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La comunità svizzera di Milano ai tempi del coronavirus

Disinfezione dell'area di fronte alla stazione centrale di Milano, 13 marzo 2020. Lapresse


Ecco come stanno vivendo questo momento di difficoltà gli svizzeri di Milano, tra incertezza, solidarietà e voglia di ripartenza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 aprile 2020 - 11:05
Michele Novaga, Milano

Piazza Cavour a Milano è uno di quei luoghi che non si fermano mai, a volte nemmeno di notte. Ma da quando il cosiddetto lockdown è stato imposto ai milanesi e poi esteso a tutto il territorio italiano, sembra una cartolina inanimata.

Qui, proprio di fronte ai Giardini Montanelli, ha sede il Centro svizzeroLink esterno con la sua caratteristica torre di 80 metri di altezza: di solito è tutto un brulicare di persone che entrano ed escono. Dall’ultima settimana di febbraio è tutto chiuso, col silenzio, sempre più insistente nell’ultimo periodo, a fare da colonna sonora. Sospese tutte le attività, i convegni, gli incontri, chiusi gli uffici della banca UBS, il consolato e il ristorante al quarto piano la cui terrazza si affaccia sul verde del parco.

"Noi abbiamo chiuso la sede e sospeso tutte le attività già dal 24 febbraio", commenta Gian Franco Definti, presidente della Società svizzera di MilanoLink esterno, la quale raggruppa 600 soci. "Abbiamo dovuto cancellare la nostra annuale assemblea generale e abbiamo rimandato al prossimo anno l’82esimo Congresso del Collegamento svizzero in Italia, previsto il 16 e 17 maggio a Firenze. Personalmente mi sento con i vari gruppi della nostra associazione come i tiratori, i birillisti, ma quando riprenderemo non lo so".

Nel Centro svizzero hanno sede le principali istituzioni che rappresentano la Svizzera a Milano: il Consolato generale di Svizzera, l'Istituto svizzero, la Camera di Commercio Svizzera in Italia, Svizzera Turismo, la Società svizzera e la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Michele Novaga


Ha fatto lo stesso l’Istituto svizzeroLink esterno che aveva in calendario varie mostre. "Tutte le nostre attività sono posticipate a data da destinarsi o annullate. La mostra di Marc Bauer, che era ancora in corso, sarà visitabile fino al 10 luglio, sempre se si potrà riaprirla al pubblico. La mostra di Li Tavor e Nicolas Buzzi che avremmo dovuto aprire per MiArt/Design Week è stata spostata al 2021, dopo la decisione degli organizzatori del Salone del Mobile", spiega a swissinfo.ch Claudia Buraschi dell'Istituto svizzero.

Difficile in effetti programmare non sapendo che misure verranno prese. "Qualche incontro o lettura probabilmente si potrà organizzare attenendosi alle direttive, ma per grandi eventi o concerti si dovrà attendere un bel po'. Intanto stiamo preparando qualche progetto online, tramite la nostra newsletter, la nostra pagina web e l’account Instagram".


Svizzera turismo tra campagne social e viaggi futuri

Anche il team di Svizzera turismo è ovviamente a casa ma, come spiega la responsabile per i media Francesca Rovati, "i dipendenti sono operativi dal proprio domicilio per elaborare le strategie migliori quando tutto sarà finito". Senza perdersi d’animo stanno lavorando su nuove campagne sulle piattaforme social a livello globale. "Abbiamo lanciato la campagna Dream now - travel laterLink esterno e stiamo postando contenuti per ispirare e far viaggiare con la fantasia i nostri fan", prosegue Francesca Rovati.

"Oltre a postare trasmissioni televisive in streaming dedicate alla Svizzera e andate in onda sui canali Rai, Mediaset, Tv2000, tv regionali nei mesi scorsi, stiamo facendo conoscere le iniziative che enti del turismo, musei o altre aziende hanno lanciato per mostrare le loro bellezze o intrattenere. Come quella del Montreux Jazz Festival che regala per un mese dal login l’accesso a 50 concerti streaming che hanno segnato la storia del festival".

"Qualsiasi momento di difficoltà porta un'opportunità"

Ha dovuto rimandare tutte le proprie attività convegnistiche anche la Camera di Commercio Svizzera in Italia (CCSILink esterno), così come ha dovuto chiudere lo Swiss Corner, il locale che, con i suoi tavolini all’aperto, rende animata piazza Cavour fino alle ore piccole. "Approfittiamo per accelerare la digitalizzazione dei nostri servizi con gli associati a abbiamo creato nuovi spazi virtuali con webinar al posto di eventi", spiega la direttrice della CCSI Alessandra Modenese Kauffmann.

"Guardiamo al futuro: qualsiasi momento di difficoltà porta un’opportunità, bisogna essere pronti nel momento della ripresa ed essere proattivi per superare il momento. Alcune aziende svizzere con grandi sedi anche qui in Italia, come Roche e Novartis, stanno offrendo grandi aiuti concreti agli ospedali, fornendo gratuitamente farmaci e dispositivi". Il tutto senza dimenticarsi dell’aiuto agli altri. "Cerchiamo anche noi di aiutare, sensibilizzando i nostri associati a convogliare le loro donazioni alla Croce Rossa Italiana, con cui abbiamo già collaborato anche in passato".

