Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Associazioni islamiche «Altrimenti dobbiamo mandare i servizi segreti nelle moschee»

Blick ins Innere einer Moschee.

I musulmani in Svizzera sono 350'000-400'000 e nel paese ci sono 250 moschee (qui quella di Langenthal).

(Keystone)

Per migliorare la trasparenza relativa al finanziamento di moschee e associazioni musulmane in Svizzera, la deputata Doris Fiala intende obbligare le comunità religiose a iscriversi al registro di commercio. La sua mozione viene ora dibattuta in parlamento. Intervista.

Perché chiede più trasparenza per le associazioni?

Doris Fiala: Volevo saperne di più su come si finanzia l’islam, sulle attività delle fondazioni e delle associazioni e mi sono resa conto che è molto difficile ottenere delle informazioni al riguardo. Inoltre, la risposta del Consiglio federale [governo svizzero, ndr] alla mia prima interpellanza ha sollevato ulteriori interrogativi.

In Svizzera ci sono più di 10mila associazioni che hanno un ruolo molto importante per la società e la democrazia. Finora lo Stato non ci ficcava il naso…

Si sa poco o nulla su molte comunità. Sfuggono a qualsiasi controllo e al radar della politica. La maggior parte delle comunità islamiche sono organizzate come delle associazioni. La popolazione non ha alcuna possibilità di sapere se favoriscono la radicalizzazione.

Doris Fiala è consigliera nazionale del Partito liberale radicale svizzero (destra) e membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Lì ha deposto una proposta di risoluzione con cui chiede che siano valutate le conseguenze politiche del finanziamento estero dell’islam in Europa. La proposta è stata firmata da tutti i delegati dei 47 Stati membri.

(Keystone)

Lei chiede che queste associazioni si iscrivano nel registro di commercio.

Sì, così almeno abbiamo la possibilità di conoscere il nome dei responsabili dell’associazione. E il finanziamento sarebbe più trasparente.

Con la sua mozione non si fa solo amici…

Sì. Il mio interesse era rivolto soltanto al finanziamento dell’islam. Mi sono resa però conto che gli ambienti religiosi hanno reagito molto male, già in precedenza quando mi ero limitata a formulare alcune domande scritte al governo intorno a questo argomento.

Quali ambienti religiosi?

Il vicario generale Martin Grichting della diocesi di Coira ha reagito come se fosse stato morso da una tarantola; ha scritto ai presidenti e ai capi gruppo di tutti i partiti e ha chiesto loro di opporsi alle mie richieste.

Sono cattolica, ma dopo questo episodio mi chiedo se ci sia qualcosa che non quadra con le nostre Chiese.

Lei ha evidentemente sollevato un vespaio?

Ho parlato con vari esperti di sicurezza. Questi mi hanno incoraggiato e mi hanno chiesto di andare avanti. Soprattutto i giudici federali. Se vogliamo evitare la radicalizzazione e gli atti terroristici dobbiamo sapere ciò che sta succedendo in Svizzera.

L’Austria, grazie alla cosiddetta legge sull’islam, ha migliorato la trasparenza riguardo alle comunità musulmane. La legge garantisce un riconoscimento di diritto pubblico a queste comunità.Vuole riconoscerle anche lei?

Naturalmente sarebbe auspicabile se gli imam fossero formati qui, invece che in Arabia saudita o in Turchia. Inoltre sarebbe giusto se predicassero in una lingua comprensibile a noi, altrimenti dobbiamo mandare i servizi segreti nelle moschee per verificare se sono pericolosi. Dobbiamo comunque essere consapevoli che in Svizzera gli ambiti conservatori non sono disposti ad accettare il riconoscimento di diritto pubblico dell’islam.

E lei personalmente?

Nell’ambito del mio mandato nel Consiglio d’Europa farò delle ricerche per sapere come lottano gli altri Stati contro il pericolo della radicalizzazione. In ottobre il primo viaggio mi porterà in Austria. Osserveremo attentamente anche la situazione in Inghilterra e in Francia. Solo quando mi sarò fatta un’idea precisa formulerò un nuovo intervento parlamentare. Per me, come parlamentare europea, sarebbe umiliante se gli Stati membri fossero più cooperativi in questo ambito della Svizzera.

Il suo intervento parlamentare interesserebbe anche alcune associazioni politiche, come il Partito liberale radicale, di cui lei fa parte?

Ho indicato espressamente che il mio interesse era rivolto ai flussi finanziari a livello internazionale e ho addirittura proposto al governo di fissare un limite massimo oltre il quale i trasferimenti monetari internazionali vanno considerati problematici.

Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione

La Svizzera è chiamata a elaborare un piano d’azione nazionale (PAN) contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Gli esperti della rete integrata svizzera per la sicurezza sono infatti giunti alla conclusione che ci sono poche disposizioni di legge relative al finanziamento delle associazioni. Le richieste della deputata in Consiglio nazionale (camera bassa) Doris Fiala potrebbero quindi favorire una maggiore trasparenza.

Tuttavia nel PAN non saranno inserite misure mirate relative a questa problematica. Il motivo: una revisione del diritto delle associazioni ha pochissime possibilità di trovare una maggioranza visto che quasi tutti i cittadini svizzeri fanno parte di una società. Sarebbe difficile trovare un consenso a livello politico anche con misure specifiche per alcune associazioni.

La rete integrata svizzera per la sicurezza vede maggiori possibilità di riuscita se la trasparenza venisse garantita attraverso il riconoscimento di diritto pubblico delle associazioni musulmane. In Svizzera, la religione è un tema che compete ai cantoni. In alcuni cantoni, per esempio Basilea-Città, Vaud e Neuchâtel, la questione è già stata affrontata.

Fine della finestrella

swissinfo IT



Traduzione dal tedesco di Luca Beti


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

×