Alberghi: pernottamenti in calo

In forte calo i turisti stranieri, mentre aumentano gli svizzeri che trascorrono le ferie nel proprio paese Keystone Archive

I pernottamenti in Svizzera sono diminuiti per la prima volta da quattro anni. Responsabili, il terrorismo e il grounding di Swissair.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 dicembre 2001 - 11:18

Tra inizio maggio e fine ottobre gli alberghi svizzeri hanno registrato 18,58 milioni di pernottamenti, il 3,1 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. La flessione è sopraggiunta dopo un periodo di crescita che perdurava da quattro estati.

È quanto indicato lunedì dall'Ufficio federale di statistica. La clientela indigena ha segnato un incremento dell'1,1 per cento, quella estera una contrazione del 5,9 per cento.

Meno stranieri, più svizzeri

I gravi avvenimenti internazionali degli ultimi mesi come gli attentati negli Stati Uniti, la guerra in Afghanistan, il dissesto di Swissair e l'indebolimento dell'economia mondiale si sono ripercossi anche sul turismo, determinando un calo della domanda estera e portando gli svizzeri a trascorrere maggiormente le vacanze nel paese, rileva l'UST.

Nel semestre estivo 2001 sono stati registrati 10,77 milioni di pernottamenti di turisti stranieri, 671 000 in meno rispetto alla stagione estiva del 2000. Gli ospiti europei hanno totalizzato 7,44 milioni di pernottamenti (meno 3,4 per cento), i turisti d'Oltreoceano 3,34 milioni (meno 11 per cento).

La flessione più marcata è stata segnata dalla clientela statunitense (meno 19 per cento), seguita da quella giapponese (meno 14 per cento).

Nel semestre estivo 2001 sono stati in molti gli svizzeri che hanno scelto di trascorrere le ferie negli alberghi del paese, totalizzando il 42 per cento del totale dei pernottamenti. Al secondo posto figurano i turisti tedeschi (18 per cento), seguiti da quelli statunitensi (7 per cento), inglesi (6 per cento), giapponesi (4 per cento), francesi, italiani e olandesi (ognuno 3 per cento).

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo