti per Christian Pidoux e per il capo della banda di kosovari che ha portato a esecuzione il crimine.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2001 - 10:02

Ci sono volute più di cinque ore perché il procuratore Jean-Marc Schwenter, formulasse le richieste di pena corredate delle necessarie motivazioni per i tredici imputati. La pena di 12 anni, che rappresenta la massima competenza per un Tribunale correzionale vodese, è stata chiesta per Christian Pidoux. L'accusa definisce il reato di cui si è macchiato, presa d'ostaggio aggravata e estorsione aggravata, come il più odioso che possa essere commesso. Per conciliare la pena massima con la diminuzione della responsabilità penale attestata dalla perizia psichiatrica il procuratore afferma che il cervello del sequestro meriterebbe diciotto anni.

Richieste di pena severe anche per i due complici di Pidoux: quattro anni per Katia Pastori che ha scontato finora 15 mesi di carcere preventivo e dieci anni per Pascal Schumacher, che ha scontato 17 mesi. Per Schumacher, in libertà dal giugno scorso, è stato anche chiesto l'arresto immediato, rifiutato però dal tribunale.

Quanto agli esecutori si va dai dodici anni per il capo-banda, ai dieci per il carceriere, agli otto per i due che facevano da mediatori tra il terzetto e gli uomini d'azione.

In precedenza la parte civile, l'avvocato dei Lagonico Eric Stoudmann aveva cercato di smontare la tesi della difesa secondo la quale Pidoux sarebbe stato superato dagli eventi ed avrebbe chiesto il riscatto sotto la pressione degli esecutori materiali del sequestro. Durante oltre due ore, il legale ha cercato di dimostrare ai giudici le responsabilità dei tre imputati. A suo avviso, tutto è stato orchestrato da Christian Pidoux, aiutato dagli amici Pascal Schumacher e Katia Pastori.

Spinto dal desiderio di vendicarsi di un compagno di studi brillante, Christian Pidoux ha nutrito sin dall'inizio il progetto di rapire Stéphane, per chiedere un riscatto di 5 milioni di franchi. Pascal Schumacher era al corrente: «la società che progettavano di creare assieme non aveva altro scopo che il rapimento: era in un certo senso una «start-up» del crimine». Con le sue telefonate alla famiglia della vittima, Katia Pastori «ha agito con la vigliaccheria e la crudeltà propri a qualsiasi sequestratore», sostiene l'avvocato della parte civile, il quale mantiene la richiesta di indennizzo di 350 000 franchi per il torto morale e di 236 590 franchi per i danni puramente materiali.

Flavio Fornari, Losanna

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