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Animali in fuga da sciatori "ecologici"

Fuoripista...in casa del fagiano

(Keystone)

Il sole, la neve e la voglia di evadere in montagna. Le escursioni fuoripista attirano molti appassionati. Fanno però fuggire gli animali che in inverno ricercano la calma.

Lo dice uno studio di un gruppo di ricercatori austro-svizzeri, che per la prima volta ha quantificato scientificamente il disturbo alla fauna recato dall'uomo.

C'è chi lo pratica perché alla ricerca di avventura e adrenalina e chi invece vuole ritrovare un contatto più intimo con la natura. L'escursionismo fuoripista - che sia snowboard «free ride», sci o racchette - è un fenomeno che negli ultimi anni ha visto un rapido sviluppo. Per la gioia degli appassionati, ma pure per la sfortuna della fauna selvatica.

«Queste attività invernali disturbano tutti gli animali del bosco. Le più sensibili sono le specie che non vanno in letargo siccome si spaventano al minimo rumore. Questo implica uno stress supplementare che si aggiunge alle soventi difficili condizioni invernali», spiega a swissinfo Joanna Schönenberger del WWF Svizzera.

«La presenza dell'uomo può in alcuni casi poi essere fatale per gli animali in torpore: se svegliati, devono di nuovo scaldarsi, aumentare il battito cardiaco e quindi consumare parecchia energia. Energia che la scarsità di cibo non consente di recuperare», aggiunge.

La relazione tra presenza umana e stress negli animali non è solamente una certezza per gli ecologisti. Da oggi lo è pure per la scienza, che per la prima volta è riuscita a quantificare l'effetto fisiologico degli sport invernali sulla fauna.

L'ormone del panico

All'interessante risultato - pubblicato sulla rivista Proceeding of the Royal Society B - è giunta un gruppo di biologi elvetici e austriaci dopo aver studiato la risposta fisiologica di una specie emblematica e in declino delle Alpi: il fagiano di monte (Tetrao tetrix).

«L'habitat di questo uccello di brughiera coincide con le zone preferite dagli sciatori fuoripista: i pascoli boschivi e la landa situati tra la foresta subalpina e i prati di alta quota», rileva Raphaël Arlettaz, biologo all'Università di Berna e coautore dello studio.

Come altri animali, in inverno il fagiano si trova un covo riparato e riduce la sua attività per limitare al massimo il consumo di energia. Un grido, un rumore anomalo o un escursionista che passa nelle vicinanze sono sufficienti per spaventarlo e gettarlo nel panico. Uno stress che sul piano metabolico si manifesta con la secrezione di corticosterone.

Per quantificare la produzione di questo particolare ormone, i ricercatori hanno analizzato - durante un periodo di quattro anni - gli escrementi del pennuto, dove appunto sono riscontrabili le tracce di corticosterone.

Fagiani stressati

I risultati mostrano che i livelli medi dell'ormone dello stress misurati nelle zone a moderato ed elevato impatto umano sono del 20% superiori ai valori registrati in aree non frequentate.

Ma è effettivamente l'escursionismo - che si vuole uno sport ecologico - a disturbare i fagiani di monte? Per rispondere a questa domanda, i biologi hanno applicato un radiocollare ad alcuni individui ed hanno osservato il loro comportamento in situazioni perturbate.

L'analisi dei loro escrementi non lascia alcun dubbio: «Lo stress degli uccelli è aumentato del 60% tra i giorni tranquilli e quelli in cui abbiamo indotto una perturbazione», osserva Arlettaz.

Sebbene le analisi siano state effettuate su una sola specie, il biologo dell'Università di Berna è dell'avviso che le conclusioni sono rappresentative per l'intera fauna selvatica. Sarebbe ad ogni modo utile ripetere l'esperienza anche per altri animali.

Sensibilizzare gli escursionisti

Anche dal punto di vista scientifico, la convivenza uomo-animale nelle zone di svernamento appare quindi particolarmente dannosa. Gli appassionati sono costretti ad appendere le racchette al muro a causa... di un fagiano? «Assolutamente no. Siamo dell'idea che l'escursionismo fuoripista e il riposo invernale di alcuni animali siano compatibili. È però fondamentale che si rispettino alcune regole», ci dice Petra Vögeli, esperta ambientale presso il Club alpino svizzero (CAS).

«La soluzione sta nella sensibilizzazione. A questo proposito abbiamo pubblicato un opuscolo destinato a chi ama uscire dai sentieri battuti», prosegue.

Da parte nostra - indica Joanna Schönenberger - sosteniamo la rete di percorsi Global trail che raggruppa le piste per racchette rispettose del bosco e dei suoi abitanti.

Per il futuro, sia il CAS che il WWF stanno preparando delle vaste campagne mirate per limitare il disturbo arrecato alla fauna alpina. «Vogliamo coinvolgere non solo i nostri membri, ma tutta l'opinione pubblica», sottolinea Vögeli.

Nel frattempo gli animali possono consolarsi con il clima mite di questi mesi e godersi, in santa pace, la fine dell'inverno. «L'inverno senza neve, come quello di quest'anno, è un bene per molti animali. La presenza di meno gente in montagna ha portato loro un po' di tranquillità», conclude.

swissinfo, Luigi Jorio

In breve

Gli scienziati ritengono che sulle Alpi si trovino oltre 30mila specie di animali (dagli insetti ai mammiferi). Le specie di uccelli che nidificano in montagna sono circa 200.

Tra il 1997 e il 2005 il numero complessivo di mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e pesci che vivono allo stato selvatico e si riproducono in Svizzera è rimasto pressoché costante, segnala il Dipartimento federale dell'ambiente.

Nello stesso periodo sono tuttavia scomparse cinque specie di uccelli tra cui il beccaccino e il chiurlo maggiore. Molte specie minacciate sono inoltre ormai presenti soltanto con una popolazione esigua e in poche zone.

Anche a causa dei cambiamenti climatici la pressione sulla fauna selvatica rischia di accentuarsi. In seguito alla diminuzione dell'innevamento, i gestori di impianti di risalita intendono scovare nuove zone sciistiche in alta quota, ciò che accentuerebbe l'impatto dell'uomo sugli habitat più isolati.

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