"Dobbiamo rispettare le disposizioni italiane e le prescrizioni didattico-pedagogiche svizzere"

Luca Corabi De Marchi, Scuola svizzera di Milano

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Scuola svizzera in attesa degli esami di maturità

Poche centinaia di metri più in là, in via Appiani, stesso scenario e stesso silenzio. Anche la grande bandiera sull’edificio della scuola svizzeraLink esterno sembra non aver voglia di garrire al vento. "Siamo chiusi dal 2 marzo", esordisce l’avvocato Luca Corabi De Marchi, presidente della Scuola svizzera di Milano, precisando che avrebbero chiuso anche una settimana prima in linea con le direttive dello Stato italiano. Ma gli alunni si trovavano tutti in Svizzera per l’annuale settimana di vacanza di Carnevale.

"Abbiamo implementato lezioni a distanza per tutti i livelli delle classi, anche per le classi materne. Più sale il livello scolastico più si intensifica l’impegno con la stessa cadenza, quasi come se si fosse a scuola. Ovviamente le classi di liceo sono quelle più impegnate così come lo sono anche le medie. Per le elementari abbiamo previsto non più di due ore al giorno di lezione, che vengono fatte anche con compiti assegnati, video, interazioni", spiega Luca Corabi De Marchi.

L’incognita è non solo capire se e quando si potranno rivedere gli alunni sui banchi di scuola, ma anche come verrà fatta la maturità per gli studenti dell'ultimo anno di liceo. "Attendiamo istruzioni dal Cantone dei Grigioni da cui dipendiamo. Dobbiamo rispettare le disposizioni italiane e le prescrizioni didattico-pedagogiche svizzere. Sta andando bene e stiamo ricevendo i ringraziamenti dei genitori: devo ringraziare col cuore tutti gli insegnanti. C’è stata una grande risposta e stiamo lavorando al meglio", sottolinea.

Gli anziani della residenza svizzera di Malnate tutti in salute

Nonostante le residenze degli anziani o case di riposo, siano, soprattutto in Lombardia, al centro dell’attenzione per il dramma che molte di loro stanno vivendo con centinaia di morti tra gli ospiti, alla Residenza svizzera di MalnateLink esterno in provincia di Varese la situazione è completamente diversa.


Anche grazie alle precauzioni che in tempi non sospetti la sua direzione ha preso, non si è verificato nessun caso di positività al coronavirus. "Dal 24 febbraio, oltre a vietare le visite esterne e l’accesso dei parenti, abbiamo sospeso tutte le attività di animazione e intrattenimento dei nostri 48 ospiti. Osserviamo procedure di accesso molto severe: entrano solo i 22 dipendenti a cui forniamo presidi medici come mascherine e guanti che avevamo acquistato in sufficiente quantità già prima dell’emergenza e misuriamo loro la temperatura ogni giorno prima di entrare", spiega il presidente Alberto Fossati.

Alla Residenza di Malnate non solo hanno potenziato la rete internet ma hanno anche acquistato tablet coi quali vengono effettuate videochiamate ai parenti per ovviare al divieto di visite. "Abbiamo acquistato anche un quantitativo extra di bombole di ossigeno per gli ospiti", aggiunge Fossati, presidente della Società svizzera di beneficenza di Milano, un ente che fornisce assistenza a cittadini svizzeri in Italia.

"A causa del lungo lockdown e delle difficoltà connesse, già quattro persone nell’ultima settimana hanno chiesto aiuto per pagare l’affitto, la bolletta del telefono o altre spese: un fatto preoccupante perché di solito riceviamo al massimo una richiesta al mese. La situazione si sta aggravando soprattutto nei casi, come quelli che abbiamo avuto, di persone anziane con un figlio convivente a carico", rileva.

Libreria di nuovo chiusa dopo i bombardamenti

Si è dovuta fermare anche la Libreria HoepliLink esterno, una delle più grandi d’Europa, come conferma Matteo Ulrico Hoepli: "Abbiamo chiuso con anticipo sui decreti, per tutelare la sicurezza dei clienti e di tutti i nostri collaboratori: in 150 anni la libreria era stata chiusa solo sotto i bombardamenti del 1943". 

Anche la festa dei 150 anni dalla fondazione prevista al Planetario Ulrico Hoepli di Milano (donato alla città nel 1930) è stata posticipata a novembre. Ma si sono rimboccati le maniche e con tutte le misure di sicurezza previste, hanno riaperto la libreria online, che con 15 anni di esperienza, riesce a servire di nuovo il bisogno culturale di milioni di italiani. "Abbiamo subito il contraccolpo, ma da buoni svizzeri puntiamo a risalire e a fare il nostro dovere".

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