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Al Salone con l'idrogeno

Nel cofano della vettura a idrogeno presentata al Salone di Ginevra, la pila a combustibile occupa lo spazio di un motore tradizionale.

(Istituto Paul Scherrer)

Le vetture di domani dovrebbero funzionare a idrogeno. Una tecnologia pulita al 100 percento, per la quale la Svizzera è in buona posizione.

Incontestabilmente si tratta di una delle attrazioni del Salone dell'automobile di Ginevra, anche se esteriormente si distingue appena dalle sue cugine col motore a scoppio: è la VW Bora HY. POWER, il prototipo di automobile a idrogeno della marca tedesca.

Al posto del motore tradizionale, i tecnici della VW hanno installato una pila a combustibile (PACK) realizzata in Svizzera dagli ingegneri dell'Istituto Paul Scherrer.

E per assicurare alla macchina un supplemento di potenza, necessario per la partenza e per i sorpassi, Volkswagen ricorre a un altro prodotto svizzero: i supercondensatori di Montena, una ditta di Rossens, nel canton Friburgo.

Una tecnologia di 160 anni

A dire il vero, l'idea della PACK è quasi vecchia quanto quella del motore a scoppio, dato che l'esemplare più vecchio che si conosca è stato messo a punto nel 1830.

Schematicamente, si tratta di una specie di motore immobile e silenzioso, al cui interno, due elettrodi fanno reagire tra di loro l'idrogeno del serbatoio e l'ossigeno dell'aria. L'incontro dei due elementi produce corrente elettrica, calore e vapore acqueo.

Nessuna produzione di gas tossici, quasi nessuna usura meccanica e un rendimento tre volte superiore a quello di un motore a benzina, per la stessa quantità di carburante: praticamente il motore ideale.

Ciononostante, finora è stato impiegato praticamente soltanto dalla NASA. Già all'epoca gloriosa del programma Apollo, erano le PACK che fornivano la corrente ai vascelli in partenza per la Luna.

Ma a quei tempi, le PACK erano ben troppo voluminosi per essere integrati in un'automobile - a meno di scarificare tutto il posto normalmente riservato al baule e ai sedili posteriori.

Accelerazione con i supercondensatori

"Da qualche anno, abbiamo fatto enormi progressi nei materiali utilizzati per la fabbricazione delle PACK", spiega Philippe Dietrich, ingegnere all'Istituto Paul Scherrer. Tanto che oggi si può facilmente far entrare una pila a combustibile sotto il cofano di un'automobile di serie.

Prima di giungere al Salone di Ginevra, la VW Bora HY-POWER era stata provata sulla strada del passo del Sempione. Al volante, Philippe Dietrich ha potuto apprezzare il silenzio del motore e la potenza nelle accelerazioni.

Per giungere a queste prestazioni, si è dovuto ricorrere a uno stratagemma, in quanto la PACK sviluppa unicamente un'energia lineare. Di conseguenza, quando il conducente preme sull'acceleratore, la vettura ha bisogno di un supplemento di potenza.

E per questo, il fabbricante ha installato dei supercondensatori. Queste specie di batterie, in grado di caricarsi e scaricarsi nel giro di pochi secondi, sono alimentate dalla PACK quando la vettura viaggia a velocità di crociera, e sono pure in grado di recuperare l'energia scaturita dalle frenate.

Nel caso della vettura presentata a Ginevra, soltanto quattro fornitori al mondo erano in grado di fabbricare i supercondensatori adatti. E tra questi, è la ditta Montena di Rossens che ha ottenuto l'appalto. Specializzata nei condensatori da quasi un secolo, Montena lavora molto anche per l'industria ferroviaria.

Il pieno di idrogeno

Con tale equipaggiamento, La VW Bora HY.POWER sembrerebbe disporre di tutti i requisiti per potersi imporre sul mercato. Ma non è affatto la sola in questo settore. Oggi, praticamente tutte le grandi marche di automobili stanno investendo massicciamente nella tecnologia a idrogeno.

Nessun fabbricante sembra però volersi lanciare in una fabbricazione in serie - quindi, a prezzi abbordabili - prima di 10 o 15 anni. E in seguito, bisognerà poi risolvere la problematica del rifornimento.

Ci si può anche immaginare la resistenza del settore petrolifero, obbligato - in caso di generalizzazione delle vetture a idrogeno - a rivedere completamente le sue reti di produzione e distribuzione.

Certi giganti dell'oro nero hanno già cominciato anche loro a investire nella ricerca sull'idrogeno. Infatti, la produzione di questo prezioso gas avviene tramite l'elettrolisi dell'acqua. E anche se il procedimento è poco soddisfacente dal punto di vista ecologico, una delle fonti energetiche utilizzate per questo scopo è proprio il petrolio.

swissinfo/ Marc-André Miserez


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