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Azeri arrestano ex premier separatista Karabakh

Ruben Vardanyan, l'ex capo del governo della autoproclamata Repubblica di Atsakh, nell'enclave armena del Nagorno-Karabakh (foto d'archivio) KEYSTONE/AP PAN Photo/EDGAR HARUTYUNYAN sda-ats

(Keystone-ATS) Ruben Vardanyan, l’ex capo del governo della autoproclamata Repubblica di Atsakh, nell’enclave armena del Nagorno-Karabakh, è stato fermato dalle forze dell’Azerbaigian mentre cercava di lasciare l’enclave diretto in Armenia.

La moglie di Vardanyan, Zonabend, ha chiesto a tutti “preghiere e sostegno per il rilascio” del marito, che è stato trasferito a Baku e consegnato a non meglio precisate “agenzie governative” che dovranno prendere decisioni sul suo futuro.

Nei giorni scorsi il presidente azero Ilham Aliyev aveva cercato di fugare i timori della comunità internazionale per una possibile pulizia etnica, promettendo un’integrazione pacifica della popolazione nell’Azerbaigian. Allo stesso tempo però Aliyev aveva annunciato che alcuni “elementi del regime criminale”, cioè del governo separatista, sarebbero stati “portati davanti alla giustizia”. Tra loro dovrebbe esserci appunto Vardanyan, miliardario russo-armeno fondatore nel 1991 di Troika Dialog, la prima società di intermediazione finanziaria della Russia e primo presidente della scuola di management Skolkovo di Mosca.

Un anno fa Vardanyan ha rinunciato alla sua cittadinanza russa trasferendosi nel Nagorno-Karabakh, di cui è stato primo ministro dal novembre 2022 al febbraio di quest’anno.

Il numero dei rifugiati sale a 50’000

Ma anche i civili del Nagorno-Karabakh si sentono in pericolo. Già 50’000 su un totale di 120’000 armeni della regione sono fuggiti per raggiungere l’Armenia attraverso i 77 chilometri della tortuosa strada di montagna che porta al confine, e che le immagini satellitari mostrano intasata di veicoli.

Per quanto riguarda il bilancio delle ultime violenze, le autorità di Baku hanno detto di avere avuto 192 soldati uccisi e 500 feriti nel blitz compiuto tra il 19 e il 20 settembre, mentre gli armeni del Karabakh hanno lamentato circa 200 morti. Rimane intanto sconosciuta per ora la causa dell’esplosione avvenuta due giorni fa in un deposito di carburante che secondo le autorità locali ha provocato almeno 68 morti e 300 feriti. Altre 105 persone risultano disperse.

Nuovo assetto geopolitico

La Russia, che nel Nagorno-Karabakh ha una forza di circa 2’000 peacekeeper, è stata accusata da Erevan di non aver saputo impedire l’offensiva azera. Diversi osservatori ritengono che la guerra in Ucraina abbia distratto Mosca da quanto sta avvenendo nel Caucaso, dove la Turchia, gli Stati Uniti e l’Iran si fronteggiano per cercare ciascuno di imporre la propria influenza.

Ankara, prima alleata dell’Azerbaigian, si va ritagliando una posizione di vantaggio. Lunedì il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha incontrato Aliyev nell’enclave azera del Nakhichevan, in territorio armeno al confine con la Turchia. I due leader non fanno mistero del loro sogno di creare un collegamento terrestre attraverso il territorio armeno, il cosiddetto Corridoio di Zangezur, per unire il Nakhichevan – e quindi la Turchia – all’Azerbaigian, ciò che darebbe ad Ankara una proiezione fin sul Mar Caspio.

Un progetto che toglierebbe all’Armenia il confine con l’Iran, suo storico alleato che guarda con preoccupazione a tale prospettiva. Un editoriale sul quotidiano Jomhoury Eslami (Repubblica islamica), vicino ai vertici del potere iraniano, ha avvertito che se Aliyev intende oltrepassare la “linea rossa”, si “deve aspettare una reazione decisa”.

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