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Anche i ghiacciai soffrono il caldo

Il Flteschhorn, dal quale scende il ghiacciaio del Gruben

La canicola sta accelerando lo scioglimento di ghiacci e nevi eterne, che rischiano tra l'altro di alimentare oltre misura i laghetti delle acque di scolo.

Con conseguenze ancora imprevedibili per l'ambiente e gli insediamenti umani.

Oltre ai danni all'agricoltura e ai disagi per la popolazione, la canicola e la siccità sembrano mettere a dura prova anche la natura e l'ambiente: manca l'acqua per la vegetazione e per gli animali selvatici, e quella poca che c'è nei torrenti sta diventando troppo calda anche per i pesci.

Mentre nelle Alpi si sta ora sgretolando anche il permafrost. Con possibili gravi conseguenze per certe funivie d'alta montagna.

E ora, cominciano a preoccupare anche i ghiacciai.

Fenomeno accelerato

Le temperature eccezionali registrate nelle ultime settimane stanno facendo sciogliere il ghiaccio fino a 4000 metri d'altezza, accelerando un fenomeno che si sta registrando da qualche anno a questa parte.

Conseguenza: i ghiacciai si ritirano, diventano sempre più piccoli e l'ambiente circostante si modifica. E secondo gli esperti, come il glaciologo Martin Funk del politecnico di Zurigo, ci possiamo anche aspettare l'insorgere di fenomeni eccezionali se non proprio sconosciuti.

Come per esempio la formazione di sacche d'acqua all'interno dei ghiacciai, che potrebbero vuotarsi improvvisamente causando danni catastrofici.

E anche se per il momento non c'è di che allarmarsi, gli specialisti stanno comunque già tenendo d'occhio la formazione di un lago sul fronte del Triftgletscher, nel canton Berna.

Pericolo di straripamento

Lo stesso vale per il laghetto ai piedi del Grubengletscher, il ghiacciaio che sovrasta Saas Balen, un villaggio nel canton Vallese.

Allarmati da un articolo apparso sul Tages Anzeiger, gli esperti cantonali sono intervenuti per allargare lo sbocco del laghetto, facilitando lo sfogo del bacino. Ma, hanno affermato, la situazione è sotto controllo e non presenta alcun pericolo.

Di parere contrario sembra invece il glaciologo Wilfried Haeberli, citato dal giornale zurighese, che ha messo in guardia contro il pericolo di straripamento del laghetto.

Alla metà di luglio, e proprio dalle pagine del Tages Anzeiger, il professore dell'istituto geografico dell'università di Zurigo aveva già previsto frane di rocce e ghiaccio in seguito allo scioglimento del permafrost.

E proprio lo stesso giorno, si erano staccati una grossa frana di roccia dal Cervino e un enorme blocco di ghiaccio dall'Oberen Grindelwaldgletscher, un ghiacciaio nell'Oberland bernese.

Molta più acqua del normale

Ora, secondo quanto ha dichiarato Haeberli al giornale, invece dei normali 20mila metri cubi d'acqua, il laghetto ai piedi del ghiacciaio vallesano ne contiene circa 60mila.

Una situazione oltremodo preoccupante, secondo l'esperto, perché la diga naturale di ghiaccio potrebbe cedere improvvisamente, riversando a valle un'onda di piena, frammista a ghiaccio, fango e rocce.

Tuttavia, per il villaggio di Saas Balen, già colpito da due catastrofiche piene nel 1968 e nel 1970, questa volta non sembrano esserci grandi pericoli. E non soltanto a detta degli esperti cantonali.

Dalle pagine del Tages Anzeiger, anche Wilfried Häberli ritiene che un'eventuale onda di piena verrebbe assorbita dal grande lago morenico, poco sotto il ghiacciaio, che funge da bacino di raccolta.

Ciò non toglie che la prudenza è d'obbligo, e non solo a Saas Balen: di ghiacciai, in Svizzera, ce ne sono parecchi, e non sarebbe la prima volta che la natura si mostra imprevedibile.

swissinfo, Fabio Mariani

In breve

Accelerato dall'attuale canicola, lo scioglimento del ghiacciaio del Gruben, in Vallese, rischia di provocare lo straripamento del laghetto di scolo.

L'allarme è stato dato da un glaciologo zurighese, il quale non esclude il cedimento della diga naturale che trattiene le acque. Infatti il volume del laghetto, di crica 60'000 m3 d'acqua, risulta triplicato rispetto al normale.

Esperti del Canton Vallese hanno già provveduto ad allargare lo sbocco del bacino, in modo da evitare un possibile straripamento. Secondo loro, la situazione è comunque sotto controllo e non presenta pericoli.

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